Dal 12 agosto 2026 diventeranno applicabili le prime disposizioni del nuovo Regolamento UE 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio, conosciuto come PPWR – Packaging and Packaging Waste Regulation.
La nuova disciplina europea interessa tutti gli imballaggi immessi sul mercato dell’Unione, indipendentemente dal materiale utilizzato, dal settore produttivo e dal contesto nel quale vengono impiegati. Si tratta di un cambiamento destinato a coinvolgere progressivamente anche numerose imprese artigiane, commerciali, agroalimentari, turistiche e della ristorazione della provincia di Imperia.
Il Regolamento sostituisce la precedente direttiva europea e introduce norme direttamente applicabili in tutti gli Stati membri, con l’obiettivo di ridurre l’impatto ambientale degli imballaggi, favorire il riutilizzo e il riciclo, limitare le sostanze pericolose e armonizzare gli obblighi posti a carico degli operatori economici.
«La sostenibilità ambientale rappresenta una priorità che CNA condivide pienamente, ma la transizione deve essere costruita tenendo conto della struttura reale del nostro sistema produttivo, composto in larghissima parte da micro e piccole imprese», dichiara Luciano Vazzano, Segretario di CNA Imperia. «Servono indicazioni chiare, tempi realistici e adempimenti proporzionati. Non possiamo permettere che una normativa nata per migliorare la qualità ambientale si trasformi, per le aziende più piccole, in un insieme di obblighi difficili da comprendere e ancora più difficili da applicare».
CNA Imperia precisa innanzitutto che il nuovo Regolamento prevede un’applicazione progressiva, con scadenze differenziate fino al 2030.
Dal 12 agosto 2026 entreranno in vigore alcune disposizioni immediate, mentre altri obblighi, come quelli relativi alla nuova etichettatura europea armonizzata, al contenuto minimo di materiale riciclato, alla riciclabilità e agli obiettivi di riutilizzo, diventeranno operativi successivamente.
Per molte di queste misure la Commissione europea dovrà ancora adottare atti delegati e atti di esecuzione destinati a definire metodologie, specifiche tecniche, esenzioni e periodi transitori.
«È importante evitare allarmismi, ma è altrettanto importante non sottovalutare le prime scadenze», sottolinea Vazzano. «Le imprese devono iniziare subito a conoscere e classificare gli imballaggi utilizzati, individuare il proprio ruolo nella filiera e raccogliere dai fornitori le informazioni tecniche necessarie. CNA Imperia seguirà l’evoluzione della normativa e accompagnerà le aziende in questo percorso».
Tra le novità più rilevanti figura la dichiarazione di conformità UE dell’imballaggio, che dovrà rispettare i contenuti stabiliti dall’Allegato VIII del Regolamento europeo.
La dichiarazione dovrà essere predisposta dal soggetto individuato come “fabbricante” ai sensi della normativa. La definizione non coincide necessariamente soltanto con chi produce fisicamente l’imballaggio, ma può comprendere anche chi immette sul mercato un imballaggio finito o un prodotto imballato con il proprio nome o marchio commerciale, ferme restando le specifiche disposizioni previste per le microimprese.
La dichiarazione non potrà essere generica, ma dovrà riferirsi a uno specifico imballaggio, chiaramente identificato e tracciabile attraverso codici, descrizioni, lotti o altri sistemi adottati dall’impresa.
La valutazione dovrà riguardare l’intera unità di imballaggio e tutti i suoi componenti. Nel caso di una bottiglia, ad esempio, dovranno essere considerati complessivamente anche il tappo, l’etichetta e gli eventuali ulteriori elementi.
Non è previsto un modello grafico obbligatorio: la dichiarazione potrà essere predisposta utilizzando il formato ritenuto più adeguato dall’impresa, purché contenga tutte le informazioni richieste dalla normativa.
La dichiarazione di conformità dovrà essere sostenuta da un’adeguata documentazione tecnica, contenente le evidenze necessarie a dimostrare il rispetto dei requisiti europei.
La documentazione potrà comprendere:
- descrizione e caratteristiche dell’imballaggio;
- materiali impiegati e processi produttivi;
- schede tecniche e dichiarazioni ricevute dai fornitori;
- analisi di laboratorio;
- verifiche, calcoli e valutazioni progettuali;
- informazioni sulla presenza di determinate sostanze;
- elementi utili a dimostrare la tracciabilità e la conformità dell’imballaggio.
