C’è un dato che, per chi vive il cinema ogni giorno, vale più di qualsiasi classifica al botteghino. Il 2026 è il primo anno in cui il mercato cinematografico italiano è riuscito a superare il 2019, l’ultima stagione prima della pandemia. Una soglia simbolica, ma anche concreta, che certifica la fine di un lungo percorso di ricostruzione iniziato dopo il Covid.
A confermarlo è Walter Vacchino, patron del Teatro Ariston di Sanremo, che guarda ai numeri nazionali ma anche a quelli registrati nella sua sala, dove soltanto ieri sera circa duemila persone hanno assistito alle prime proiezioni di “Spider-Man: Brand New Day”, trasformando ancora una volta il cinema in un luogo vivo e partecipato.
"Il 2026 supera finalmente il 2019, che era il nostro anno di riferimento prima della pandemia", spiega Vacchino. "Dopo il Covid non eravamo più riusciti a tornare su quei livelli. Il mercato europeo aveva recuperato molto più rapidamente rispetto a quello italiano, mentre noi abbiamo impiegato più tempo. Oggi, però, possiamo dire di avercela fatta".
Secondo Vacchino, la svolta ha un nome preciso: "La chiave di volta si chiama Checco Zalone", osserva. "È curioso che, in qualche modo, Checco Zalone e Spider-Man siano quasi gemelli: entrambi hanno portato circa duemila presenze all’Ariston. La differenza è che il film di Zalone aveva a disposizione più spettacoli durante la giornata, mentre Spider-Man soltanto due. È un risultato che racconta quanto il pubblico abbia ritrovato la voglia di vivere il cinema".
Ma per il patron dell’Ariston il dato più importante non è quello del botteghino. È ciò che accade fuori dalla sala, quando le luci si riaccendono. "Il fiume di persone uscito ieri sera dal cinema è stato soprattutto un fiume di gioia. C’erano tantissimi ragazzi che commentavano il film ad alta voce, si confrontavano sulle scene, condividevano emozioni. Significa che il cinema aveva colpito nel segno".
Ed è proprio questa, secondo Vacchino, la funzione più autentica della sala cinematografica, in un’epoca in cui gran parte dei contenuti viene consumata individualmente davanti a uno schermo domestico. "Lo spettacolo è un momento di incontro. Il cinema riesce ancora a far incontrare persone che magari non si conoscono, ma che all’uscita iniziano a parlare, a scambiarsi impressioni, a confrontarsi su ciò che hanno appena vissuto. È questo il valore più grande che una sala può offrire: creare relazioni attraverso le emozioni".
Un’immagine che vale quasi quanto il record di presenze. Perché se i numeri certificano la ripresa del settore, sono quelle conversazioni spontanee all’uscita dal cinema a raccontare che il pubblico non è semplicemente tornato in sala: è tornato a vivere il cinema come un’esperienza collettiva. Ed è forse questa la notizia più importante del 2026.





