Economia - 12 giugno 2026, 07:00

SAND26 — "La Materia. Prima."

Intervista a Massimo Donizelli, curatore di SAND26 e vicedirettore didattico dell'Accademia di Belle Arti di Sanremo

SAND26 — "La Materia. Prima."

Dopo il successo di SAND25, l'Accademia di Belle Arti di Sanremo inaugura una nuova fase del proprio percorso di ricerca e sperimentazione con SAND26, l'evento che dal 12 al 19 giugno 2026 trasformerà gli spazi dell'Accademia in un laboratorio aperto dedicato al design, all'architettura, all'arte e alla comunicazione visiva.

L'edizione 2026 si sviluppa attorno al tema "La Materia. Prima.", un claim che invita a riflettere sul rapporto tra idea, progetto e trasformazione. La materia non è soltanto un elemento fisico, ma il punto di partenza di ogni processo creativo: il luogo in cui intuizioni, competenze e ricerca prendono forma e si confrontano con la realtà.

Per approfondire la visione che guida questa nuova edizione, abbiamo incontrato Massimo Donizelli, curatore di SAND26 e vicedirettore didattico dell'Accademia di Belle Arti di Sanremo. Nell'intervista racconta il percorso che ha portato dall'esperienza di SAND25 alla costruzione di un nuovo modello di collaborazione tra Accademia, imprese e territorio, illustrando il ruolo centrale della materia come strumento di ricerca, innovazione e dialogo tra formazione e sistema produttivo.

SAND25 ha segnato un momento importante per l'Accademia. Come si arriva a SAND26?

"SAND25 è stata una prova di maturità. Abbiamo dimostrato che un'Accademia AFAM può costruire un sistema — non un evento — capace di tenere insieme didattica, ricerca e terza missione in modo coerente e visibile. Lavorare con Artemide ed Edra, due colossi del design italiano, ci ha dato una visibilità enorme, ha portato la presidente di Artemide Carlotta de Bevilacqua e la vicepresidente di Edra Monica Mazzei a confrontarsi direttamente con i nostri studenti, e ha dimostrato che Sanremo può essere un luogo di cultura del progetto autentica, non solo un territorio da raccontare. Ma proprio da quel successo nasce la sfida di SAND26. Non volevamo semplicemente replicare, inseguire un risultato. L'Accademia non è una fiera, non è un'agenzia di eventi: è un luogo di ricerca e formazione. Dovevamo tornare all'origine".

Cosa significa "tornare all'origine"?

"Significa scegliere il tema che più appartiene al nostro lavoro quotidiano: la materia. Il claim di SAND26 è "La Materia. Prima." — e il punto non è casuale. La materia viene prima non come dogma, ma come metodo. È il primo luogo in cui un'idea si misura con la realtà, si trasforma, prende direzione. Ogni progetto che valga qualcosa nasce da un confronto fisico, tattile, intellettuale con la materia. Questo vale nell'architettura d'interni, nel design, nell'arte, nella grafica: i quattro indirizzi che vivono ogni giorno dentro l'Accademia".

SAND26 porta un sistema di partner molto diverso rispetto all'edizione precedente. Come è cambiata la logica di collaborazione?

"Con SAND25 abbiamo lavorato con brand internazionali che ci hanno, offerto i loro prodotti iconici come contenuto espositivo. Era giusto, e ha funzionato straordinariamente bene. Ma per SAND26 ho voluto costruire qualcosa di diverso: un sistema di aziende con le quali si potesse creare un vero interscambio tra ricerca, produzione e progetto.

I partner di SAND26 sono realtà che producono materia, nel senso più concreto del termine. Neolith con la pietra sinterizzata, Rastone con la lavorazione delle pietre naturali e sintetiche, Steel & Craft con i metalli di precisione, Uno Più con il ferro e il legno per esterni, Benza Srl con le fontane tecnologiche e le pareti verdi. A questi si aggiungono realtà come Tabu con i laminati in legno di alta gamma e Diemme Fiori, realtà locale che produce carta dallo scarto della floricoltura.

Non sono sponsor, non sono espositori. Sono interlocutori. Portano i loro materiali, le loro tecniche, i loro processi produttivi e li mettono a disposizione degli studenti e dei docenti come campo di sperimentazione. In cambio, ricevono uno sguardo diverso sul loro prodotto: quello di chi progetta, di chi fa ricerca, di chi sa vedere in una lastra di pietra sinterizzata qualcosa che il mercato non ha ancora immaginato".

Come si traduce questa impostazione nella didattica?

"In modo molto concreto. Stiamo costruendo il percorso verso SAND26 con una serie di incontri con professionisti, artisti e partner, workshop tematici per gli studenti — dalle nuove tecniche per l'utilizzo dell'intelligenza artificiale in ambito progettuale e artistico, alla serigrafia, al laboratorio artistico sui metalli, fino alla stampa 3D. Il territorio non è lo sfondo: è parte del progetto. Gli studenti non arriveranno a SAND26 a montare una mostra. Ci arriveranno avendo già attraversato i materiali, le tecniche, le questioni culturali che il tema porta con sé. La mostra sarà l'esito di un processo, non il suo inizio".

Cosa si aspetta da SAND26?

"Mi aspetto che dimostri una cosa precisa: che un'Accademia di Belle Arti può essere un attore reale del sistema produttivo e culturale di un territorio. Non un luogo che forma e poi manda fuori i propri studenti nel mondo, sperando che qualcuno li raccolga. Ma un luogo che produce cultura, che fa dialogare sapere manuale e ricerca contemporanea, che costruisce relazioni vere con le imprese — relazioni in cui entrambe le parti imparano qualcosa.

La materia è il linguaggio che condividiamo tutti: artigiani, designer, architetti, artisti, imprenditori. SAND26 vuole essere il luogo in cui questo dialogo accade davvero".

Redazione

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