Attualità - 19 maggio 2026, 13:53

Nell’entroterra imperiese ci sono borghi con poco più di 100 abitanti: i numeri che raccontano una Liguria che si svuota

Da Montegrosso Pian Latte a Terzorio, passando per Aquila d’Arroscia e Mendatica: i dati Istat fotografano la fragilità demografica dei piccoli comuni. E mentre la popolazione cala, la sfida diventa trasformare il turismo nei borghi in una possibilità concreta di ripopolamento

Nell’entroterra imperiese ci sono borghi con poco più di 100 abitanti: i numeri che raccontano una Liguria che si svuota

Ci sono paesi dell’entroterra imperiese dove basta una famiglia che parte, un anziano che muore o una giovane coppia che decide di trasferirsi altrove per cambiare il volto demografico di un intero comune.

I numeri pubblicati dall’Istat nel bilancio demografico mensile di febbraio 2026 raccontano una provincia divisa in due: da una parte la costa che, pur tra difficoltà e saldo naturale negativo, continua a reggere grazie ai movimenti migratori; dall’altra un entroterra sempre più fragile, dove molti borghi resistono con poche centinaia di residenti.

Eppure, proprio quei piccoli numeri rappresentano anche una parte importante dell’identità ligure. Sono i paesi in pietra arroccati tra le vallate, le comunità dove ancora ci si conosce per nome, i borghi che negli ultimi anni sono diventati simbolo di autenticità e lentezza, capaci di attrarre un turismo sempre più internazionale.

Ma dietro alle fotografie da cartolina resta una realtà complessa. Montegrosso Pian Latte, uno dei comuni più piccoli della provincia, conta appena 109 residenti. Aquila d’Arroscia si ferma a 142 abitanti. Armo scende a 119. Mendatica ne conta 162. Olivetta San Michele cala a 187 residenti.

Numeri che, osservati singolarmente, potrebbero sembrare semplici statistiche. Ma letti insieme raccontano decenni di spopolamento progressivo dell’entroterra ligure: giovani che si trasferiscono sulla costa o fuori regione, servizi ridotti, scuole sempre più vuote, difficoltà nei collegamenti e un’età media che continua ad alzarsi.

In alcuni casi bastano pochissimi movimenti per incidere in maniera significativa. Terzorio, ad esempio, in un solo mese passa da 216 a 211 residenti. Vasia perde quattro abitanti, scendendo da 354 a 350. Triora cala da 418 a 415 residenti.

La fotografia cambia avvicinandosi alla costa. Sanremo cresce leggermente e supera quota 53 mila residenti, attestandosi a 53.209 abitanti. Ventimiglia sale a 23.097. Anche Taggia registra un lieve aumento, arrivando a 13.965 residenti. Un andamento che conferma una tendenza ormai consolidata: la popolazione si concentra lungo la fascia costiera, mentre l’interno continua lentamente a svuotarsi.

Negli ultimi anni, però, proprio l’entroterra è diventato uno dei punti su cui si sono concentrate molte politiche regionali. L’obiettivo dichiarato è quello di trasformare i borghi in una leva di rilancio economico e demografico, puntando sul turismo esperienziale, sul recupero delle case nei centri storici e sull’interesse crescente dei visitatori stranieri per i piccoli paesi liguri.

Sempre più turisti del Nord Europa, francesi, tedeschi e olandesi scelgono infatti l’entroterra per soggiorni lunghi, smart working o acquisti immobiliari. Una tendenza che, in alcune realtà, ha già iniziato a cambiare il volto dei paesi, soprattutto durante la stagione estiva. Ma il nodo resta capire se il turismo possa davvero diventare uno strumento stabile di ripopolamento oppure soltanto un fenomeno temporaneo.

Perché i dati Istat continuano a raccontare una provincia dove il saldo naturale resta spesso negativo e dove, nei piccoli comuni, la sopravvivenza demografica dipende ormai da equilibri sottilissimi. In borghi da poco più di cento abitanti, ogni trasferimento pesa. Ogni nascita diventa una notizia. E ogni casa che si riaccende può fare la differenza.

Andrea Musacchio

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