Attualità - 22 aprile 2026, 10:24

Sanremo, giovani e dipendenze digitali: al Palafiori esperti e istituzioni a confronto con gli studenti (Foto e Video)

Dal rischio isolamento ai pericoli della rete: confronto diretto con 200 ragazzi e strategie di prevenzione condivise

Al Palafiori di Sanremo, nella Sala Ninfea, si è svolto il convegno “Perché siamo qui, dipendiamo?”, promosso dall’assessorato ai Servizi Sociali del Comune insieme al Distretto Lions 108 Ia3. Un appuntamento dedicato soprattutto ai giovani tra i 15 e i 17 anni, con l’obiettivo di sensibilizzare sulle nuove forme di dipendenza legate al digitale, dai social ai videogiochi online. Circa 200 studenti hanno partecipato a una giornata che ha alternato interventi di esperti a momenti di confronto diretto, musica e dialogo, in un clima pensato per coinvolgere attivamente i ragazzi. Il vicesindaco Fulvio Fellegara ha sottolineato l’importanza della prevenzione:
«Riteniamo fondamentale investire nella sensibilizzazione, offrendo strumenti concreti per riconoscere i rischi e sviluppare un uso consapevole delle tecnologie».

Dipendenze digitali e rischi reali

Tra gli interventi più incisivi, quello del commissario della Polizia di Stato, Salvatore Crupi, che ha evidenziato come il fenomeno sia in crescita:
«Le dipendenze non devono essere sottovalutate: oggi viviamo in un mondo digitale dove vulnerabilità come il debito possono diventare terreno fertile per la criminalità». Crupi ha anche sottolineato come i social influenzino direttamente la vita reale, contribuendo alla formazione di opinioni e comportamenti: «Il rischio è che i giovani costruiscano la propria cultura su un mondo meno controllato rispetto a quello reale». Un dato preoccupante riguarda i cosiddetti “nativi digitali”, indicati come «la punta dell’iceberg» di un fenomeno destinato a crescere.

Numeri in aumento e “malattia sociale”

Marco Mollica, direttore del Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze ASL 1 Imperiese, ha fornito un quadro chiaro: circa 5.000 utenti in carico ai servizi, a cui si aggiunge un “numero oscuro” legato allo stigma. «Le situazioni più gravi sono quelle di polidipendenza, che portano a cronicizzazione e coinvolgono l’intero contesto sociale», ha spiegato. Tra le conseguenze più rilevanti emerge la depressione: «Nel 2030 sarà la patologia più diffusa al mondo». Da qui l’importanza della prevenzione e del dialogo: «Parlare è fondamentale per superare vergogna e isolamento».

Il ruolo della comunità e delle istituzioni

Anche il Distretto Lions ha ribadito il proprio impegno, con il governatore Mauro Imbrenda: «Vogliamo creare una rete nelle comunità per dare ai giovani strumenti utili ed evitare che cadano in errori pericolosi». Il messaggio condiviso è chiaro: serve collaborazione tra scuole, famiglie, istituzioni e associazioni.

“Siamo tutti un po’ dipendenti”

Tra gli ospiti più attesi, lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Lavenia, che ha lanciato una riflessione provocatoria: «Forse oggi sarebbe corretto dire che siamo tutti un po’ dipendenti». Lavenia ha parlato di “bambini digitalmente modificati”, citando dati allarmanti:

  • il 24% dei bambini tra 2 e 3 anni ha già un profilo social
  • il 50% utilizza WhatsApp
  • il 70% usa dispositivi come tablet

«Non sanno leggere né scrivere, ma sono già immersi nel digitale», ha osservato. Secondo l’esperto, il problema nasce anche dalla società: «Abbiamo poco tempo e finiamo per delegare i figli agli schermi, creando veri e propri “orfani digitali”».

Consigli pratici per famiglie e ragazzi

Tra i suggerimenti più concreti emersi durante l’incontro:

  • dare il buon esempio: «I ragazzi imparano per imitazione»
  • stabilire regole condivise: «Colazione, pranzo e cena senza smartphone, per tutti»
Prevenzione come parola chiave

Il convegno si è chiuso con un messaggio condiviso da tutti i relatori: la prevenzione resta l’unico strumento davvero efficace. In un mondo sempre più digitale, l’obiettivo non è demonizzare la tecnologia, ma imparare a usarla con consapevolezza, evitando che diventi una trappola per le nuove generazioni.

