Nuova aggressione ai danni della Polizia Penitenziaria nel carcere di Imperia. Nella mattinata di oggi un agente è rimasto ferito durante le operazioni di trasferimento di un detenuto italiano di circa quarant'anni, che ha dato in escandescenze opponendo una violenta resistenza al personale in servizio. Il poliziotto è stato morso a un avambraccio e ha riportato lesioni giudicate guaribili in sette giorni. A denunciare l'accaduto è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che parla dell'ennesimo episodio di violenza all'interno dell'istituto imperiese e torna a puntare l'attenzione sulle difficili condizioni di lavoro degli agenti.
Secondo quanto ricostruito dal sindacato, il detenuto aveva inizialmente rifiutato il trasferimento, barricandosi nel bagno della propria cella. Solo grazie al sangue freddo, alla professionalità e alla capacità di mediazione del personale della Polizia Penitenziaria è stato possibile convincerlo a uscire, evitando che la situazione degenerasse. La tensione, tuttavia, non si è esaurita in quel momento. Una volta accompagnato fuori dalla cella per essere trasferito, l'uomo avrebbe infatti ripreso un atteggiamento violento, opponendo una forte resistenza agli agenti e arrivando a mordere uno degli operatori intervenuti.
Per Giuseppe Giangrande, dirigente locale del SAPPE, il comportamento del personale ha evitato conseguenze ben più gravi. "Rivolgo il mio sincero plauso ai colleghi intervenuti, che hanno gestito una situazione estremamente delicata con professionalità e senso dello Stato, nonostante un organico già fortemente ridotto dal piano ferie estivo. Ancora una volta la Polizia Penitenziaria ha evitato conseguenze ben più gravi, ma non è accettabile che i nostri agenti continuino a essere lasciati soli ad affrontare detenuti sempre più violenti e problematici". Sempre secondo il sindacato, il detenuto manifestava da alcuni giorni il proprio malcontento per la somministrazione di farmaci equivalenti, pretendendo invece medicinali di marca.
Sull'episodio interviene anche il segretario nazionale del SAPPE, Vicenzo Tristaino, che definisce l'aggressione l'ennesima conferma delle criticità che interessano il sistema penitenziario ligure. "Questa aggressione non è un episodio isolato. È l'ennesima conferma di un sistema penitenziario che in Liguria vive una condizione di cronica emergenza. Gli istituti lavorano con personale insufficiente, turni massacranti e continue criticità operative. Eppure, dal Provveditorato regionale del Piemonte – che dopo la soppressione del Provveditorato ligure esercita la competenza anche sulla nostra regione – continuano ad arrivare silenzi, ritardi e una preoccupante assenza di interventi concreti. È una gestione distante dai territori e incapace di coglierne le reali esigenze".
Ancora più duro il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, che rinnova la richiesta di riaprire il Provveditorato regionale della Liguria. "Non possiamo più limitarci a registrare aggressioni come fossero un fatto ordinario. La misura è colma. Ogni giorno chiediamo ai poliziotti penitenziari di garantire ordine e sicurezza in istituti sempre più complessi, con organici insufficienti, carichi di lavoro insostenibili e strumenti inadeguati. È una situazione che ha precise responsabilità amministrative e gestionali". Capece rilancia quindi l'appello rivolto ai parlamentari e ai rappresentanti politici liguri affinché sostengano il ripristino della struttura amministrativa regionale, ricordando che negli ultimi mesi sono stati riaperti i Provveditorati di Perugia e Pescara.
Il sindacato conclude chiedendo un intervento immediato del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria e del Ministero della Giustizia. Per il SAPPE non sono più sufficienti gli attestati di solidarietà dopo ogni episodio di violenza, ma servono rinforzi di personale, maggiori investimenti, strumenti adeguati e tutele concrete per gli agenti. "Basta scaricare il peso delle inefficienze sulle spalle della Polizia Penitenziaria. I nostri agenti non sono carne da macello. Lo Stato ha il dovere di proteggerli prima ancora di chiedere loro ulteriori sacrifici", conclude il sindacato.





