Politica - 26 aprile 2026, 12:12

Ventimiglia Futura: “Difendere un antifascismo inclusivo è indispensabile. Il 25 Aprile non può essere ostaggio di minoranze radicalizzate”

L’associazione interviene sul caso di Ventimiglia e sulle tensioni nazionali: “Il dissenso è legittimo, ma non quando impedisce agli altri di partecipare a un rito civile condiviso”

Ventimiglia Futura: “Difendere un antifascismo inclusivo è indispensabile. Il 25 Aprile non può essere ostaggio di minoranze radicalizzate”

Nel dibattito che ogni anno accompagna le celebrazioni del 25 Aprile, l’associazione Ventimiglia Futura interviene con una riflessione che parte dal contesto nazionale per arrivare agli episodi verificatisi in città. L’associazione sottolinea come la Festa della Liberazione, “fondamento della nostra Repubblica e della sua identità democratica”, stia diventando sempre più spesso terreno di tensioni e contrapposizioni.

Secondo Ventimiglia Futura, accanto alla partecipazione ampia e sentita di cittadini, istituzioni e associazioni, emergono dinamiche conflittuali alimentate da “frange minoritarie, organizzate e molto visibili”, che tenderebbero a trasformare la ricorrenza in uno spazio di scontro ideologico. Un fenomeno che, secondo l’associazione, non può essere ignorato: “L’antifascismo non è mai stato patrimonio esclusivo di una parte, né può diventare uno strumento di esclusione. La Resistenza è stata un’esperienza plurale”.

In questo quadro si inserisce il riferimento al caso di Ventimiglia, definito emblematico proprio perché avvenuto in una realtà locale. Durante i momenti più solenni della commemorazione – il silenzio in onore dei caduti e l’inno nazionale – alcuni gruppi avrebbero continuato a fare rumore con tamburi, fischietti e urla, impedendo a molti cittadini di vivere pienamente il rito civile. Per l’associazione, non si può liquidare l’episodio come semplice pluralismo: “Il dissenso è parte della democrazia, ma quando nega agli altri la possibilità di partecipare, diventa prevaricazione”.

Ventimiglia Futura osserva come spesso, per evitare tensioni, prevalga una tolleranza che rischia di trasformarsi in “resa silenziosa”, lasciando spazio a chi impone le proprie regole. Da qui l’appello a riaffermare con chiarezza che l’antifascismo non può essere separato dalla pratica democratica: “Non basta richiamarsi ai valori della Resistenza: occorre incarnarli nei comportamenti, nel rispetto delle istituzioni, nella convivenza con le differenze”.

L’associazione richiama la necessità di difendere il carattere inclusivo e popolare del 25 Aprile, prendendo le distanze da derive che, pur collocandosi nello stesso campo valoriale, rischiano di indebolirlo. “Se la Festa della Liberazione diventa terreno di scontro tra minoranze rumorose, perde la sua forza simbolica e politica”, afferma la nota.

La conclusione è un invito alla responsabilità collettiva: restituire al 25 Aprile il suo significato autentico, evitando che pratiche incompatibili con la cultura democratica vengano tollerate proprio nel nome dell’antifascismo.

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