Al Direttore - 03 giugno 2026, 07:01

Da Piazza San Siro a Via Bezzecca: i ricordi di un'infanzia felice e il dolore per un quartiere abbandonato

Un lettore ripercorre la vita del centro storico negli anni Sessanta e lancia un appello al sindaco per la rinascita dell'area

Da Piazza San Siro a Via Bezzecca: i ricordi di un'infanzia felice e il dolore per un quartiere abbandonato

"Ho letto il vostro articolo sul degrado di Via Bezzecca, una realtà che purtroppo osservo quotidianamente. Sull'onda dei ricordi e del tempo trascorso, desidero intervenire su un argomento che mi tocca profondamente, poiché in quella via e nelle strade circostanti è trascorsa gran parte della mia infanzia e della mia vita". Sono le parole di un nostro lettore, Leonardo Kogliodima, in relazione a quanto pubblicato ieri.

"Negli anni Sessanta - prosegue - correvo tra quei vicoli carichi di storia insieme ai miei coetanei, inseguendo sogni, giochi e corse veloci sul selciato di Piazza San Siro. Non ero solo: eravamo tanti, 'quelli di Piazza San Siro', in una bonaria rivalità con i ragazzi di Piazza Bresca, della Marina e della Madonna della Costa. Il reclutamento della compagnia avveniva semplicemente scendendo in strada e chiamando a gran voce l'amico che abitava poco distante. Non servivano telefoni o citofoni: bastava una voce dalla strada e la giornata iniziava. All'epoca il quartiere era vivo. Le attività commerciali rappresentavano non soltanto un servizio, ma anche un fondamentale elemento di aggregazione sociale. Ricordo la latteria, il trippaio, la fabbrica del ghiaccio di Zappa, i negozi di prodotti da forno, le panetterie, lo straccino, la cantina dove si acquistava il vino sfuso, la polleria, il bar, l'edicola e molte altre attività che animavano la zona attorno a Piazza San Siro. Conservo ancora nella memoria l'eclissi totale di sole che osservai dal terrazzo di Via Ciro Menotti: la luce che lentamente lasciava spazio al buio in piena mattina e poi il ritorno liberatorio del sole. Un evento straordinario che, a distanza di decenni, continua a vivere nei miei ricordi".

"Quelle strade - prosegue - potrebbero ancora raccontare la storia mia e di tanti compagni di allora, se soltanto potessero parlare. Ma oggi, di cosa parlerebbero? Di un triste e desolante abbandono. Di un buio che non è quello momentaneo di un'eclissi, ma quello permanente di una trascuratezza che rischia di trasformarsi in rassegnazione. Via Bezzecca e le vie limitrofe — Via Goito, Via Pastrengo, Via Ciro Menotti, Via Lombardi e Via Della Pace — portano nomi che richiamano importanti pagine del Risorgimento italiano, eventi e figure che hanno contribuito a costruire la storia del nostro Paese. Eppure oggi quei riferimenti sembrano dimenticati, quando non del tutto sconosciuti. L'abbandono è evidente ogni giorno. Lo si vede nelle condizioni delle strade, nei cumuli di rifiuti che spesso compaiono nelle prime ore del mattino e vengono poi rimossi prima dell'arrivo dei gruppi turistici. Visitatori accompagnati lungo percorsi frettolosi, dove una fotografia e una breve spiegazione sostituiscono la conoscenza autentica dei luoghi e della loro storia. Eppure questa zona potrebbe essere splendida. Potrebbe essere valorizzata attraverso un recupero architettonico armonico e rispettoso della sua identità storica, superando gli effetti di interventi disordinati e di un'edilizia improvvisata che ha prodotto risultati oggi ben visibili: degrado, deterioramento e incuria. L'intero quartiere è stato oggetto di anni di trascuratezza e di speculazione abitativa. È doloroso osservare il contrasto tra ciò che era, ciò che è diventato e ciò che potrebbe ancora essere. Una sorta di schizofrenia emotiva che accompagna chi, come me, conserva il ricordo di una realtà profondamente diversa".

"Forse è un'illusione, forse un'utopia - termina - immaginare l'area di Piazza San Siro restituita al suo antico splendore: una sorta di capsula del tempo riportata in vita e realmente destinata alla collettività. Una fruizione pubblica autentica, non subordinata esclusivamente a logiche economiche e produttive che troppo spesso sembrano orientare le scelte amministrative. Si ha talvolta l'impressione che l'attenzione verso le richieste delle categorie produttive sia maggiore rispetto a quella riservata ai cittadini comuni. Desidero infine rivolgere un rispettoso appello al Sindaco, del quale conosco e apprezzo il legame affettivo con questi luoghi. Faccia sentire la sua voce e renda concreto un progetto di rinascita per uno dei quartieri storici più belli di Sanremo, parte integrante della sua identità e della sua memoria collettiva. Un recupero che restituisca questi spazi alla cittadinanza e riequilibri gli effetti di una visione del partenariato pubblico-privato che, a molti cittadini, appare oggi eccessivamente sbilanciata".

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