Le interviste ai protagonisti della mattinata

Vice Sindaco e Assessore ai Servizi Sociali Fulvio Fellegara: “Oggi è tutto più complicato e il mondo ovviamente è cambiato, restano anche le dipendenze quelle classiche che purtroppo non sono sparite, sono molto importanti e vanno gestite, in qualche modo bisogna fare educazione anche su queste, ma chi si occupa di sociale deve guardare il mondo per com'è e gestire, provare insomma a stare sul pezzo anche sulle nuove dipendenze, che sono quelle digitali, ma ci sono quelle da alcolici, quelle da gioco d'azzardo, ci sono tantissime situazioni pericolose, i ragazzi sono i soggetti fragili in questo caso, sono in via di sviluppo, sono in crescita, hanno le loro incertezze, i loro bisogni, quindi in mezzo a tutto questo per fortuna ci sono degli esperti e delle associazioni che acudiscono, che se ne occupano e come Comune non posso che ringraziarli, a partire dall'ASL è il dottor Mollica che ha partecipato, copartecipato a questo evento, i Lions che sono sempre presenti anche su Comune di Sanremo, le Forze dell'Ordine, tutti i soggetti che in qualche modo aiutano a gestire avvenire incontro e chiudo con una parola magica che credo sia la più importante che è quella della prevenzione, fare educazione e prevenzione perché reprimere dopo serve a poco, bisogna provare a stare sul pezzo prima, non è facile, è tutto molto complesso, ma bisogna sempre provarci.”

Il Commissario della Polizia di Stato Salvatore Igrupi: "Le dipendenze non devono essere sottovalutate perché viviamo in un mondo in cambiamento, un mondo oggi digitale e la dipendenza quando incontra dei fattori come ad esempio il debito spesso diventa terreno fertile per la criminalità, la criminalità organizzata e diffusa che sfruttano queste vulnerabilità dei giovani per appunto entrare in loro possesso, controllarli, avere una forte influenza su di loro e di conseguenza andare a insinuarsi nelle fragilità dei più giovani, soprattutto in questo mondo ancora per molti sconosciuto che è quello digitale.” Come vive, da giovanissimo, le dipendenze dei quasi suoi coetanei con le dipendenze digitali? “Continuo a viverla, continuo a aggiornarmi, l'ho vissuta con curiosità, è ovvio che in un primo momento i fenomeni devono sempre essere abbracciati con favore soprattutto se possono portare a risvolti positivi, allo stesso tempo bisogna sapere riconoscere subito le criticità di ogni cambiamento e quindi andare ad arginare quelli che possono essere le degenerazioni degli vari utilizzi. I pericoli per i più giovani sono social ma hanno conseguenze nella vita reale, nella realtà, perché oggi tramite social si fa una campagna di informazione, si diffonde un pensiero di massa, una cultura e quindi il pericolo è che i giovani oggi possano andare a formarsi, a crearsi un'opinione, una cultura che venga prodotta dal mondo digitale, un mondo che è meno controllato rispetto a quello reale, a quello che c'è all'interno delle scuole, a quello che c'è all'interno degli oratori, nelle associazioni e quindi il rischio è questo, è la degenerazione, l'influenza culturale che può avere nel mondo reale. “I numeri sono crescenti, perché è un fenomeno che fino a qualche anno fa non esisteva, quindi è un fenomeno nuovo, sempre più giovani oggi vivono letteralmente la loro vita all'interno di un ecosistema digitale, quindi un fenomeno che prima non esisteva oggi non può che andare a crescere. La punta dell'iceberg sono i giovanissimi, sono proprio i nativi digitali, le persone che nascono già all'interno di questo ecosistema e non conoscono ciò che c'è al di fuori e questo alla punta dell'iceberg è il vero problema e soprattutto la vera sensibilizzazione va fatta soprattutto nei confronti dei nativi digitali, di questi super giovani che non hanno fatto in tempo a vedere ciò che c'era prima.”

