Da una parte i casi di minori contesi che, dopo mesi o anni di battaglie giudiziarie e diplomatiche, sono riusciti a rientrare in Italia. Dall'altra la storia di Nessy Guerra e della piccola Aisha, che continua invece a rimanere bloccata in Egitto nonostante l'attenzione crescente delle istituzioni italiane, del Parlamento, dei media e, da pochi giorni, persino delle istituzioni europee.
La domanda che molti si stanno ponendo è semplice: perché in altri casi l'Italia è riuscita a riportare a casa cittadini e minori coinvolti in vicende internazionali complesse, mentre per Nessy e sua figlia la situazione appare ancora così difficile?
Per comprendere la risposta bisogna partire proprio dalla natura del caso. Negli ultimi anni la Farnesina ha seguito e risolto diverse controversie relative a minori italiani trattenuti all'estero. Nel maggio 2024, ad esempio, un bambino portato in Turchia nel 2020 è rientrato in Italia dopo un lungo contenzioso internazionale. Pochi mesi più tardi è stata la volta di una bambina trattenuta in Polonia, mentre nel febbraio 2025 il piccolo Ethan Nichols è tornato in Italia dagli Stati Uniti dopo una complessa vicenda che aveva attirato l'attenzione dell'opinione pubblica nazionale.
In tutti questi casi il nodo principale riguardava l'affidamento o il trattenimento del minore. La vicenda di Nessy Guerra, invece, presenta un livello di complessità ulteriore. Qui non c'è soltanto una controversia sull'affidamento della bambina. C'è una madre italiana che si trova coinvolta in un procedimento penale all'estero e che, poche settimane fa, ha visto confermata in appello una condanna a sei mesi di carcere e lavori forzati per un presunto adulterio che continua a negare e contro il quale la difesa ha annunciato ricorso in Cassazione.
A questo si aggiunge il blocco all'espatrio che riguarda la piccola Aisha. Secondo quanto ricostruito negli anni dai legali e dalle istituzioni che seguono il caso, la bambina non può lasciare l'Egitto a causa di un provvedimento ottenuto dal padre. Una circostanza che, di fatto, ha impedito a Nessy Guerra di rientrare in Italia insieme alla figlia. È proprio questa sovrapposizione di piani – giudiziario, familiare e diplomatico – a rendere la vicenda diversa rispetto a molti altri casi affrontati negli ultimi anni.
Nel frattempo, però, la pressione politica continua a crescere. Dopo la conferenza stampa organizzata alla Camera dei Deputati dalla parlamentare del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari, il caso è arrivato anche davanti alle istituzioni europee attraverso un'interrogazione sottoscritta da 25 eurodeputati appartenenti ai gruppi Socialisti, Verdi e Sinistra Europea.
Nelle ultime ore è intervenuto anche il sindaco di Sanremo Alessandro Mager, che ha voluto ribadire pubblicamente la vicinanza della città alla giovane concittadina. “Seguo con apprensione e partecipazione la drammatica vicenda che sta coinvolgendo Nessy Guerra e la sua bambina, bloccate in Egitto in una situazione di grave pericolo”, ha dichiarato il primo cittadino.
Mager ha ricordato come già nel settembre 2024 il Consiglio comunale di Sanremo avesse espresso all'unanimità l'auspicio di una rapida soluzione della vicenda. “A nome mio e di tutta l'Amministrazione comunale voglio ribadire la vicinanza a Nessy, che da anni combatte con coraggio una battaglia difficilissima per la sicurezza e la libertà”, ha aggiunto.
Nel suo intervento il sindaco ha inoltre richiamato gli ultimi sviluppi giudiziari, compresa la recente conferma della condanna in appello e la situazione di precarietà in cui, secondo quanto riferito dalla stessa Nessy Guerra nelle ultime settimane, vivrebbero oggi madre e figlia.
La prossima tappa sarà il 3 giugno, quando il tribunale di Hurgada tornerà a riunirsi per affrontare il delicato tema dell'affidamento della piccola Aisha. Un'udienza particolarmente attesa perché potrebbe rappresentare un nuovo passaggio chiave in una vicenda che si trascina da anni e che continua a intrecciare aspetti giudiziari, familiari e diplomatici. “Siamo di fronte ad una vicenda che mette a rischio l'incolumità di una madre e di una minore”, ha concluso Mager. “Per questo auspichiamo che la Farnesina e il Governo italiano riescano ad attivare ogni canale diplomatico possibile per garantire la loro protezione e favorire il rientro in Italia”.
Ed è proprio qui che, secondo chi segue il caso da vicino, si concentra oggi il nodo centrale della vicenda. Perché se sul piano giudiziario la difesa ha annunciato il ricorso in Cassazione contro la condanna per adulterio, la stessa avvocata Agata Armanetti ha più volte sottolineato come la soluzione difficilmente potrà arrivare esclusivamente dalle aule di giustizia.
Durante la conferenza stampa alla Camera dei Deputati, la legale aveva infatti spiegato che, a suo giudizio, il percorso giuridico è stato ormai esplorato in ogni direzione possibile e che la vera partita si starebbe giocando sul piano politico e diplomatico.
Tra le ipotesi emerse nelle ultime settimane vi è quella di un perdono presidenziale, istituto previsto dall'ordinamento egiziano e per certi aspetti assimilabile alla grazia prevista dal sistema italiano. Una soluzione che richiederebbe però un'interlocuzione diretta tra i governi dei due Paesi e un'iniziativa politica di alto livello.
Non si tratta di una strada soltanto teorica. Nel luglio 2023 il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi concesse infatti la grazia a Patrick Zaki, poche ore dopo la sua condanna a tre anni di carcere. Un precedente che dimostra come lo strumento del perdono presidenziale esista e possa essere utilizzato anche in vicende che coinvolgono direttamente l'Italia.
Naturalmente il caso di Nessy Guerra è profondamente diverso da quello di Zaki e presenta caratteristiche peculiari, perché intreccia una controversia familiare, una condanna penale e il divieto di espatrio che coinvolge una bambina italiana di tre anni. Tuttavia, proprio il precedente Zaki è la prova che una soluzione politica e diplomatica non sia impossibile.
Accanto all'ipotesi del perdono presidenziale resta quindi il tema di un eventuale accordo tra Italia ed Egitto, strada che diversi esponenti istituzionali e la stessa difesa continuano a indicare come la via più concreta per tentare di sbloccare una situazione che si trascina ormai da anni.
Ed è forse proprio questa la differenza principale rispetto ad altri casi di minori contesi risolti negli ultimi anni: per Nessy e Aisha la partita non sembra più giocarsi soltanto nei tribunali, ma anche nei rapporti diplomatici tra Roma e Il Cairo.