Ultim'ora - 22 luglio 2026, 11:31

Adinolfi: "Condanna per mie parole su islamisimo segna precedente pericoloso"

Adinolfi: "Condanna per mie parole su islamisimo segna precedente pericoloso"

(Adnkronos) - “La condanna in primo grado del tribunale civile di Torino pronunciata a mio carico per aver affermato che ‘l’islamismo è il male del mondo’ conferma il quadro della persecuzione politico-giudiziaria ma anche religiosa che sto vivendo e, insieme, segna un pericoloso precedente". Lo afferma oggi, mercoledì 22 luglio, Mario Adinolfi in un colloquio con i legali Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo. Il tribunale di Torino ha, infatti, condannato in sede civile il giornalista che dovrà versare 20mila euro all’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi), che lo aveva citato in giudizio per alcuni post discriminatori nei confronti delle persone musulmane e della comunità musulmana, pubblicati sul suo profilo Facebook il 19 e il 26 gennaio 2026.  

"Ho denunciato il pericolo islamista e dell’odio anticristiano per 10 anni con libri presentati in centinaia di eventi in tutta Italia, da O capiamo o moriamo del 2016 fino a Wokismo e Islamismo del 2025. Improvvisamente poi - aggiunge Adinolfi - nel marzo 2026 ho superato il 5% dei voti come candidato del Popolo della Famiglia alle suppletive per la Camera in Veneto e come spesso è accaduto nel nostro Paese si è scatenata contro l’avversario politico diventato pericoloso la tempesta giudiziaria".  

Per il giornalista "una sentenza come quella del tribunale civile di Torino, emessa in passato solo contro Vittorio Feltri ma non con questa durezza, è un terribile precedente perché se sono condannabili le mie frasi contro l’islamismo e la delinquenza pericolosa di molti immigrati, allora vuol dire che la magistratura può perseguitare un’opinione perché sgradita, uno scrittore perché non accomodante, un politico perché in nome di quell’opinione comincia a prendere troppi voti. Se in Italia settori della magistratura cominciano a mettere nel mirino i personaggi a loro sgraditi, addirittura solo per l’espressione di libere opinioni, allora siamo alla psicopolizia orwelliana e alla fine della democrazia".  

"Se dovessi finire in carcere rischierei la vita, visto che la magistratura italiana mi isola e mi addita come indegno e condannabile, in un contesto penitenziario dove la presenza di migliaia e migliaia di criminali violenti islamici conferma le verità delle mie parole, che hanno la sola colpa di essere chiare e dirette, prive dello scudo del politicamente corretto. L’intero affaire Adinolfi, da settimane in ceppi dopo che ero stato l’unico a denunciare con inchieste filmate la mafia islamista del Bangladesh che ha originato la strage di Roma con una bimba uccisa a colpi di machete insieme ai suoi genitori (strage su cui una volta arrestato Adinolfi, che denunciava anche le false piste indicate dagli inquirenti, nessuno ha più osato scrivere una riga con l’assassino ormai fuggito per sempre), racconta un’Italia in cui le libertà democratiche sono a rischio. Nel merito appellerò la sentenza di Torino e lunedì chiederò alla procura di Roma che continua a tenere liberi i massoni alla Lavitola di restituire anche al cattolico Adinolfi la libertà. Voglio continuare nonostante tutto ad avere fiducia nella giustizia e sarò presente personalmente all’udienza di lunedì 27 alle ore 10 al tribunale del Riesame per reclamare il mio diritto ad una legge uguale per tutti, per un cattolico militante come per un massone presunto mandante di strage e per un immigrato che rapina, lasciato libero il giorno dopo di sfregiare una ragazza”, conclude Adinolfi. 

 

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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