Eventi - 05 agosto 2026, 07:14

Sanremo, ecco i tuoi giovani: la piazza risponde, il percorso del Comune comincia a dare risultati

Da Chiello, LDA e Aka 7even fino a Baby K, Grelmos e Renda: dopo due anni la strategia dell’amministrazione mostra i primi risultati. Pian di Nave conferma che i ragazzi ci sono e partecipano quando trovano proposte capaci di parlare il loro linguaggio. Ora la sfida è dare continuità al percorso e non limitare lo spazio della nuova generazione a pochi appuntamenti estivi

Sanremo, ecco i tuoi giovani: la piazza risponde, il percorso del Comune comincia a dare risultati

Sanremo, ecco i tuoi giovani. Non sono scomparsi, non hanno smesso di amare la musica e neppure di cercare luoghi nei quali incontrarsi. Semplicemente, per molto tempo, la città ha parlato loro troppo poco e con un linguaggio che non sempre erano disposti ad ascoltare. Sabato sera sono tornati a riempire Pian di Nave. Sono arrivati da Sanremo e da tutta la provincia, molti accompagnati dai genitori perché ancora minorenni. Hanno atteso, corso verso il palco per conquistare le prime file, cantato e riconosciuto artisti che a una parte della città possono apparire ancora nuovi, ma che per la Generazione Z possiedono già un’identità precisa.

Baby K, Grelmos e Renda hanno rappresentato il mix capace di intercettare quel pubblico. Il One Night Summer Hits si è confermato un appuntamento attrattivo per la fascia più giovane e, almeno osservando la composizione della piazza, ha probabilmente registrato il picco generazionale della stagione. Ma raccontare tutto come il successo isolato di una singola serata sarebbe riduttivo. Pian di Nave ha mostrato il risultato più evidente di un percorso avviato da circa due anni dal Comune di Sanremo: costruire, accanto agli appuntamenti istituzionali, alle proposte più consolidate e agli eventi di nicchia, uno spazio riconoscibile anche per la fascia compresa indicativamente tra i 14 e i 30 anni. La piazza di sabato non rappresenta quindi il punto d’arrivo. È una prima risposta.

Non un evento isolato, ma un percorso. I concerti gratuiti non permettono di disporre di statistiche esatte sull’età media del pubblico. Non ci sono biglietti nominativi da analizzare né dati capaci di restituire una fotografia anagrafica precisa. Rimane però l’immagine della piazza: una presenza giovanile evidente, numerosa e trasversale. Il dato visivo assume maggiore significato se inserito nella traiettoria degli ultimi due anni. Il Capodanno 2025, le due edizioni del One Night Summer Hits e la progressiva attenzione verso artisti capaci di dialogare con le nuove generazioni non costituiscono episodi separati. Sono passaggi di una strategia che sta provando ad ampliare l’offerta cittadina senza cancellarne l’identità. Il merito del One Night è quello di avere trasformato questa direzione in un format esplicito, costruito proprio per intercettare il pubblico più giovane. Il merito del percorso comunale è invece più ampio: avere riconosciuto una mancanza e iniziato a colmarla, inserendo questo genere di proposte dentro una programmazione tradizionalmente rivolta a pubblici differenti. Non significa che il lavoro sia concluso, né che due serate estive siano sufficienti a cambiare il rapporto tra Sanremo e i suoi ragazzi. Significa però avere ottenuto una prima conferma: quando la proposta incontra i loro interessi, i giovani rispondono.

Una città anziana che deve costruire il ricambio. Sanremo deve fare i conti da tempo con un’età media elevata. È un tema demografico, ma anche culturale e sociale. Una città che non riesce a coinvolgere le nuove generazioni rischia di perdere progressivamente vitalità, capacità di innovare e persino attrattività. Il ricambio non si costruisce soltanto attraverso i concerti. Passa dal lavoro, dall’università, dalla formazione, dagli spazi di aggregazione, dalla mobilità, dalla possibilità di abitare una città che spesso presenta costi difficili da sostenere per chi è all’inizio del proprio percorso. Pensare che la sola programmazione musicale possa risolvere una questione così profonda sarebbe illusorio. Gli eventi, tuttavia, possono modificare il modo nel quale i ragazzi percepiscono e vivono la città. Possono restituire loro una piazza, creare occasioni d’incontro e far sentire una generazione parte della comunità. È un primo livello, non sufficiente ma necessario. Sanremo è conosciuta in tutto il Paese come Città della Musica. Perché questa definizione non rimanga soltanto legata al Festival, deve riuscire a contenere pubblici, generi e linguaggi differenti. Compresi quelli che una parte della popolazione adulta non conosce o fatica immediatamente a comprendere.

I nomi che la città scopre e i giovani conoscono già. Il meccanismo si è visto chiaramente nelle ultime edizioni. Chiello lo scorso anno, poi LDA e Aka 7even, fino a Baby K, Grelmos e Renda. Nomi accolti talvolta con curiosità o scetticismo da una parte della città, ma immediatamente riconosciuti dal pubblico al quale erano rivolti. È questa una delle difficoltà nella costruzione di una programmazione generazionale: comprendere che la notorietà non è più uguale per tutti. Un artista può essere quasi sconosciuto al pubblico adulto e, contemporaneamente, avere un seguito molto forte tra adolescenti e giovani grazie alle piattaforme digitali, ai talent, allo streaming e ai social network. Grelmos, sabato sera, ne è stata probabilmente la dimostrazione più evidente. La risposta ricevuta sotto il palco ha raccontato una familiarità già costruita altrove, attraverso circuiti che non coincidono necessariamente con quelli della televisione generalista o della radio tradizionale. Il compito di una città che vuole parlare a più generazioni non è scegliere quale pubblico abbia gusti migliori. È offrire spazi differenti, mantenendo qualità e sicurezza, affinché ciascuno possa trovare almeno una parte di programmazione nella quale riconoscersi.

