Nel mondo degli sport acquatici, le certificazioni si moltiplicano. Bastano un weekend, un esame online, a volte nemmeno quello, e il mercato si riempie di istruttori che hanno un pezzo di carta ma non sempre una storia sportiva alle spalle. Chi vuole formarsi seriamente, che si tratti di ottenere un brevetto o di partecipare a un workshop, si trova davanti a una domanda che nessun sito risponde mai con chiarezza: chi mi sta insegnando, e cosa ha fatto prima di me?
Il problema è che nessuna certificazione risolve da sola
Esiste un equivoco diffuso nel mondo della formazione sportiva: l'idea che una certificazione, per quanto autorevole, sia sufficiente a garantire la qualità di chi insegna. Non è così. Un brevetto attesta che qualcuno ha superato un esame, non che sappia trasferire la propria competenza a chi sta imparando. Sono due abilità diverse, che richiedono percorsi diversi e una selezione che la maggior parte delle accademie non prevede nemmeno.
SUP Italy Academy ha costruito il proprio modello formativo su un principio diverso. I Docenti Nazionali non vengono scelti per disponibilità o vicinanza geografica, ma per curriculum. Ogni disciplina ha il proprio Docente, che ne definisce i contenuti didattici, redige la dispensa ufficiale e stabilisce gli standard che tutti i Formatori devono rispettare. Un sistema che separa la competenza tecnica dalla capacità didattica, verificando entrambe prima di affidare a qualcuno la formazione di nuovi istruttori.
I docenti nazionali: storie sportive che diventano metodo
Reza Nasiri è uno di quei nomi che nel mondo della canoa e del kayak non hanno bisogno di presentazioni. Il suo palmares internazionale occupa quasi una pagina intera, con podi e riconoscimenti che pochi atleti italiani possono vantare in discipline acquatiche. Eppure, la maggior parte di chi si iscrive ai suoi corsi non lo sa. Non perché l'informazione sia nascosta, ma perché il mercato degli sport acquatici comunica male, e chi ha davvero qualcosa da dire spesso non è quello che urla più forte.
Cornelia Rigatti porta nel paddleboarding un background agonistico di livello internazionale, con medaglie che raccontano anni di dedizione a una disciplina che in Italia stenta ancora a ricevere il riconoscimento che merita. Elisa Barzoi ha fatto qualcosa di più difficile: ha creato dal nulla una disciplina nuova, il SUP yoga flow, integrando per la prima volta la meteorologia nella pratica dello yoga e costruendo intorno a questa intuizione un corso che ha formato istruttori in tutta Italia e persino all'estero.
Tutti i percorsi formativi che questi docenti conducono rilasciano certificazioni riconosciute dal CONI attraverso AICS, il che significa che ogni brevetto ottenuto ha valore legale e assicurativo su tutto il territorio nazionale. Non sono profili costruiti per fare marketing. Sono storie reali, verificabili, che trasformano ogni corso in qualcosa di più di una sequenza di esercizi: un'opportunità di imparare da chi ha già percorso la strada che si vuole intraprendere.
I formatori: quando l'esperienza si distribuisce su tutto il territorio
Un'accademia nazionale affronta sempre lo stesso problema: come garantire che la qualità non dipenda dalla regione in cui si svolge il corso. La risposta di SUP Italy Academy è il sistema dei Formatori, istruttori già brevettati che, dopo un percorso specifico di abilitazione, ottengono il diritto di tenere i corsi al posto del Docente Nazionale, seguendo la dispensa ufficiale e rispettando gli standard stabiliti dalla disciplina.
Antonio Silba è il caso più emblematico di questo modello. Formatore nazionale per il SUP flat water e il SUP rescue, attivo in Sardegna, porta con sé un curriculum che attraversa discipline e federazioni: certificazioni ISA, VDWS, FISSW, AICS, esperienza diretta come Watersport Head Instructor, competenze trasversali quindi in windsurf, wing, SUP e SUP WAVE. Non un istruttore con un brevetto generico: un professionista con una mappa di competenze che pochi nel settore possono mostrare.
Gli istruttori e formatori di SUP Italy Academy coprono oggi quasi ogni regione italiana, con la capacità di spostarsi nelle aree limitrofe quando necessario. Una rete pensata non per moltiplicare i corsi, ma per garantire che chiunque, dalla Sardegna alla Romagna, dalla Riviera alla Sicilia, possa accedere alla stessa qualità formativa senza dover viaggiare fino al Docente Nazionale.
Un sistema che si autoseleziona: perché diventare formatore non è per tutti
Il percorso per diventare Formatore di SUP yoga flow è forse l'esempio più eloquente della filosofia di SUP Italy Academy. Non bastano competenza tecnica e voglia di insegnare: occorre frequentare il corso per tre volte, la prima per diventare istruttore, la seconda come propedeutica, la terza guidando personalmente il corso sotto supervisione. A questo si aggiunge la redazione di una tesina e l'assistenza ad almeno due corsi completi. Un percorso che richiede un minimo di tre anni, e che quest'anno ha prodotto le prime due Formatrici.
Tre anni. Per insegnare yoga su una tavola da SUP. Può sembrare eccessivo, fino a quando non si capisce cosa sta davvero cercando questo sistema: non istruttori capaci di replicare una sequenza di esercizi, ma professionisti in grado di adattare la pratica alle condizioni meteorologiche, di leggere il gruppo, di trasformare ogni variabile ambientale in uno strumento didattico. Una difficoltà che, dal punto di vista di chi si iscrive a un corso, è la migliore garanzia disponibile.
Chi insegna nei corsi di SUP Italy Academy ha superato una selezione che il mercato non impone, ma che l'eccellenza richiede. E questa, alla fine, è l'unica risposta seria alla domanda che ogni aspirante istruttore dovrebbe porsi prima di scegliere dove formarsi.
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