Nelle carte dell'inchiesta sulla morte della piccola Beatrice c'è una voce che ritorna continuamente. Non è quella degli indagati, né quella degli investigatori. È la voce di Gaia, la sorella maggiore. Nove anni appena. Un'età in cui si dovrebbe pensare alla scuola, ai giochi e agli amici. Eppure dai racconti raccolti nel corso delle indagini emerge il ritratto di una bambina che, negli ultimi mesi di vita di Beatrice, avrebbe spesso cercato di occuparsi delle sorelle più piccole, provando a chiedere aiuto agli adulti quando qualcosa non andava.
Le dichiarazioni di Gaia e della sorella Ginevra costituiscono oggi uno degli elementi più importanti dell'inchiesta che vede coinvolti Manuela Aiello ed Emanuel Iannuzzi e che hanno portato, insieme alle immagini di videosorveglianza, i tabulati telefonici e il materiale sequestrato nei cellulari, al cambio di imputazione e all'arresto del compagno nella mattinata di sabato scorso.
Secondo quanto raccontato dalle due bambine, il cambiamento nella vita familiare sarebbe coinciso con l'inizio della relazione tra la madre ed Emanuel Iannuzzi. Gaia ha raccontato che la madre avrebbe iniziato ad assentarsi frequentemente dall'abitazione nell'autunno del 2025. “La mamma ci lasciava spesso da sole. Per quattro mesi ci ha lasciato da sole perché andava a dormire a casa di Emanuel”.
Nel suo racconto emerge anche il ruolo che avrebbe assunto all'interno della famiglia. Sarebbe stata lei, in molte occasioni, ad accudire le sorelle minori quando la madre non era presente. Gaia ha inoltre raccontato che, quando la donna si allontanava, lasciava alle figlie un telefono cellulare e che spesso era proprio lei a doversi occupare delle sorelle più piccole.
Le ultime ore di Beatrice. I racconti delle due bambine si concentrano poi sugli ultimi giorni di vita della sorellina. Secondo la loro ricostruzione, sabato 7 febbraio la famiglia si trovava a Perinaldo. Nel corso della giornata Beatrice sarebbe rimasta per alcuni minuti sola con Emanuel Iannuzzi nella parte superiore dell'abitazione.
La sera, mentre gli adulti si trovavano al piano inferiore, la bambina sarebbe rimasta nella parte alta della casa insieme alle sorelle. Durante la notte, secondo quanto riferito da Gaia e Ginevra, Beatrice avrebbe iniziato a stare male. “Vomitava giallo e marrone”. Le due sorelle hanno raccontato di aver cercato aiuto. “Urlavamo dalla finestra”.
Secondo il loro racconto, la madre si trovava in un'altra parte dell'immobile e non avrebbe sentito le richieste. La mattina successiva le condizioni della bambina sarebbero ulteriormente peggiorate. Gaia ha descritto con precisione ciò che avrebbe visto. “Vomitava due volte di quei colori marroncini era più il marroncino giallo che proprio marrone o giallo era due di questi due colori mischiati”.
La bambina avrebbe quindi cercato ancora una volta di attirare l'attenzione della madre. “Io gli ho detto mamma io ti ho chiamato tre volte e tu non mi hai risposto. Cioè se non comunque non mi avevate lasciato niente non c'era niente con cui chiamare l'unica cosa è urlo. Ci avevate chiuse dentro l'unica cosa è apro la finestra e urlo”.
In un altro passaggio emerge anche il senso di frustrazione vissuto in quelle ore. “Cioè cosa dovevo fare, ancora volete dare la colpa a me che io non ho chiamato?”. Parole che restituiscono il senso di impotenza vissuto da una bambina che cercava di comprendere cosa stesse accadendo alla sorellina.
“Questa mattina non andate a scuola”. Secondo il racconto delle due minori, la mattina del 9 febbraio sarebbe stata diversa dalle altre. Gaia e Ginevra hanno riferito che Emanuel Iannuzzi le avrebbe svegliate dicendo: “Questa mattina non andate a scuola perché è successo un casino”.
