Ci sono artisti che interpretano il pop. E poi ci sono artisti che il pop lo hanno scritto. Ryan Tedder appartiene alla seconda categoria. Per questo il debutto italiano del "From Europe, With Love Tour" degli OneRepublic, andato in scena ad Asti davanti a circa cinquemila spettatori, è stato molto più di una tappa di un tour internazionale: è stato il ritratto dal vivo di uno degli autori e produttori che, negli ultimi vent'anni, hanno contribuito a definire il suono del pop mondiale.
Per molti il nome OneRepublic coincide con Counting Stars, Apologize, Secrets o, più recentemente, I Ain't Worried. In realtà la storia della band racconta molto di più. Racconta un gruppo che, quando Spotify non esisteva e i social erano ancora agli albori, intuì prima di altri il potenziale della rete. Dopo essere stati scaricati dalla loro etichetta, gli OneRepublic continuarono a pubblicare la propria musica su MySpace, diventando uno dei primi grandi fenomeni musicali della piattaforma. Fu proprio quel successo ad attirare l'attenzione di Timbaland, che trasformò Apologize in un successo mondiale. Una storia che oggi sembra normale, ma che nel 2006 rappresentava una piccola rivoluzione.
Quasi vent'anni dopo, quella capacità di guardare avanti è ancora il tratto distintivo della band. Per quasi due ore e attraverso 26 brani, gli OneRepublic alternano i grandi classici alle produzioni più recenti, dimostrando di non vivere di nostalgia ma di continuare a evolversi.
Il filo conduttore della serata è Ryan Tedder. Riduttivo definirlo semplicemente il cantante del gruppo. È frontman, autore, produttore, musicista. Sul palco si muove con naturalezza, balla, salta, dialoga continuamente con il pubblico e trasforma ogni pausa tra un brano e l'altro in un momento di relazione, dimostrando una naturale capacità di entrare in sintonia con il pubblico. Parlando dell'Italia racconta quanto ami tornarci, non solo per i concerti ma anche per le vacanze, definendola uno dei luoghi migliori dove stare grazie alla musica e al buon cibo. «Music and food... what else?», scherza dal palco, prima di aggiungere, con la consueta ironia, che un test del DNA dovrebbe rivelargli «qualche percentuale di sangue italiano», perché un legame così con il nostro Paese deve pur avere una spiegazione. Poi ringrazia l'opening act Conor Burns, promette di tornare presto e, in più occasioni, inserisce persino il nome di Asti all'interno dei testi.
È questa la qualità che distingue i grandi frontman. Non hanno bisogno di attirare continuamente l'attenzione. La ricevono in modo naturale.
Anche i piccoli dettagli raccontano molto del suo modo di vivere il palco. Più volte lancia bacchette da batteria verso gli spettatori, nel finale tira fuori da un borsone appoggiato fin dall'inizio accanto al microfono tre palloni e li calcia con sorprendente potenza fino a raggiungere il fondo della piazza. Più tardi impugna una Insta360, riprende il pubblico, la band e sé stesso, mentre le immagini scorrono in tempo reale sui maxischermi. Gesti semplici, ma capaci di rafforzare quella sensazione di partecipazione che accompagna l'intero concerto.
Uno dei momenti più significativi arriva con Halo. Molti potrebbero pensare a una semplice cover di Beyoncé. In realtà Tedder sta riportando sul palco una canzone che porta la sua firma. Accompagnato dalla band, con gli archi a dare profondità all'arrangiamento, guida il pubblico in un dialogo costruito sul celebre ritornello. Lui lancia e il pubblico risponde, fino al vocalizzo finale accolto da una lunga ovazione. È uno di quei passaggi che ricordano come, oltre a essere il volto degli OneRepublic, Tedder sia anche uno dei songwriter più influenti della sua generazione.
Se Halo racconta l'autore, Apologize racconta il musicista. Seduto al pianoforte, lascia che sia soprattutto la canzone a parlare. Il pubblico accompagna il ritornello con un coro compatto, batte le mani a tempo e trasforma uno dei brani simbolo della band in uno dei momenti più intensi della serata. Non è un karaoke collettivo, ma un dialogo tra palco e piazza, costruito su una canzone che continua a emozionare a quasi vent'anni dalla sua uscita.
Colpisce anche il pubblico. Eterogeneo, composto soprattutto da quella generazione cresciuta con gli OneRepublic ma capace di riunire età diverse. Si canta, si balla e si battono le mani praticamente per tutta la durata del concerto, dai grandi classici fino ai brani più recenti. È il segno di un repertorio che ha saputo attraversare il tempo, parlando a pubblici differenti senza perdere forza.
Sul palco Tedder indossa una t-shirt dei Metallica, quella dello storico album "...And Justice for All". Un dettaglio apparentemente marginale, che racconta però le radici di un musicista capace di attraversare linguaggi diversi senza rinunciare alla propria identità.
Alla fine resta soprattutto una certezza. Il segreto degli OneRepublic: non inseguire il tempo, ma attraversarlo. Cambiano le piattaforme, cambiano le mode, cambiano le generazioni. Dall'epoca di MySpace a quella dello streaming, Ryan Tedder continua a fare ciò che ha sempre fatto: scrivere canzoni capaci di restare. E, finché quelle canzoni riusciranno a trasformare migliaia di persone in un unico coro, ci sarà sempre un motivo per tornare ad ascoltarle dal vivo.



















