Attualità - 14 giugno 2026, 07:13

Da Sanremo ai fiordi del Nord: la scelta di Micol Martini, ufficiale di macchina che ha fatto del mare la sua vita

Dalla scoperta del mondo nautico tra i banchi di scuola all'esperienza a bordo di AIDAmar: il racconto di una giovane sanremese che ha trasformato una passione in una professione fatta di sacrifici, competenza e libertà

Da Sanremo ai fiordi del Nord: la scelta di Micol Martini, ufficiale di macchina che ha fatto del mare la sua vita

Dai banchi di scuola ai mari del Nord Europa, passando per sacrifici, sfide quotidiane e paesaggi mozzafiato. È la storia di Micol Martini, giovane sanremese e Ufficiale di macchina della Marina Mercantile, che da diversi anni vive e lavora a bordo della nave da crociera AIDAmar, facendo del mare non soltanto il proprio luogo di lavoro, ma una vera e propria scelta di vita. L'abbiamo incontrata al Porto Vecchio di Sanremo, dove ci ha raccontato un mestiere tanto affascinante quanto impegnativo, ancora poco conosciuto e spesso considerato prevalentemente maschile.

Una passione nata quasi per caso: «È stata una scelta nata quasi per caso. Quando frequentavo le scuole medie partecipai a un'attività di orientamento e scoprii il mondo nautico, che fino ad allora conoscevo molto poco», racconta Micol. Quella semplice curiosità si trasformò presto in qualcosa di più profondo. «Da quel momento nacque una curiosità che si è trasformata in una vera passione. Ho scelto di frequentare il Nautico e successivamente ho proseguito gli studi presso l'Accademia Italiana della Marina Mercantile nel settore macchine. Oggi sono imbarcata da sei anni con AIDAmar, una nave che opera prevalentemente nei mari del Nord Europa.»

Un lavoro molto più complesso di quanto si immagini. Dietro la figura dell'Ufficiale di macchina si nasconde una realtà spesso sconosciuta ai più: «Molti pensano che il nostro lavoro sia esclusivamente legato alla manutenzione meccanica, ma in realtà è molto più complesso. Ci occupiamo della gestione degli impianti di bordo, dei sistemi di sicurezza, dei software di controllo e delle procedure di emergenza.» Un ruolo che richiede competenze tecniche avanzate, concentrazione e grande senso di responsabilità: «Lavoriamo generalmente su turni distribuiti nell'arco della giornata e bisogna imparare ad adattarsi a ritmi particolari.» E quando il lavoro concede una pausa, il mare restituisce esperienze uniche: «Nei momenti di riposo, quando la nave è in porto, cerco di approfittarne per visitare i luoghi che raggiungiamo. Amo particolarmente passeggiare tra i fiordi della Norvegia e i paesaggi incontaminati della Finlandia.»

La vita a bordo: una famiglia lontano da casa. Condividere mesi interi negli stessi spazi crea legami profondi: «A bordo si crea un legame molto forte tra le persone. Viviamo e lavoriamo insieme, condividendo esperienze, difficoltà e momenti di svago. Si diventa una vera famiglia.» Un ambiente storicamente maschile nel quale Micol non si è mai sentita fuori posto: «Nonostante sia una donna in un contesto tradizionalmente maschile, mi sono sempre sentita rispettata e accolta. I miei colleghi mi hanno trattata come una sorella o una figlia.» La sua casa, per lunghi periodi dell'anno, è una cabina di appena dieci metri quadrati. «Dopo un po' ci si abitua e diventa il proprio punto di riferimento.»

I sacrifici e le rinunce di una scelta coraggiosa. Dietro il fascino dei viaggi esistono inevitabilmente rinunce importanti: «Si rinuncia alla quotidianità, alle abitudini e alla presenza costante di familiari e amici. A bordo gli spazi personali sono limitati e il lavoro richiede una disponibilità continua.» Eppure, il bilancio resta positivo: «Tutto questo viene compensato dalle esperienze straordinarie che si vivono. Ho avuto la possibilità di conoscere persone provenienti da tutto il mondo, scoprire culture diverse e visitare luoghi che probabilmente non avrei mai visto. Per me non è soltanto un lavoro: è una passione che mi ha arricchita dal punto di vista umano e professionale.»

L'amore, la distanza e il desiderio di una famiglia. Tra gli aspetti più delicati c'è quello degli affetti: «La distanza mette a dura prova qualsiasi relazione. Personalmente ho vissuto momenti difficili e ho sofferto molto quando una persona importante non è riuscita ad accettare questo stile di vita.» Nonostante tutto, Micol continua a credere nei valori della famiglia: «Credo che quando esiste un sentimento autentico si possano superare anche le distanze più grandi. Sono molto legata ai valori della famiglia tradizionale e uno dei miei desideri è quello di costruirne una in futuro. Penso che sia possibile, purché ci siano comprensione, fiducia e rispetto reciproco.»

Un messaggio ai giovani: seguite le vostre passioni. L'invito finale è rivolto a chi si trova davanti alle scelte più importanti della vita: «Direi di non avere paura di seguire le proprie passioni, anche quando sembrano diverse da quelle della maggioranza. Il mare mi ha insegnato a crescere, a essere indipendente e a credere nelle mie capacità. È un percorso impegnativo, ma può regalare soddisfazioni immense.»

La storia di Micol Martini racconta che anche da Sanremo si può partire per costruire un percorso professionale capace di attraversare il mondo. Una testimonianza di determinazione, passione e coraggio, che contribuisce a sfatare stereotipi ancora radicati e dimostra come il talento e la volontà non conoscano confini, né geografici né culturali.

Ilaria Salerno e Cristian Flammia

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