Eventi - 25 aprile 2026, 12:36

Sanremo celebra il 25 aprile tra tensioni e memoria: corteo partecipato, appelli a unità, pace e antifascismo (Foto e Video)

Momenti di attrito prima della partenza, poi lo svolgimento regolare della manifestazione tra discorsi istituzionali, memoria della Resistenza e interventi dei giovani

È stato sicuramente un 25 aprile diverso dal solito, quello che abbiamo vissuto oggi a Sanremo, per il caso avvenuto tra le associazioni d’arma, l’Anpi ed il collettivo studentesco ‘Papavero Rosso’, poco prima dell’inizio del corteo (la notizia QUI).

Dopo i diversi tentativi di mediazione tra le parti, in particolare ad opera delle forze dell’ordine presenti, il corteo si è snodato secondo il percorso previsto, tra via Matteotti, corso Mombello e Pian di Nave, dove si è concluso con la lettura della preghiera del ‘Ribelle’ di Teresio Olivelli e con i discorsi del sindaco di Sanremo e l’orazione ufficiale, affidata al Prof. Nanni Perotto ai giardini ‘Gino Napolitano’ oltre all’intervento musicale della giovane orchestra ‘Note Libere’ che ha eseguito l’inno nazionale.

Questo il discorso del sindaco di Sanremo, Alessandro Mager: “Autorità religiose, civili e militari, care concittadine e cari concittadini, ci ritroviamo oggi per ricordare l’81º anniversario della Liberazione, una data che non è soltanto celebrazione della memoria, ma rappresenta il battito della nostra democrazia: un battito che deve risuonare con ancora maggiore forza in questo periodo storico segnato da conflitti e incertezze globali. Sanremo non è stata spettatrice della storia, bensì protagonista consapevole. Le nostre colline, i sentieri del nostro entroterra, sono stati luoghi di coraggio, solitudine ed estremo sacrificio. È lì che tanti giovani della nostra terra hanno scelto la strada più difficile, spinti da un profondo amore per la libertà. Come ha scritto Italo Calvino, che proprio tra questi caruggi e queste montagne ha formato la sua coscienza civile, tutti i giovani si erano fatti un’idea che un mondo nuovo stesse per nascere. Quel mondo nuovo è la democrazia che oggi viviamo, libera dall’oppressione nazifascista. Ma non dobbiamo mai dimenticare il prezzo altissimo che è stato pagato. Sanremo è medaglia d’argento al valore militare, un riconoscimento che racchiude il dolore delle famiglie, il sacrificio dei singoli e la forza di una popolazione che non si è piegata. Il percorso di questa mattina, nei luoghi della memoria, ci ha ricordato che quei nomi incisi nella pietra sono parte viva della nostra storia. La Resistenza, infatti, non è stata soltanto un fatto militare, un conflitto tra eserciti: è stata prima di tutto un fatto morale, come ci ricorda ancora Calvino. È stata la scelta individuale di dire no all’ingiustizia, anche quando dire sì sarebbe stato molto più facile. Oggi, però, non possiamo limitarci a guardare al passato. Viviamo un tempo attraversato da tensioni, da venti di guerra che soffiano non lontano da noi e da pesanti incertezze che minano la coesione sociale. Celebrare il 25 aprile oggi significa affermare con rinnovata forza il valore della pace, della dignità umana e della giustizia sociale. Significa ribadire che la libertà non è un privilegio acquisito una volta per tutte, ma un bene fragile che richiede costante cura e attenzione. E ai giovani voglio dire: la libertà che vivete ogni giorno non è scontata. Come ci ha insegnato la senatrice Liliana Segre, coltivare la memoria è ancora oggi un vaccino prezioso contro l’indifferenza, e ci aiuta, in un mondo così pieno di ingiustizie e sofferenze, a non voltarci dall’altra parte. Il cuore e il senso del 25 aprile sono proprio racchiusi in queste parole: non voltarsi dall’altra parte. L’indifferenza, infatti, è stata la complice silenziosa del nazifascismo ed è ancora oggi la minaccia più subdola per la nostra democrazia. Resistenza, oggi, significa proprio questo: opporsi alla cultura della violenza, difendere i diritti di ogni persona senza distinzione alcuna, prendersi cura della propria comunità. Onorare questa data vuol dire assumersi ogni giorno una responsabilità precisa: essere sentinelle dei valori della Costituzione, costruire comunità solidali, proteggere i più fragili e non permettere ad alcuno di calpestare la dignità altrui. A tutti voi, all’ANPI e a coloro che custodiscono il valore della memoria, alle Forze Armate e ai presìdi di sicurezza, ai volontari che ogni giorno formano la rete della nostra solidarietà e ai giovani, rivolgo il mio più sincero ringraziamento. Concluderemo questa giornata con l’ammaina bandiera, ma l’impegno civile che rinnoviamo oggi deve accompagnarci ogni giorno dell’anno, in ogni ufficio, in ogni scuola, in ogni casa della nostra città. Perché oggi, celebrando la Liberazione, non guardiamo soltanto all’aprile del 1945. Guardiamo a quel mondo nuovo che Calvino ha visto nascere negli occhi dei partigiani. Quel mondo è nelle nostre mani. È la nostra responsabilità. Essere liberi significa, in fondo, avere ogni giorno la responsabilità di proteggere anche la libertà degli altri. Buon 25 aprile a tutti”.

Questa l’Orazione ufficiale del Prof. Nanni Perotto: “Oggi non è soltanto, come dicono alcuni, la festa di San Marco. Oggi è la Festa della Liberazione dall’occupazione nazifascista. Ed è bello pensare che qui, come in tutte le piazze d’Italia, nella nostra provincia e ovunque, si stia facendo festa. Una festa particolare, una festa parziale, perché viviamo un momento tragico, ma che deve essere comunque un giorno di festa e di ringraziamento. Se vogliamo, anche un giorno di concordia: la concordia di quelle forze sane che si unirono per sconfiggere il fascismo. Certo, siamo in un Paese in cui certe parole sono ancora difficili da pronunciare. Ma siamo in un Paese libero e democratico perché c’è chi ha combattuto, chi è morto per la libertà, per la democrazia, per la giustizia. E c’è invece chi quei valori ha cercato di distruggerli con la violenza, con la morte, con ciò che sappiamo essere stata la dittatura. Ed è per questo che la festa del 25 aprile è ancora una festa divisiva. Divide chi festeggia, credendo che i valori della Costituzione, della libertà, della giustizia e della pace siano fondamentali, da chi invece non festeggia, da chi celebra il Ventennio e i nuovi fascismi. Questa divisione deve rimanere chiara...”

Al termine hanno preso la parola i ragazzi di ‘Papavero Rosso’ che, esponendo i loro striscioni e i loro vessilli, hanno ribadito il secco “No” a qualsiasi tipo di fascismo: “Sappiate che saremo sempre qui a vigilare, pronti a fermarvi” hanno detto, leggendo poi alcuni passaggi di una lettera inviata da un partigiano 19enne, poco prima di essere giustiziato.

Un 25 aprile, come detto, un po’ diverso dal solito, per l’assenza delle associazioni d’arma, ma molto partecipato da normali cittadini, che hanno sfilato in corteo ed hanno ascoltato i discorsi finali. Rimane l’augurio, da parte di tutti, che per il prossimo anno ci possa essere una unità di intenti e valori tra chi festeggia un momento importantissimo per la nostra nazione, ovvero la Liberazione dall’oppressione fascista, nel 1945.

Carlo Alessi

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