Il 15 maggio è stato un giorno triste per il mondo del ciclismo ligure e non solo. Soprattutto per la sua famiglia: la moglie Sara, i figli, i fratelli, i nipoti, tutti coloro che gli hanno voluto bene e la sua squadra, la Ciclistica Bordighera.
Guerino Lanzo ci ha lasciati dopo aver lottato per più di un mese, come ha sempre fatto nella vita. Ha affrontato l’ultima salita con coraggio e forza, proprio come ha insegnato ai suoi ragazzi.
Vogliamo ricordare Guerino come uomo di sport, dove il ciclismo era la sua più grande passione. È stato un ottimo corridore, con centinaia di vittorie, ma dietro a quei successi c’erano sacrifici enormi: da giovane atleta si alzava alle 4 del mattino per allenarsi e poi, alle 8, andava in officina a lavorare.
Terminata la carriera agonistica, è stato presidente provinciale dell’ex Udace, poi Acsi, presenziando a migliaia di gare. Ma la sua più grande vittoria è stata la sua squadra: la Ciclistica Bordighera. Nei primi anni Duemila ha messo in bicicletta centinaia di ragazzi e ragazze e, grazie alle sue straordinarie capacità di allenatore, riconosciute in tutta Italia, la sua piccola squadra è salita sul gradino più alto del podio, conquistando medaglie d’oro e maglie di campioni italiani in tutte le specialità del ciclismo: strada, pista, cronometro e MTB.
Con il suo lavoro ha accompagnato anche diversi atleti verso il professionismo. Per loro non è stato soltanto un allenatore, ma un secondo papà, un amico, un confidente. In ogni allenamento prendeva il suo scooter e li seguiva, li affiancava, li accompagnava, dando loro quella sicurezza di cui avevano bisogno sulle nostre strade. Non li lasciava mai soli.
Da oggi tutto questo lascia un vuoto enorme, impossibile da colmare. Noi che lo abbiamo conosciuto e che grazie a lui abbiamo imparato valori importanti, non solo per essere atleti ma soprattutto grandi donne e uomini, porteremo per sempre dentro di noi i suoi insegnamenti.
Ma voglio concludere con un pensiero che possa alleviare almeno un poco la tristezza che da questo pomeriggio non ci abbandona: il suo lavoro qui sulla terra è finito, ma domani in cielo sono sicuro che ad aspettarlo, con la sua bicicletta, ci sarà Samuele Privitera il suo atleta un nostro caro amico che da dieci mesi ci manca tantissimo.





