Attualità - 08 maggio 2026, 08:55

Liguria, aree idonee FER: “La bellezza è la vera ricchezza da difendere dalla speculazione”

Dopo l’approvazione del Piano Energetico Regionale, cresce l’attenzione sulla futura legge che definirà le aree idonee agli impianti rinnovabili: al centro tutela del paesaggio, consumo di suolo e reale efficienza produttiva

Liguria, aree idonee FER: “La bellezza è la vera ricchezza da difendere dalla speculazione”

Con l’approvazione del Piano Energetico Regionale, la politica ligure si prepara ora ad affrontare una sfida considerata ancora più delicata: la definizione della normativa sulle aree idonee e non idonee ad ospitare impianti di produzione da fonti energetiche rinnovabili (FER). Secondo quanto emerso finora, sia il piano già approvato sia la futura normativa sembrano orientati verso la massima limitazione del consumo di suolo e verso la preferenza per siti già utilizzati, degradati o cementificati. Un indirizzo che viene accolto positivamente da chi chiede una transizione energetica compatibile con le peculiarità del territorio ligure.

Una linea che arriverebbe dopo l’approvazione del Governo del Decreto Aree Idonee e dopo settimane di acceso dibattito sul tema dell’eolico in Liguria. L’obiettivo, secondo i promotori di questa impostazione, sarebbe quello di tutelare la fragilità e l’unicità ambientale, paesaggistica e culturale della regione, limitando l’impatto degli impianti e scoraggiando iniziative considerate speculative o poco utili al bene comune. Nel comunicato emerge però anche la convinzione che si sarebbe potuto fare di più. In particolare, viene sottolineata la necessità di chiarire senza ambiguità che “non tutti i territori sono uguali e ugualmente disponibili alle diverse tipologie di impianti di produzione da FER”.

Allo stesso modo, si evidenzia come i numerosi vincoli e strumenti di tutela presenti sul territorio non debbano essere considerati “ostacolo al progresso” o “fastidioso lacciuolo” alla libertà d’impresa, bensì la prova concreta di una ricchezza ambientale e paesaggistica da preservare. Un aspetto ritenuto particolarmente importante riguarda poi la valutazione della reale producibilità degli impianti. Sempre più regioni italiane, infatti, stanno iniziando a considerare non soltanto la potenza nominale dichiarata, ma anche l’effettiva resa energetica. Il ragionamento è semplice: un grande impianto da 200 MW nominali che produca molto meno nella pratica rischia di avere un impatto enorme sul territorio senza apportare benefici proporzionati alla transizione ecologica. Da qui la richiesta di valutazioni più rigorose sull’efficienza reale dei progetti.

Gli estensori del documento rimandano comunque il giudizio definitivo alla pubblicazione del testo finale della legge regionale, ribadendo però la volontà di continuare a sostenere “una transizione realmente ecologica” che metta al primo posto l’equilibrio tra sviluppo energetico, ambiente e territorio. Nel passaggio conclusivo, il comunicato richiama con forza le responsabilità della politica regionale. Le decisioni degli amministratori saranno determinanti per evitare nuove aggressioni ai territori e ulteriori scempi paesaggistici e ambientali.

Il riferimento è alle ferite lasciate in passato da cementificazione selvaggia, ecomostri e opere ritenute inutili o dannose. Un monito che porta ad una conclusione netta: “La bellezza è la ricchezza più utile”. E la Liguria, si legge, resta “uno scrigno che non merita di essere ulteriormente impoverito”.

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