Il dolore è troppo grande per essere raccontato. È questo il messaggio che emerge dalle parole dell'avvocato Fabio Scaffidi Fonti, uno dei legali che assistono Maurizio Rao, padre della piccola Beatrice, la bambina di due anni morta lo scorso 9 febbraio a Bordighera e al centro della delicata inchiesta che ha portato all'arresto di Emanuel Iannuzzi e di Emanuela Aiello. Al termine di un colloquio avvenuto in carcere insieme al collega Ventimiglia, il legale ha descritto il profondo stato di sofferenza vissuto dal padre della bambina.
"Non ho stato d'animo, come può ben immaginare. Non si può descrivere in questo momento quello che provo", ha dichiarato Scaffidi Fonti, riportando il peso emotivo che grava sulla famiglia dopo gli ultimi sviluppi giudiziari. Parole che restituiscono tutta la drammaticità di una vicenda che continua a scuotere l'opinione pubblica. Secondo il legale, infatti, in questo momento il pensiero di Maurizio Rao è rivolto soprattutto alle altre figlie. "Il suo unico desiderio sarebbe quello di abbracciare le proprie figlie", ha affermato l'avvocato, sintetizzando in poche parole il sentimento che accompagna il padre della piccola Beatrice. Alla domanda se Rao abbia aggiunto ulteriori considerazioni sugli sviluppi dell'inchiesta, Scaffidi Fonti ha spiegato che il dolore prevale su tutto: "No, in questo momento il dolore è troppo grande".
Sul fronte giudiziario, la difesa segue con attenzione i prossimi passaggi dell'inchiesta. L'attenzione è ora concentrata sugli interrogatori di garanzia previsti nei prossimi giorni per i due indagati e sugli accertamenti tecnici ancora in corso. "Attendiamo gli interrogatori di garanzia per le convalide", ha spiegato il legale, sottolineando come la famiglia attenda anche il completamento degli esami affidati al RIS e degli ulteriori approfondimenti medico-legali. Tra le iniziative che potrebbero essere intraprese dalla difesa vi è anche la presentazione di un'istanza per la restituzione della salma della bambina. "Attendiamo anche gli esiti degli esami, sia l'autopsia sia quelli del RIS, e valuteremo la possibilità di depositare un'istanza per la restituzione della salma", ha concluso Scaffidi Fonti.
Nel frattempo, Emanuel Iannuzzi è stato trasferito dalla casa circondariale di Valle Armea, a Sanremo, all'istituto penitenziario di Genova Pontedecimo, dove si trova attualmente in regime di isolamento. La decisione sarebbe stata presa per ragioni di opportunità e sicurezza legate alla presenza, nel carcere sanremese, di altre persone coinvolte direttamente o indirettamente nella vicenda.
A Valle Armea, infatti, è detenuto anche il padre di Iannuzzi, arrestato contestualmente al figlio dopo il ritrovamento, durante una perquisizione domiciliare, di circa due chilogrammi di esplosivo e del relativo innesco all'interno di una cantina. Nello stesso istituto si trova inoltre Maurizio Rao, padre biologico delle figlie di Emanuela Aiello, che attraverso il proprio legale aveva annunciato l'intenzione di presentare un esposto per omissione di soccorso nei confronti di Iannuzzi.
La contemporanea presenza di queste figure all'interno della stessa struttura penitenziaria avrebbe quindi reso inopportuno mantenere Iannuzzi nel carcere di Sanremo, determinando il suo trasferimento nel capoluogo ligure, dove resta a disposizione dell'autorità giudiziaria mentre proseguono gli accertamenti sull'intera vicenda. Mentre l'inchiesta prosegue e si attendono nuovi elementi investigativi, le parole del legale restituiscono l'immagine di una famiglia ancora travolta dal dolore, in attesa che la magistratura completi il proprio lavoro e faccia piena luce su quanto accaduto alla piccola Beatrice.





