Attualità - 19 giugno 2026, 15:27

Caso Nessy Guerra, anche Patto per il Nord Donne Liguria chiede il rientro in Italia: “Le istituzioni si impegnino per riportarle a casa”

Il movimento interviene sulla vicenda della giovane sanremese bloccata in Egitto insieme alla figlia Aisha: “La loro sicurezza resta a rischio. L'arresto dell'ex marito non basta, serve un impegno concreto dello Stato italiano”

Caso Nessy Guerra, anche Patto per il Nord Donne Liguria chiede il rientro in Italia: “Le istituzioni si impegnino per riportarle a casa”

Si allarga il fronte delle prese di posizione istituzionali e politiche sul caso di Nessy Guerra. Dopo gli interventi arrivati nelle ultime settimane da amministrazioni comunali, parlamentari e rappresentanti di diverse forze politiche, anche Patto per il Nord Donne Liguria ha deciso di intervenire pubblicamente sulla vicenda della giovane sanremese e della figlia Aisha, ancora bloccate in Egitto.

In una nota, il movimento spiega di seguire “con attenzione e grande apprensione” l'evolversi della situazione giudiziaria che coinvolge la donna, recentemente condannata in appello a sei mesi di carcere e lavori forzati per un presunto adulterio, reato previsto dall'ordinamento egiziano ma inesistente nel sistema penale italiano.

Nel comunicato viene richiamata anche la questione del divieto di espatrio disposto nei confronti della madre e della bambina, misura che continua a impedire il loro rientro in Italia mentre proseguono i procedimenti giudiziari relativi all'affidamento della piccola Aisha.

Patto per il Nord Donne Liguria ricorda come il caso sia seguito dalla Farnesina attraverso l'Ambasciata d'Italia al Cairo e dalla rete consolare, oltre che dall'avvocata Agata Armanetti, impegnata nella predisposizione del ricorso in Cassazione contro la condanna e nelle iniziative giudiziarie volte a ottenere la revoca del blocco all'espatrio.

Il movimento fa poi riferimento anche agli ultimi sviluppi che hanno riguardato l'ex marito di Nessy Guerra, Tamer Hamouda, arrestato nei giorni scorsi dopo la denuncia presentata dal viceconsole onorario d'Italia a Hurgada, Orazio Gioacchini. Una situazione che, tuttavia, secondo il comunicato, non sarebbe ancora sufficiente a garantire la sicurezza della giovane e della figlia.

“L'ex marito egiziano di Nessy è stato arrestato pochi giorni fa per tentata aggressione e minacce rivolte al Console d'Italia a Hurghada, ma previo pagamento di una cauzione di 5mila sterline egiziane, pari a circa 87 euro, potrebbe essere liberato. Questo metterebbe in serio pericolo la sicurezza di Nessy e della sua bambina, che attualmente vivono in un luogo tenuto riservato insieme ai genitori della giovane”, si legge nella nota.

Da qui l'appello rivolto alle istituzioni italiane. “Come Patto per il Nord Donne Liguria chiediamo alle istituzioni di impegnarsi il più possibile per riportare a Sanremo Nessy e la sua bambina”.

Nel documento trova spazio anche una riflessione più ampia sul tema dei diritti delle donne nei contesti caratterizzati da sistemi giuridici e culturali profondamente diversi da quello italiano. “Non possiamo esimerci dal sottolineare come sia oggettivamente complicato il rapporto con uomini che provengono da Paesi la cui cultura, storia, tradizione e appartenenza religiosa considerano le donne come esseri inferiori e rendono più facile accusare le proprie mogli di adulterio, imponendo loro e ai figli minori una condizione di sottomissione”.

Il movimento conclude esprimendo vicinanza “a tutte le donne che hanno affrontato e continuano ad affrontare queste condizioni di integralismo inaccettabile”, auspicando che “le istituzioni italiane possano far valere quei diritti che in Occidente rappresentano un principio fondamentale di democrazia, libertà e rispetto della dignità della persona”.

La presa di posizione di Patto per il Nord Donne Liguria si aggiunge così alle numerose manifestazioni di sostegno arrivate nelle ultime settimane attorno al caso di Nessy Guerra, mentre sul piano giudiziario restano aperti il ricorso in Cassazione contro la condanna per adulterio, la causa per l'affidamento della piccola Aisha e il procedimento relativo al blocco dell'espatrio. Parallelamente, continua a crescere anche la mobilitazione politica e civile che chiede un intervento delle istituzioni italiane per favorire il rientro in sicurezza della giovane madre e della figlia.

Andrea Musacchio

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