Attualità - 24 giugno 2026, 07:05

Alla Pigna i Mondiali si giocano ogni giorno: il quartiere dove le bandiere non durano un mese, ma una vita

Tra i vicoli del centro storico di Sanremo le nazionali non dividono, ma raccontano le storie di chi è arrivato da lontano. E mentre il mondo guarda Stati Uniti, Canada e Messico, qui il calcio diventa il linguaggio di una comunità che esiste già

Alla Pigna i Mondiali si giocano ogni giorno: il quartiere dove le bandiere non durano un mese, ma una vita

Ci sono luoghi che, durante un Mondiale di calcio, si riempiono di maxi schermi, bandiere e maglie delle nazionali. E poi c'è la Pigna. Qui non servono allestimenti speciali. Non occorrono eventi o iniziative dedicate. Basta attraversare Porta Santo Stefano e iniziare a salire lungo i carruggi per capire che, in fondo, il Mondiale questo quartiere lo vive ogni giorno dell'anno.

Le bandiere sono già lì. Non appese per l'inizio del torneo, ma perché fanno parte del paesaggio. Sono quelle dei negozi, delle associazioni, delle case, dei locali. Sono i colori di chi è partito da un altro continente e ha trovato tra queste pietre una nuova casa.

Passeggiando tra i vicoli si sentono parlare lingue diverse. Si incrociano bambini che passano con un pallone sotto il braccio, anziani seduti sulle sedie davanti alla porta di casa, turisti che cercano di orientarsi tra le scalinate e famiglie che arrivano da Africa, Asia, Sud America, Europa dell'Est. Una geografia umana che assomiglia incredibilmente a quella di un Mondiale.

Quando iniziano le partite, inevitabilmente, ciascuno guarda verso la propria bandiera. C'è chi tifa Marocco, chi Senegal, chi Brasile, chi Francia, chi Portogallo, chi Argentina, chi Giappone. Ma la cosa più bella è che, terminati i novanta minuti, tutti tornano a condividere gli stessi vicoli.

È forse questo il significato più autentico del calcio. Per qualche settimana gli stadi di Stati Uniti, Canada e Messico diventano il centro del mondo. Alla Pigna, invece, il mondo c'è già. Non sugli spalti, ma tra le finestre aperte, i panni stesi, le botteghe, gli odori delle cucine che cambiano da un portone all'altro.

In un'epoca in cui spesso si parla delle differenze come di un problema, il centro storico di Sanremo continua silenziosamente a ricordare che possono essere anche una ricchezza. Certo, non mancano le difficoltà. La Pigna resta un quartiere complesso, con ferite ancora aperte e tante sfide da affrontare. Ma proprio tra quelle salite strette e quelle piazzette nascoste convivono culture che altrove sembrano lontanissime.

Forse è per questo che il Mondiale, qui, assume un significato diverso. Non è soltanto una competizione tra nazionali. È il momento in cui ogni famiglia ritrova un pezzo delle proprie radici senza dover rinunciare a quelle nuove. È un padre che racconta al figlio il Paese da cui è partito. È una partita guardata insieme, anche tifando squadre opposte. È un pallone che continua a rotolare in un vicolo dove i cognomi sono diversi, le lingue cambiano, ma il gioco resta identico per tutti.

La Pigna, spesso raccontata soltanto per le sue fragilità, custodisce anche questa straordinaria normalità: essere un piccolo pezzo di mondo racchiuso in poche centinaia di metri.

E allora forse il luogo dove i Mondiali si respirano di più non è uno stadio, né un maxi schermo in piazza. Forse è proprio questo dedalo di vicoli che da secoli guarda il mare e che, ancora oggi, continua a ricordarci una cosa semplice: le bandiere possono dividerci per novanta minuti. Le persone, quando condividono gli stessi luoghi, trovano quasi sempre il modo di vivere dalla stessa parte.

Andrea Musacchio

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