Marco Mollica, Direttore Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze: “Ringrazio per questa occasione, questa giornata di studio, di convegno, di incontro con i ragazzi che sono i destinatari di questa iniziativa. Poi mi consente di ringraziare tutti gli operatori che lavorano nel Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze che io dirigo ormai dal 2022 e che nel tempo ha sviluppato tutta una serie di interventi di promozione della salute, di prevenzione e di assistenza nel campo delle dipendenze comportamentali, delle dipendenze tradizionali. Abbiamo in carico circa, in totale, circa 5.000 utenti, sono tantissimi per non parlare del cosiddetto numero nascosto, del numero oscuro, nel senso che ancora oggi per effetto dello stigma, tantissimi, non solo i giovani, gli adulti di tutta l'età, non si rivolgono ai servizi per paura di essere stigmatizzati, in buona sostanza si vergognano. E' un po' lo scopo dell'iniziativa di oggi, avere il coraggio di parlare, di affrontare insieme i problemi di discutere e questo avviene anche attraverso un modo che è la peer education, di cui credo parleremo oggi, di cui sentiremo anche autorevoli esperti e il confronto proprio con i giovani diretto sul campo. “Il nostro sforzo è quotidiano, ci sono servizi in tutti i distretti del nostro territorio e lì lavorano professionisti impegnati a vario livello come medici, psicologi, assistenti sociali, educatori tecnici di riabilitazione, infermieri, operatori socio-sanitari. Insieme si può e bisogna anzi, in questo caso, non smettere mai di continuare a avere come scopo la salute perché, come dice lo slogan dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, non c'è salute senza salute mentale. Sono i casi di polidipendenza, di polipatologia, purtroppo si associano dipendenze comportamentali ad altro tipo di dipendenze e quindi questo poi provoca inevitabilmente la cronicizzazione, la complicazione del problema, ma non riguarda solo il diretto interessato, la persona, il ragazzo, riguarda tutto il contesto, quindi questo rischia poi di diventare una vera e propria malattia sociale. La conseguenza più grave è la depressione. Nel 2030, in tutto il mondo, la depressione sarà la patologia più frequente, al mondo più della carie". Quali consigli può dare ai genitori? “Certamente è quello di segnalare, di rivolgersi, loro che sono i primi caregiver, coloro che curano la salute delle persone, di rivolgersi ai servizi, di farsi aiutare da professionisti competenti e esperti. Abbiamo la possibilità di farlo in maniera integrata, cioè oggi l'integrazione sociosanitaria non è solo il segno simbolo di questa riforma, ma deve essere proprio il suggello a un'iniziativa che è quella di cooperare tutti allo stesso fine. Dobbiamo mettere insieme tutte le nostre risorse, anche se non ne abbiamo tante in questa parte dell'estremo ponente ligure, per lo stesso fine. Quindi la cooperazione con i familiari, con le associazioni dei familiari, con l'associazione degli utenti è fondamentale per prevenire questo problema.”

Mauro Inbrenda, Governatore Distretto Lions: “Il nostro impegno come Lions International è quello di essere presenti accanto ai giovani e come diceva il vice sindaco il nostro impegno è quello di prevenire. Ecco che noi abbiamo il piacere di creare quella giusta rete nelle comunità di cui noi siamo parte per creare eventi come questi, porre l'attenzione ai giovani e sui giovani e dare loro gli strumenti per poter far meglio ed evitare quegli errori in cui chiunque di noi potrebbe cadere. Noi siamo a disposizione, questo è il messaggio che vogliamo dare come Lions, a disposizione delle nostre comunità per poter far meglio, partendo dai giovani e non lasciando nessuno indietro.”

Lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Lavenia: “Forse in questo momento sarebbe corretto dire che siamo tutti un po' dipendenti, un po' come il titolo della giornata. Noi abbiamo bambini e adolescenti digitalmente modificati, sin da piccolissimi hanno accesso ai device, consideri una nostra indagine fatta con la società italiana di pediatria condivisa dice che bambini di 2 e 3 anni il 24 per cento ha già un profilo social e il 50 utilizza whatsapp e il 70 ha già in mano un ipad. Non sanno leggere, non sanno scrivere, però i genitori magari creano un account social perché poi quando saranno grandi questi bambini, altrimenti a parere di alcuni genitori, potrebbero essere diversi dagli altri. Questo è il grande cortocircuito in cui stiamo vivendo e proprio per questo bisogna creare maggiore consapevolezza. Io lotto da un po' di anni per il divieto d'accesso ai social fino a una certa età, ma soprattutto il patentino digitale obbligatorio, cioè fare un percorso di consapevolezza e acquisire appunto una certificazione che ci permetta di accedere ai social in maniera un po' più consapevole. Io penso che noi viviamo in una società iper competitiva e che ha anche poco tempo a disposizione. Avendo poco tempo a disposizione abbiamo poco tempo, ahimè, per i nostri figli e questo ci sta portando a delegare i nostri figli al digitale. Consideri, io spesso richiamo, abbiamo tanti orfani digitali, è un po' quello che sta capitando. Magari quando siamo al ristorante, quando siamo stanchi, mettiamo i nostri figli davanti allo schermo e da qui però poi si inizia ad attivare quel meccanismo compulsivo che poi porta alla dipendenza, oppure l'idea nei nostri figli che quello strumento è più importante della relazione. Dobbiamo ricordarci che i ragazzi imparano per imitazione, non per le parole che diciamo, ma per quello che osservano e questo è un primo consiglio. Il secondo che forse posso dare, una buona provocazione, colazione, pranzo e cena, tutti senza smartphone, ma le regole devono valere per tutti.”

Carlo Alessi

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