Alla vigilia di una nuova e delicata udienza davanti ai giudici egiziani per l'affidamento della piccola Aisha, Nessy Guerra torna a parlare pubblicamente e lo fa con parole dure, dopo l'episodio che ha coinvolto il consolato onorario italiano di Hurgada. La giovane sanremese, che da anni vive nascosta insieme alla figlia in Egitto, ha commentato quanto accaduto lanciando un nuovo appello sia alle istituzioni italiane sia alle autorità egiziane. “Il mio ex ha minacciato il viceconsole italiano a Hurgada. Fino a qualche giorno fa Tamer si trovava al Cairo, dove ci stava cercando, e si sarebbe poi diretto insieme alla madre a Hurgada, presso il resort del console, dove si trova il consolato onorario”, racconta.
Secondo la ricostruzione fornita da Nessy Guerra, l'episodio sarebbe culminato con pesanti intimidazioni rivolte al rappresentante italiano. “I due avrebbero minacciato il console dicendogli che se lui non gli avesse dato i soldi, loro gli avrebbero fatto sparare nelle gambe e lo avrebbero fatto finire in sedia a rotelle. Adesso voi ditemi se tutto questo è normale. Perché queste persone sono ancora a piede libero”, afferma. Parole che arrivano a poche ore da una giornata particolarmente importante per il futuro della piccola Aisha. Proprio oggi, infatti, il tribunale di Hurgada tornerà a riunirsi per affrontare il procedimento relativo all'affidamento della bambina, uno dei punti più delicati dell'intera vicenda.
Negli ultimi mesi il caso della giovane sanremese è arrivato fino alla Camera dei Deputati, al Parlamento europeo e al centro di una crescente mobilitazione istituzionale e civile. Nel frattempo Nessy Guerra continua a sostenere di vivere in una condizione di costante pericolo. “Noi siamo continuamente minacciati da questi soggetti da anni e adesso anche i funzionari dello Stato italiano vengono minacciati da queste persone”, prosegue. La giovane sottolinea inoltre che quanto accaduto sarebbe stato segnalato alle autorità competenti. “Ovviamente quanto accaduto, le minacce e i loro atteggiamenti sono stati segnalati dalla nostra ambasciata alle autorità egiziane ma, come voi potete immaginare, finché queste due persone si trovano a piede libero, chiunque può rischiare la vita, perché queste minacce sono veramente, veramente gravi”.
Da qui il nuovo appello rivolto alle istituzioni. “Oggi non faccio solo un appello al ministro degli Affari Esteri, che spero davvero sia stato informato di quanto accaduto, ma faccio anche un appello alle autorità egiziane, perché questi due soggetti sono pericolosi e vanno fermati. Per favore fermateli, perché non possiamo rischiare la nostra vita a causa di due persone disturbate”. Mentre il tribunale di Hurgada si prepara ad affrontare una nuova udienza sull'affidamento di Aisha, la vicenda continua così ad arricchirsi di nuovi sviluppi, in una storia che ormai da anni intreccia aspetti giudiziari, diplomatici e familiari tra Italia ed Egitto e che nelle ultime settimane ha assunto una dimensione sempre più nazionale e internazionale.





