Dopo la durissima sentenza della Corte dei Conti sul caso del laghetto collinare di Pompeiana, arriva la replica dell’ex sindaco Pasquale Restuccia, che interviene pubblicamente per respingere le accuse di inerzia amministrativa emerse negli ultimi giorni e rilanciate anche dall’attuale primo cittadino Vincenzo Lanteri. Un intervento articolato, quello dell’ex amministratore, che punta a ricostruire le scelte compiute durante il suo mandato e a chiarire il ruolo avuto dall’amministrazione comunale nella lunga e complessa vicenda dell’invaso artificiale mai entrato realmente in funzione.
Secondo Restuccia, il problema sarebbe nato fin dall’origine del progetto. “L’idea del laghetto fin dall’origine non ha tenuto conto della sua complessità e enormità sia a livello progettuale che finanziario”, sottolinea, evidenziando come l’opera fosse “palesemente sovradimensionata” rispetto alle necessità del territorio e particolarmente difficile da gestire sotto il profilo logistico e geologico. L’ex sindaco mette poi l’accento anche sui limiti strutturali di un piccolo ente come Pompeiana. “Non è stata neppure tenuta nella debita considerazione l’assenza, nell’organico comunale, di figure provviste delle necessarie competenze tecniche che una simile opera richiede”, osserva, ricordando come il Comune non disponesse di professionalità interne adeguate a seguire un progetto di tale portata.
Il passaggio più netto riguarda però il tema dell’inerzia amministrativa, evocato nella sentenza della Corte dei Conti e richiamato anche dall’attuale amministrazione. Restuccia respinge con forza questa ricostruzione. “L’amministrazione comunale ha sempre avuto un ruolo attivo nell’esatta, esplicita, chiara e completa individuazione delle figure responsabili per la mancata realizzazione dell’opera”, afferma, ricordando le azioni giudiziarie avviate già dal 2008 con l’Accertamento Tecnico Preventivo e poi proseguite con la causa civile di merito iniziata nel 2009. Secondo l’ex sindaco, proprio quelle procedure avrebbero portato a risultati concreti per il Comune. “La perizia del CTU Prof. Vincenzo D’Agostino ha condotto alla conclusione della causa con risultati positivi e vantaggiosi per Pompeiana, con il riconoscimento di un primo risarcimento del danno”, precisa, pur ammettendo che si trattasse soltanto di un risarcimento parziale.
Restuccia rivendica inoltre tutte le iniziative intraprese durante il proprio mandato per tentare di salvare il progetto e difendere il Comune davanti ai diversi organi giurisdizionali. “Sono state esperite alcune delle procedure giudiziarie nanti l’autorità ordinaria, condotti tutti i tentativi possibili con la Spei e radicati tutti gli iter amministrativi previsti dalla legge, compresi i ricorsi al Tar, al Consiglio di Stato e alla Corte dei Conti”, scrive. E proprio sul fronte della Corte dei Conti arriva una delle precisazioni più significative: “A questo ultimo organo giurisdizionale la pratica è stata trasmessa nel lontano dicembre 2016”, evidenzia l’ex sindaco, facendo riferimento al tema della prescrizione che ha portato al rigetto della domanda risarcitoria.
Secondo Restuccia, durante il suo mandato sarebbe stata individuata anche una possibile soluzione tecnica per recuperare l’invaso, ma i costi sarebbero risultati incompatibili con le capacità finanziarie del Comune. “Essa richiedeva esborsi incompatibili con i bilanci di Pompeiana”, spiega, ricordando anche l’enorme investimento già sostenuto per realizzare la strada di accesso al cantiere. L’ex sindaco rivendica poi il lavoro svolto nella ricerca di finanziamenti esterni. “Ci si è prodigati oltre misura all’attività di ricerca e ottenimento dei finanziamenti”, sostiene, parlando di contributi promessi verbalmente dalla Regione ma mai concretizzati e di un incontro ministeriale inizialmente previsto e poi annullato. Non manca infine una stoccata diretta all’attuale sindaco Vincenzo Lanteri. “Ricordo all’attuale primo cittadino di andare a rivedersi per bene la pratica prima di accusare di inerzia quanto fatto durante il mio mandato”, scrive Restuccia, invitandolo anche a “rispolverare i numerosi proclami” diffusi dopo il suo insediamento, quando — secondo l’ex sindaco — veniva pubblicamente annunciata una possibile soluzione della vicenda.
Restuccia critica inoltre il fatto che le responsabilità politiche vengano attribuite alle precedenti amministrazioni, sottolineando come alcuni ex amministratori non siano nemmeno più nelle condizioni di replicare perché deceduti. La riflessione finale assume toni amari e punta il dito contro il comportamento delle istituzioni coinvolte nella vicenda. “I diversi enti dello Stato investiti del caso hanno voluto ignorare nel merito la vicenda, focalizzandosi solo su aspetti procedurali”, accusa l’ex sindaco, che parla apertamente di un accanimento contro un piccolo Comune. “Si sono scagliati contro il più piccolo, il più indifeso ma anche quello più vicino alla popolazione e ai suoi bisogni”.
Da qui anche l’auspicio conclusivo: “Ci si auspica che le autorità aventi il potere di impugnare la sentenza della Corte dei Conti si attivino per la proposizione del doveroso appello”. La vicenda del laghetto di Pompeiana continua così ad alimentare tensioni politiche e polemiche istituzionali, mentre sul Comune resta il peso di un debito destinato a incidere per decenni sulle casse dell’ente e sulla capacità di investimento della comunità.





