In riferimento al comunicato sindacale USB pubblicato oggi, il gruppo “Docenti contro il riarmo” diffonde un articolato documento rivolto principalmente al personale scolastico, chiedendone la pubblicazione integrale.
Il testo si apre con una serie di domande rivolte ai colleghi: quando i docenti avrebbero dato il loro consenso affinché dirigenti o ministeri decidessero autonomamente a quali proposte didattiche debbano partecipare gli studenti; quando si sarebbe scelto di rinunciare al proprio ruolo decisionale; quando si sarebbe smesso di interrogarsi sulle finalità educative delle iniziative imposte “dall’alto”, senza confronto né dibattito.
Il gruppo riconosce che da tempo la scuola vive una progressiva perdita di controllo sulle attività proposte alle classi, complice l’aumento di incombenze burocratiche che sottraggono energie all’insegnamento. Ma gli eventi recenti — spiegano — rendono necessario fermarsi e prendere posizione.
Al centro della contestazione c’è l’iniziativa nazionale del Ministero dell’Istruzione “I come Intelligence”, rivolta agli studenti del biennio delle scuole superiori per promuovere la conoscenza della storia dei servizi segreti italiani e della sicurezza nazionale. L’evento, che la prossima settimana farà tappa anche a Imperia, nella palestra dell’IIS “G. Ruffini”, prevede la presentazione delle figure principali dell’intelligence italiana e il rilascio agli studenti di un attestato da “agenti segreti in erba”.
Secondo i docenti firmatari, in diversi istituti la partecipazione sarebbe stata di fatto imposta, senza passare dai consigli di classe, senza possibilità di replica e comunicata ai docenti tramite semplice circolare, con tanto di nomina per l’accompagnamento. Una prassi definita “sgradevole”, ormai diffusa e fonte di contestazioni.
Il gruppo solleva poi una critica di merito: è legittimo — sostengono — interrogarsi sull’utilità didattica e formativa di un’attività che, a loro giudizio, presenta tratti propagandistici, militaristi e bellicisti. In un contesto internazionale segnato da tensioni e conflitti, e in un Paese in cui si discute periodicamente di leva e riarmo, proporre a quindicenni un evento che esalta la vita da agente segreto rischierebbe, secondo i docenti, di avere finalità di indottrinamento.
Il comunicato insiste su un punto: nessuno avrebbe chiesto ai docenti se tale iniziativa fosse coerente con le progettazioni didattiche, con l’educazione civica, con le finalità educative delle discipline. Né sarebbe stato chiesto alle famiglie se preferissero, ad esempio, che la palestra del Ruffini rimanesse disponibile per le attività motorie anziché ospitare per un’intera settimana l’evento ministeriale.
Il gruppo invita quindi a esercitare lo spirito critico che la scuola insegna: perché il Ministero propone approfondimenti sull’intelligence a studenti in età dell’obbligo? Qual è il messaggio implicito? A chi giova?
Pur lasciando a ciascuno la libertà di trarre le proprie conclusioni, i docenti dichiarano apertamente la loro posizione: non intendono allinearsi, rivendicano il diritto di esprimere dissenso e di rifiutare l’accompagnamento delle classi a iniziative che ritengono in contrasto con i valori educativi della scuola.
Il comunicato si chiude con un appello ai colleghi: rifiutare di essere “ingranaggi attivi nella macchina della militarizzazione della scuola” e declinare l’invito ad accompagnare gli studenti a questa e ad altre iniziative analoghe.





