Attualità - 03 luglio 2026, 18:22

Saldi pronti al via anche in provincia di Imperia, ma il nodo calendario continua a dividere il commercio (Foto)

Fontanelli (Federmoda Imperia): «Spostarli senza regole europee rischia di penalizzare i negozi»

Sono pronti a iniziare i saldi estivi, ma insieme alle occasioni per i consumatori si fa vivo anche il dibattito sulla loro collocazione in calendario. Una discussione che negli ultimi anni si è fatta sempre più accesa, soprattutto perché per molti operatori del settore l’avvio degli sconti a inizio luglio finisce per snaturare il senso stesso dei saldi: quello di smaltire le rimanenze di magazzino al termine, e non all’inizio, della stagione di vendita.

Su questo fronte Fismo Confesercenti porta avanti da anni una battaglia per rivedere il sistema. La federazione, che dalla scorsa primavera è guidata a livello nazionale dalla genovese Francesca Recine, ha anche promosso la petizione “Saldi e promozioni: regole chiare per un mercato più equo”, con l’obiettivo di arrivare a una riforma complessiva della normativa. La petizione Fismo chiede il posticipo della data di inizio dei saldi invernali alla fine della prima settimana di febbraio e di quelli estivi alla fine della prima settimana di agosto e la limitazione della durata dei saldi a trenta giorni.

Una posizione che però trova sfumature diverse nei territori. Antonio Fontanelli, vicepresidente provinciale di Federmoda Imperia, invita a valutare con attenzione le conseguenze pratiche di un eventuale slittamento. «Sono quarant’anni che faccio questo lavoro e i saldi a luglio hanno sempre fatto parte della stagione commerciale. Sentire parlare di spostarli a settembre mi lascia perplesso», dice. Fontanelli non esclude una revisione del calendario, ma mette subito un paletto preciso. «Io sarei anche favorevole, ma solo se si parla di una regolamentazione internazionale. Non basta una legge nazionale, perché il mercato non si ferma ai confini italiani».

Un tema che nel Ponente ligure pesa ancora di più. «Noi siamo una provincia transfrontaliera, con un flusso costante di turisti francesi. In Francia i saldi sono iniziati il 24 giugno. E come noi ci sono altre realtà, penso alla Lombardia con la Svizzera. Per questo dico che uno spostamento avrebbe senso solo con un coordinamento europeo». Secondo Fontanelli altro grande nodo è quello delle grandi aziende e delle vendite online. «I grandi marchi partono già prima con promozioni, pre-collezioni e inviti ai clienti. Faccio un esempio: se brand come Ralph Lauren sono già in saldo sui loro siti, come faccio io a iniziare a settembre? È impensabile». Da qui il rischio di creare un vuoto commerciale pericoloso. «Spostare i saldi anche solo di trenta giorni significa perdere trenta giorni di lavoro. E per molti negozi quei trenta giorni sono incassi fondamentali. Se poi si parla di settembre, il blackout diventa di due mesi».

Un problema che, spiega, va oltre la semplice gestione delle scorte. «I saldi servono sì a diminuire il magazzino, ma anche a fare cassa per pagare la nuova stagione. A settembre noi stiamo già pagando la merce invernale. È un passaggio economico fondamentale». Infine, Fontanelli sottolinea come non tutte le attività si muovano nello stesso modo. «Un conto è lavorare con collezioni programmate, un conto è vendere pronto moda. Sono due modi diversi di gestione e non possono essere messi sullo stesso piano: chi vende collezioni si trova anche a lottare coi budget imposti dalle aziende (per scelta ovviamente), chi invece compra pronto moda può permettersi anche una finestra diversa dei saldi».

«Se lo spostamento dei saldi non è coordinato dalle grandi aziende del settore, si rischia di penalizzarsi da soli» conclude.

Elia Folco

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