Questa documentazione non dovrà essere inviata preventivamente alle autorità, ma dovrà essere conservata dall’impresa ed esibita in caso di controllo.
Il periodo di conservazione sarà di cinque anni per gli imballaggi monouso e di dieci anni per gli imballaggi riutilizzabili, a partire dalla data della loro immissione sul mercato.
La certificazione da parte di un organismo terzo non è obbligatoria. Il fabbricante potrà avvalersi di laboratori, consulenti ed esperti esterni per predisporre la documentazione, ma resterà responsabile della dichiarazione e della conformità dell’imballaggio.
«La conformità non può essere ridotta alla semplice compilazione di un modulo», osserva il Segretario di CNA Imperia. «Occorre costruire una vera collaborazione lungo la filiera. I fornitori devono mettere a disposizione dati e informazioni attendibili, perché senza una documentazione tecnica adeguata il fabbricante non può attestare correttamente la conformità dell’imballaggio».
Dal 12 agosto 2026 gli imballaggi destinati al contatto con prodotti alimentari non potranno essere immessi sul mercato se contengono PFAS, sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, in concentrazioni pari o superiori ai limiti stabiliti dal Regolamento.
Il rispetto dei limiti dovrà essere dimostrato attraverso dati analitici, informazioni fornite dalla catena di approvvigionamento o altre evidenze tecniche adeguate.
Per gli imballaggi alimentari contenenti PFAS non è previsto un periodo generale per l’esaurimento delle scorte. Il criterio decisivo sarà il momento dell’immissione sul mercato: gli imballaggi immessi prima del 12 agosto potranno continuare a circolare, mentre quelli immessi successivamente dovranno rispettare i nuovi limiti, anche se prodotti o acquistati in precedenza.
Le imprese agroalimentari, della ristorazione e della somministrazione dovranno pertanto prestare particolare attenzione agli imballaggi e ai materiali utilizzati per confezionare o contenere gli alimenti.
Per tutti gli imballaggi dovrà essere attestato anche il rispetto dei limiti relativi alla presenza complessiva di piombo, cadmio, mercurio e cromo esavalente.
Nel caso degli imballaggi presentati come riutilizzabili, tale caratteristica dovrà essere dichiarata e sostenuta da elementi tecnici relativi, ad esempio, alla robustezza, allo spessore, alla resistenza e alla possibilità di essere impiegati più volte.
In questa prima fase non è ancora previsto un numero minimo obbligatorio di cicli di riutilizzo, ma l’impresa dovrà comunque essere in grado di dimostrare che l’imballaggio è stato progettato e realizzato per tale funzione.
Dal 12 agosto 2026 anche cialde, capsule e bustine destinate a tè, caffè e altre bevande, pur essendo utilizzate e smaltite insieme al prodotto, rientreranno nella definizione europea di imballaggio.
Questi prodotti saranno pertanto assoggettati anche al relativo contributo ambientale CONAI. La novità riguarda in particolare produttori, importatori e operatori della filiera alimentare, che dovranno verificare la propria posizione e gli eventuali adempimenti conseguenti.
CNA Imperia chiarisce inoltre che dal 12 agosto 2026 non entrerà automaticamente in vigore la nuova etichettatura europea armonizzata.
La Commissione europea deve ancora completare gli atti di esecuzione che definiranno le nuove etichette per gli imballaggi e per i contenitori destinati alla raccolta dei rifiuti.
Il nuovo obbligo europeo dovrebbe trovare applicazione dal 12 agosto 2028, oppure ventiquattro mesi dopo l’entrata in vigore dei relativi atti, con un periodo transitorio per consentire alle imprese di adeguarsi.
Nel frattempo, in Italia continuerà a valere l’attuale normativa sull’etichettatura ambientale degli imballaggi, prevista dal decreto legislativo 116/2020 e in vigore dal 1° gennaio 2023.
Accanto alle prime scadenze del Regolamento europeo, CNA Imperia richiama anche la posizione espressa congiuntamente da CNA e le altre associazioni dell’artigianato nel corso dell’audizione la Commissione Ambiente della Camera sulle proposte di legge per l’istituzione di un sistema nazionale di deposito cauzionale e restituzione dei contenitori per bevande.
