La guerra in Iran e le tensioni internazionali nello Stretto di Hormuz stanno provocando un nuovo e pesante aumento dei prezzi di petrolio, carburanti ed energia, con ripercussioni che rischiano di colpire duramente anche il tessuto economico della provincia di Imperia. A lanciare l’allarme è CNA Imperia, che denuncia gli effetti sempre più concreti del caro energia sulle micro e piccole imprese del territorio.
Secondo le stime diffuse da CNA Nazionale, un artigiano con un solo furgone può arrivare a sostenere quasi mille euro annui di costi aggiuntivi per il carburante, mentre una microimpresa con più mezzi supera facilmente i 2.500-3.000 euro di rincari all’anno. Ancora più pesante la situazione per il comparto dell’autotrasporto, dove gli aumenti possono superare i 10mila euro annui. Numeri che, secondo CNA Imperia, assumono una gravità ancora maggiore in una provincia caratterizzata da piccoli comuni, collegamenti difficili tra costa ed entroterra e una forte presenza di imprese che lavorano quotidianamente “su strada”, spesso anche oltreconfine verso la Francia.
“Da settimane stiamo documentando il danno enorme che questa situazione sta provocando alle nostre imprese e alle famiglie. Quello che fino a poco tempo fa sembrava un problema internazionale lontano oggi è diventato un costo quotidiano che pesa sulle bollette, sui trasporti, sui materiali e sulla possibilità stessa di lavorare”, dichiara il segretario di CNA Imperia Luciano Vazzano. Il segretario sottolinea inoltre come, in un territorio come quello imperiese, gli spostamenti siano indispensabili per lavorare: dagli artigiani che operano tra costa ed entroterra ai manutentori che effettuano numerosi interventi giornalieri, fino alle imprese che da anni lavorano stabilmente nella vicina Francia.
“Per queste imprese il costo del carburante e dei trasporti incide ancora di più, perché significa attraversare continuamente il confine per garantire servizi, cantieri, manutenzioni e forniture”, prosegue Vazzano. Secondo CNA Imperia, ogni aumento del carburante si traduce di fatto in una nuova tassa indiretta sulle piccole imprese, che non dispongono della forza economica necessaria per assorbire rincari così pesanti. Il rischio concreto, evidenzia l’associazione, è quello di un rallentamento economico con conseguenze dirette su investimenti, occupazione e prezzi finali.
Particolarmente esposti risultano i settori dell’artigianato, del commercio di prossimità, dei servizi tecnici, dell’impiantistica, dell’edilizia, del trasporto leggero, della filiera agroalimentare e del turismo, che rappresentano l’ossatura dell’economia provinciale. “Le nostre imprese non chiedono privilegi, ma condizioni per poter continuare a lavorare. Oggi serve un intervento immediato e straordinario del Governo per contenere il costo dell’energia, ridurre il peso fiscale sui carburanti e sostenere concretamente famiglie e imprese”, aggiunge Vazzano.
CNA Imperia ribadisce infine il proprio ruolo di supporto alle imprese in questa fase delicata, assicurando la prosecuzione dell’attività di raccolta dati, confronto con le istituzioni e proposta di misure a tutela del tessuto produttivo locale. “Appartenere a CNA significa non essere soli davanti a crisi come questa. Significa avere una struttura radicata sul territorio, autorevole a livello nazionale e capace di trasformare le difficoltà delle imprese in richieste precise e interventi concreti”, conclude il segretario.





