Sono cinque ore che raccontano molto più di un semplice colloquio tra un detenuto e i suoi avvocati. Per la prima volta dal suo arresto, Emanuel Iannuzzi ha avuto un lungo confronto con i difensori Cristian Urbini e Maria Gioffrè nel carcere di Ivrea. Un incontro (avvenuto settimana scorsa) destinato a segnare anche la strategia processuale della difesa e dal quale emergono due elementi destinati ad accompagnare i prossimi sviluppi dell'inchiesta: Iannuzzi continua a professarsi innocente e, secondo i suoi legali, appare "fortemente provato" dalle settimane trascorse in carcere.
È questa, oggi, la fotografia dell'uomo accusato, insieme alla compagna Emanuela Aiello, di maltrattamenti aggravati dall'evento morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni trovata senza vita il 9 febbraio scorso. Un'inchiesta che continua a scuotere il Ponente ligure e che, nonostante gli arresti eseguiti nelle scorse settimane, è ancora lontana dal suo approdo definitivo.
L'incontro con gli avvocati rappresenta il primo vero momento di confronto dopo settimane di silenzio processuale. Secondo quanto riferito dai difensori, il quarantaduenne ha affrontato insieme a loro gli elementi principali dell'impianto accusatorio costruito dalla Procura di Imperia, fornendo la propria ricostruzione dei fatti. La linea difensiva, almeno per il momento, non cambia: Iannuzzi continua a respingere ogni responsabilità nella morte della bambina.
Dal punto di vista umano, spiegano, hanno trovato un uomo fortemente provato dalle settimane trascorse nel carcere di Ivrea, dove si trova ristretto in isolamento nell'ambito delle misure previste per procedimenti di particolare delicatezza.
Il colloquio assume un significato ancora maggiore se si considera quanto accaduto lo scorso 3 giugno. Davanti al giudice per le indagini preliminari Massimiliano Botti, infatti, Iannuzzi aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di garanzia, rinviando ogni spiegazione a un successivo confronto con i propri legali. Quel confronto è ora avvenuto e rappresenta il primo tassello della strategia difensiva che accompagnerà il prosieguo del procedimento.
Parallelamente, però, il cuore dell'inchiesta continua a battere sul fronte degli accertamenti scientifici. La Procura di Imperia attende ancora alcuni elementi ritenuti fondamentali per ricostruire con precisione le cause della morte della piccola Beatrice.
Proprio per questo motivo il medico legale Francesco Ventura ha ottenuto una seconda proroga di trenta giorni per il deposito della relazione conclusiva. Una decisione resa necessaria dall'attesa degli esiti delle analisi istologiche e degli accertamenti affidati ai Ris, ancora in corso.
Si tratta di passaggi ritenuti determinanti dagli inquirenti. Come aveva spiegato il procuratore Alberto Lari nel giorno dell'esecuzione delle misure cautelari, l'obiettivo è mettere a confronto quanto emergerà dagli esami scientifici con i risultati dell'autopsia già eseguita sul corpo della bambina, così da ottenere una ricostruzione il più possibile completa e precisa delle lesioni riscontrate e delle circostanze che hanno portato alla morte della piccola.
Soltanto quando tutti questi elementi saranno disponibili sarà possibile depositare la consulenza medico-legale definitiva. Un momento atteso non solo sotto il profilo investigativo, ma anche da quello umano: fino ad allora, infatti, la salma di Beatrice non potrà essere restituita ai familiari e i funerali resteranno sospesi.
L'inchiesta prosegue quindi su due binari paralleli. Da una parte gli investigatori, convinti della solidità dell'impianto accusatorio che ha portato agli arresti di Emanuel Iannuzzi ed Emanuela Aiello; dall'altra la difesa, che continua a sostenere con fermezza l'innocenza del quarantaduenne e si prepara alle prossime fasi del procedimento.
Resta inoltre detenuto nel carcere di Imperia anche Franco Iannuzzi, padre di Emanuel, arrestato nello stesso giorno del figlio nell'ambito di un distinto procedimento. Nei suoi confronti l'accusa riguarda il materiale esplosivo rinvenuto dagli investigatori durante le perquisizioni eseguite nell'abitazione di Vallecrosia. Si tratta di una vicenda giudiziaria autonoma rispetto all'inchiesta sulla morte della piccola Beatrice, ma maturata nel contesto delle attività investigative che avevano portato agli arresti dello scorso giugno.
Le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive. La relazione conclusiva del medico legale, integrata dai risultati degli esami istologici e dalle analisi dei Ris, rappresenterà infatti uno degli elementi centrali dell'intera inchiesta. Un elaborato destinato non solo a chiarire cosa sia accaduto nelle ultime ore di vita della piccola Beatrice, ma anche a orientare il futuro del procedimento giudiziario che continua a tenere con il fiato sospeso un intero territorio.