Affiancare, non sostituire. La direzione intrapresa non richiede di smantellare gli eventi più tradizionali o di trasformare ogni appuntamento in un concerto rivolto agli adolescenti. Il valore della programmazione risiede proprio nella capacità di tenere insieme proposte diverse. Sanremo deve continuare a ospitare musica classica, cantautorato, teatro, jazz, spettacoli popolari, manifestazioni culturali ed eventi rivolti a pubblici più specifici. Allo stesso tempo, però, non può ignorare la necessità di riservare uno spazio stabile alla nuova scena pop, urban e digitale. Il punto non è sostituire una generazione con un’altra. È evitare che una di queste venga sistematicamente esclusa. La scelta dell’amministrazione di affiancare ai format più rodati appuntamenti costruiti per la fascia 14-30 comincia a produrre risultati visibili. Per consolidarli sarà necessario evitare che la proposta giovanile rimanga confinata a quattro o cinque serate all’anno, quasi fosse una concessione separata dal resto della vita culturale cittadina.

Anche la Sinfonica prova ad ampliare il proprio pubblico. Il tentativo di dialogare con nuovi spettatori non riguarda soltanto gli appuntamenti nati espressamente per i giovani. Anche l’Orchestra Sinfonica di Sanremo sta lavorando per ampliare il proprio pubblico, pur mantenendo identità, qualità e funzione culturale. La sfida, in questo caso, è differente. Il One Night nasce già con un linguaggio generazionale definito; la Sinfonica deve invece costruire ponti tra il proprio patrimonio e artisti, repertori o modalità capaci di avvicinare chi non è abituato a frequentare un concerto orchestrale. È un lavoro più delicato, perché richiede di cambiare senza snaturarsi. Gli incontri tra orchestra e musica contemporanea, la scelta di collaborare con artisti appartenenti a mondi diversi e l’utilizzo di location suggestive possono contribuire a ridurre quella distanza che spesso non nasce da un rifiuto della musica, ma dalla percezione che certi luoghi non siano destinati ai più giovani. Anche questo rientra nel percorso complessivo: non creare compartimenti stagni, ma permettere ai pubblici di contaminarsi e, possibilmente, di scoprirsi.

Il rischio di procedere troppo lentamente. Il percorso è iniziato e i segnali sono incoraggianti, ma Sanremo continua a cambiare linguaggio a una velocità ancora troppo bassa. Lo si vede nell’offerta di eventi, ma anche nella scarsità di spazi permanenti dedicati all’aggregazione giovanile. Una piazza piena per una sera dimostra l’esistenza della domanda. Non garantisce però che quella domanda venga soddisfatta durante il resto dell’anno. La vera sfida sarà costruire continuità: più appuntamenti, distribuiti nelle stagioni e non concentrati esclusivamente in estate, capaci di coinvolgere linguaggi differenti e magari di valorizzare anche artisti del territorio. Riportare i giovani nelle piazze non è mai scontato. Richiede idee, conoscenza dei consumi culturali, capacità di accettare generi nuovi e soprattutto pazienza. I risultati non arrivano attraverso un singolo cartellone e non possono essere valutati soltanto sulla base di una serata riuscita. Lo avevamo già raccontato lo scorso anno: il cammino è lungo e Sanremo non è l’unica città a dover affrontare questa difficoltà. In tutta Italia le amministrazioni cercano strumenti per riconquistare generazioni che spesso vivono gli spazi pubblici meno dei loro genitori e costruiscono parte delle proprie relazioni in ambienti digitali.

Quando domanda e offerta si incontrano. Sabato sera ha offerto però una risposta difficile da ignorare. I giovani ci sono. Seguono la musica, si spostano dalla provincia, convincono i genitori ad accompagnarli e arrivano in anticipo per occupare un posto sotto il palco. Non chiedono necessariamente che l’intera città venga modellata attorno ai loro gusti. Chiedono che anche quei gusti trovino legittimità e spazio. Quando domanda e offerta si incontrano, la piazza si riempie. È accaduto con Chiello, con LDA e Aka 7even e si è ripetuto con Baby K, Grelmos e Renda. Il One Night Summer Hits ha dato una forma riconoscibile a questa esigenza, ma il risultato appartiene a un cammino più largo, voluto e sostenuto dal Comune dentro una programmazione che sta lentamente provando a cambiare prospettiva. Ora servirà continuità. Non soltanto replicare un format che funziona, ma utilizzare quella risposta per stimolare altri organizzatori, istituzioni e soggetti culturali ad allargare il proprio pubblico. Alcuni eventi nasceranno direttamente per i giovani; altri dovranno imparare a coinvolgerli senza perdere la propria natura.

È questo il passaggio decisivo. Sanremo non deve semplicemente portare i ragazzi a un concerto, ma farli sentire parte della città prima, durante e dopo quella serata. Sabato Pian di Nave ha mostrato una generazione che esiste, partecipa e vuole il proprio posto. Sanremo ha cominciato a riconoscerla. Adesso deve avere la costanza di continuare ad ascoltarla.

Andrea Musacchio

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