Le Confederazioni artigiane condividono gli obiettivi ambientali del sistema, che potrebbe contribuire a ridurre la dispersione dei rifiuti, migliorare il decoro urbano e favorire il recupero di materie prime seconde di qualità.
La sua introduzione, tuttavia, non dovrà determinare nuovi costi, obblighi sproporzionati e ulteriori aggravi burocratici per le micro e piccole imprese.
Commercio di prossimità, pubblici esercizi, ristoranti, bar, strutture ricettive e imprese agroalimentari potrebbero essere direttamente coinvolti nelle attività di raccolta, restituzione e custodia dei contenitori. Si tratta di operazioni che richiedono spazi, personale, organizzazione e investimenti.
CNA chiede quindi che i relativi costi siano integralmente coperti dal sistema e che gli obblighi vengano graduati in base:
- alle dimensioni dell’impresa;
- agli spazi effettivamente disponibili;
- alla capacità logistica dell’attività;
- alle caratteristiche del territorio;
- alla stagionalità dei flussi;
- alla collocazione in centri storici, piccoli borghi, aree montane o località turistiche.
«Per una provincia come quella di Imperia queste condizioni sono fondamentali», evidenzia Vazzano. «Abbiamo centri storici con spazi ridotti, borghi dell’entroterra, località costiere interessate da fortissimi flussi stagionali e moltissime attività di prossimità che non dispongono di superfici o magazzini adeguati. Non si può immaginare un sistema uguale per tutti senza considerare queste differenze».
Le Confederazioni hanno espresso una valutazione positiva sulla possibile soglia di 200 metri quadrati, al di sotto della quale l’adesione dei punti vendita al sistema di restituzione resterebbe volontaria.
Nei territori dove non siano presenti strutture sopra tale limite potranno essere previsti punti di raccolta collettivi, sistemi itineranti o soluzioni coordinate con gli enti locali.
Il nuovo deposito cauzionale dovrà inoltre integrarsi con la raccolta differenziata già esistente, evitando duplicazioni, sovrapposizioni e aumenti indiretti dei costi a carico delle imprese e dei cittadini.
CNA chiede infine il coinvolgimento stabile delle organizzazioni rappresentative delle micro e piccole imprese nella governance, nella progettazione e nel monitoraggio del futuro sistema.
CNA Imperia invita le imprese a non attendere l’ultimo momento e a procedere con alcune verifiche essenziali:
- censire gli imballaggi utilizzati o immessi sul mercato;
- individuare il ruolo ricoperto dall’impresa nella filiera;
- verificare chi debba redigere la dichiarazione di conformità;
- identificare gli imballaggi destinati al contatto con alimenti;
- richiedere ai fornitori schede tecniche, attestazioni e documentazione;
- verificare la possibile presenza di PFAS e il rispetto dei limiti sui metalli pesanti;
- predisporre sistemi coerenti di identificazione e tracciabilità;
- organizzare la conservazione della documentazione;
- verificare i nuovi obblighi CONAI relativi a cialde, capsule e bustine;
- programmare per tempo i successivi adeguamenti europei.
«La sfida ambientale deve tradursi in innovazione e competitività, non nell’ennesimo costo occulto a carico delle imprese», conclude Luciano Vazzano. «Con regole proporzionate, compensazioni adeguate e procedure semplici, anche il sistema di deposito cauzionale potrà rappresentare un’opportunità. In caso contrario rischierà di trasformarsi in un ulteriore peso per chi già opera tra difficoltà organizzative, carenza di spazi, aumento dei costi e continui adempimenti».
CNA Imperia continuerà a seguire l’evoluzione della normativa, raccogliere le esigenze delle aziende, fornire aggiornamenti e organizzare le necessarie attività informative e di supporto. Essere associati a CNA significa poter contare su un’organizzazione che non si limita a comunicare una scadenza, ma interpreta le norme, ne anticipa le conseguenze e rappresenta concretamente le esigenze delle imprese presso le istituzioni.
Una CNA puntuale nell’informazione, concreta nell’assistenza e determinata nella tutela delle micro e piccole imprese e del sistema economico del territorio.





