Il carcere di Sanremo torna al centro dell'attenzione per il rischio di un nuovo aggravamento del sovraffollamento. A lanciare l'allarme sono Luca Ghiglione, Garante comunale delle persone private della libertà personale, e Doriano Saracino, Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive, che hanno visitato l'istituto penitenziario matuziano. La struttura, penalizzata da sempre anche dalla sua posizione, potrebbe trovarsi a fronteggiare una situazione particolarmente critica qualora dovessero arrivare nuovi ingressi. In alcune celle, infatti, si rischierebbe di dover introdurre una settima branda, con conseguenze pesanti sugli spazi a disposizione delle persone detenute.
"In molte delle celle che abbiamo visitato lo spazio calpestabile a disposizione delle persone detenute è di poco superiore ai 18 metri quadrati, e quasi ovunque queste celle sono occupate da sei persone: sono 3 metri quadrati a testa, il minimo indispensabile secondo la Corte europea dei diritti dell'uomo ma anche per la nostra Cassazione", spiega Saracino. Una situazione già al limite, che potrebbe diventare ancora più difficile con un ulteriore ingresso. "Introdurre una settima presenza farebbe scendere questo spazio a 2,60 metri a persona, una condizione che la giurisprudenza indica come degradante", sottolinea il garante regionale.
La convivenza in spazi così ridotti rappresenta un problema soprattutto nei periodi dell'anno in cui diminuiscono le occasioni di uscita dalla cella e le attività interne. L'estate, in particolare, rischia di rendere ancora più pesante la situazione, anche perché diverse attività, tra cui la scuola, vengono sospese. Il risultato è che le persone detenute finiscono per trascorrere gran parte della giornata all'interno di ambienti già molto angusti. A questo si aggiunge una questione legata direttamente alla sicurezza. Con sette persone in una cella, infatti, sarebbe necessario ricorrere a un letto a castello con tre brande sovrapposte.
"Avere sette persone per cella comporterebbe un letto a castello con tre brande, dove l'occupante più in alto si troverebbe a dormire a pochi centimetri dal soffitto, con rischi anche per la sicurezza personale perché una eventuale caduta potrebbe avere gravi conseguenze", evidenziano Ghiglione e Saracino. I due garanti riconoscono comunque gli sforzi compiuti dall'amministrazione penitenziaria per migliorare le condizioni detentive all'interno del carcere di Sanremo e auspicano che possano essere avviate presto nuove attività lavorative e percorsi di formazione professionale. Interventi che, secondo i garanti, avrebbero un ruolo importante nel rendere più sostenibile la permanenza all'interno dell'istituto e nel favorire concrete opportunità di reinserimento.
Ma il tema più immediato resta quello della gestione degli ingressi. Ghiglione e Saracino chiedono infatti che il Provveditorato non invii a Sanremo detenuti provenienti da altri istituti, ricordando che il carcere matuziano svolge anche le funzioni di casa circondariale e deve quindi necessariamente accogliere le persone arrestate nell'estremo Ponente. "Nel corso dei colloqui che facciamo – continuano Ghiglione e Saracino –, troviamo persone trasferite a Sanremo non solo dalla Liguria, ma anche dal Piemonte o da altre regioni come Lombardia e Puglia". Una situazione che, secondo i garanti, appare ancora più difficile da comprendere considerando le richieste di trasferimento di chi vorrebbe invece avvicinarsi ai propri familiari.
"Ma a quelli che chiedono di andare in quel carcere per essere più vicini alla famiglia viene detto di no: è paradossale, l'Amministrazione penitenziaria incentivi gli scambi tra istituti qualora non vi siano ostacoli per motivi di sicurezza", proseguono. Per i garanti, dunque, Sanremo non dovrebbe diventare una destinazione punitiva, soprattutto considerando le difficoltà logistiche legate alla sua posizione geografica. Per evitare che il trasferimento nell'istituto matuziano venga vissuto in questo modo, servono interventi su più fronti: dal potenziamento dei trasporti alla riduzione del sovraffollamento, passando per maggiori opportunità di lavoro e formazione.
Tra le richieste figurano anche un maggiore coinvolgimento del volontariato e del terzo settore, degli enti locali e il rafforzamento degli organici del personale penitenziario. Un insieme di interventi che, secondo Ghiglione e Saracino, potrebbe migliorare non soltanto la quotidianità delle persone detenute, ma anche quella degli operatori che lavorano all'interno della struttura. Il carcere di Sanremo si trova quindi davanti a una situazione che richiede attenzione prima che l'eventuale arrivo di nuovi detenuti renda ancora più difficile la gestione degli spazi. L'obiettivo indicato dai garanti è quello di evitare di arrivare alla soglia della settima branda nelle celle, intervenendo per tempo sulle condizioni strutturali e organizzative dell'istituto.