Poco dopo sarebbe iniziato il viaggio verso Bordighera. Le due sorelle hanno raccontato che Beatrice venne avvolta in una coperta rossa prima di essere caricata in automobile.
Durante il tragitto, sempre secondo quanto riferito dalle bambine, la madre avrebbe pianto per tutto il tempo. Gaia ha ricordato un particolare che gli investigatori ritengono significativo. “La mamma mi ha detto: tieni Bea perché non la lego”.
Secondo il racconto della bambina, sarebbe stato affidato a lei e a Ginevra il compito di sostenere la sorellina durante il viaggio. Una volta arrivati a Bordighera, Beatrice sarebbe stata sistemata nella culla mentre venivano richiesti i soccorsi.
Il racconto delle sorelle. Le dichiarazioni di Gaia e Ginevra non riguardano soltanto gli ultimi giorni di vita di Beatrice. Le due bambine hanno raccontato agli investigatori una situazione che, a loro dire, sarebbe cambiata dopo l'ingresso di Emanuel Iannuzzi nella vita della famiglia.
Gaia ha riferito che la madre “beveva molto” e che sarebbe diventata “anche lei violenta con Beatrice, cosa fino a quel momento mai accaduta prima”.
Le due sorelle hanno inoltre raccontato di aver più volte cercato di parlare con gli adulti delle situazioni che vivevano senza ricevere, a loro dire, il sostegno che speravano di ottenere.
Tra i passaggi raccolti dagli investigatori emerge anche il tentativo di Gaia di contattare telefonicamente la madre quando questa si trovava altrove. “Tante volte mi faceva rispondere da Emanuel e mi gridava, mi diceva: basta chiamare cioè cosa sei un un sei sempre con il telefono la chiami”.
Secondo il racconto delle bambine, i tentativi di chiedere aiuto non si sarebbero fermati alla madre. Gaia avrebbe cercato di parlare anche con altri familiari di ciò che stava accadendo, senza però ottenere il sostegno che sperava di ricevere.
La testimonianza dell'ex compagna. Nel leggere alcuni dei racconti raccolti dagli investigatori torna alla mente anche la testimonianza di una ex compagna di Emanuel Iannuzzi. La donna ha definito il rapporto vissuto con lui come “tossico” e ha riferito che l'uomo avrebbe avuto “spesso” comportamenti aggressivi nei suoi confronti.
Tra le espressioni che la donna ha dichiarato di aver ricevuto figurano insulti come: “puttan*” e “pezza di merd*”. La testimone ha inoltre riferito di aver ricevuto minacce come: “vengo sotto casa tua e ti brucio la macchina”. Nella stessa testimonianza ha dichiarato che l'uomo, a suo dire, “oltre a fare uso di hashish, faceva uso di cocaina”. Si tratta di dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini e che, come tutti gli altri elementi dell'inchiesta, dovranno essere valutate nelle sedi giudiziarie competenti.
Una voce che attraversa tutta l'inchiesta. Al di là delle contestazioni mosse agli indagati e delle rispettive strategie difensive, colpisce la centralità assunta dal racconto delle due sorelle e in particolare di Gaia.
Le sue parole attraversano l'intera ricostruzione degli ultimi mesi di vita di Beatrice: le assenze della madre, le richieste di aiuto, il malore della sorellina, il viaggio verso Bordighera.
Una bambina di nove anni che, secondo quanto emerge dai racconti raccolti dagli investigatori, avrebbe cercato di comprendere ciò che stava accadendo attorno a lei e di proteggere le sorelle più piccole.
Al di là degli accertamenti ancora in corso, delle perizie e delle future valutazioni processuali, resta il racconto di due bambine e soprattutto quello di Gaia. Una voce che attraversa gran parte dell'inchiesta e che descrive, con parole semplici e spesso disarmanti, gli ultimi mesi di vita della piccola Beatrice. Saranno ora gli investigatori, la Procura e i giudici a stabilire quale valore attribuire a quelle dichiarazioni e come si inseriscano nella ricostruzione definitiva dei fatti.





