Non solo Festival, non solo Tenco, non solo Rally o fiori. Sanremo è anche la città del Pride. Non uno slogan, ma una definizione che prova a raccontare una trasformazione più profonda, che tiene insieme memoria storica e scelte politiche recenti. A sintetizzarla, dal palco del Pride, è stato il consigliere comunale Vittorio Toesca, con una frase destinata a restare: “Sanremo è la città del Festival, del Tenco, del Rally, dei fiori, ma è anche la città del Pride”. Una presa di posizione che non guarda solo all’evento, ma a un’identità che la città sta progressivamente costruendo.
Dalla ‘Stonewall italiana’ a oggi: una storia che torna politica. Per capire davvero perché oggi si possa parlare di Sanremo come “città del Pride”, bisogna tornare al 1972, quando proprio qui si consumò uno degli episodi più significativi – e per lungo tempo rimossi – della storia dei diritti civili in Italia. Al Casinò si teneva un congresso internazionale di sessuologia che trattava l’omosessualità come una patologia. A quel linguaggio, a quella visione, risposero attivisti arrivati da tutta Europa, che scelsero Sanremo per una protesta destinata a segnare un punto di svolta. Una mobilitazione che, col tempo, è stata definita la “Stonewall italiana”, per il suo valore simbolico e politico.
Non si trattò soltanto di una contestazione, ma di una presa di parola: per la prima volta, le persone direttamente coinvolte rivendicavano il diritto di raccontarsi, di esistere, di non essere più oggetto ma soggetto del discorso pubblico. È da qui che prende forma una linea di continuità che oggi torna al centro del dibattito cittadino, come affermato da Vittorio Toesca. “Sanremo è il luogo in cui è nato il primo movimento per i diritti civili in Italia nel 1972. Questa è una tradizione che va portata avanti: è un patrimonio culturale che dobbiamo preservare, difendere e promuovere. Anche perché, se guardiamo al contesto nazionale e internazionale, ci sono ancora molte questioni aperte. Penso in particolare al riconoscimento del matrimonio egualitario. Allo stesso tempo, però, Sanremo ha fatto dei passi importanti. Sono orgoglioso, ad esempio, di aver celebrato la prima unione civile nel Comune e del fatto che oggi vengano riconosciuti i figli delle coppie omogenitoriali. Sono segnali concreti sul piano dei diritti e delle pari opportunità. Abbiamo inoltre attivato la procedura per la certificazione di genere, primi in Liguria. È una delega che ho assunto con grande responsabilità e che sto portando avanti insieme ai servizi sociali. L’obiettivo è chiaro: essere un’avanguardia, un esempio, e continuare a sostenere le istanze di tutte e tutti”.
Una città che cambia: dalle celebrazioni alle politiche. Se la storia rappresenta il punto di partenza, è sul piano amministrativo che si misura oggi la direzione intrapresa. Negli ultimi mesi, Sanremo ha progressivamente introdotto strumenti e pratiche che segnano una “sterzata” sul fronte dei diritti. Dal riconoscimento dei figli delle coppie omogenitoriali all’attivazione della certificazione di genere – prima in Liguria – fino al ruolo attivo dei servizi sociali, emerge un modello che punta a tradurre le istanze del Pride in politiche concrete. Un passaggio che non è solo simbolico, ma che prova a incidere sul quotidiano delle persone.
Il rapporto tra società e politica. In questo quadro si inserisce anche la riflessione del vicesindaco Fulvio Fellegara, che introduce un elemento chiave: il rapporto tra società reale e dibattito pubblico. “È importante per proseguire un processo di inclusione, di solidarietà, di estensione dei diritti. Qua si parla di diritti di persone. Chi amministra sa che il mondo reale è molto spesso più avanti delle discussioni che si fanno via social, che si fanno in politica. Invece le persone in carne e rossa sono molto più avanti, i nostri giovani sono molto più avanti nel processo di integrazione, di accettazione e inclusione di tutta la sfera sessuale. Quindi io credo che sia doveroso continuare a ragionare di inclusività e di diritti delle persone”.
Una lettura che ribalta la prospettiva: non è la politica a guidare il cambiamento, ma spesso è la società a precederla, costringendola ad adeguarsi. Sanremo come laboratorio dei diritti, Il Pride, in questo senso, diventa solo una delle manifestazioni visibili di un processo più ampio. Non più evento isolato, ma parte di una traiettoria che intreccia cultura, amministrazione e partecipazione. Sanremo si propone così come laboratorio dei diritti, capace di mettere insieme dimensione simbolica e intervento concreto. Un ruolo che, inevitabilmente, la espone anche a una responsabilità più ampia: quella di essere riferimento, modello, punto di osservazione.
Definire Sanremo “città del Pride” significa dunque riconoscere una trasformazione in atto. Non sostituisce le altre identità – turistica, culturale, artistica – ma le affianca, arricchendo il racconto della città. Un passaggio che non si esaurisce in una giornata di corteo, ma che si misura nel tempo, nelle scelte e nella capacità di tenere insieme memoria e futuro. Perché, come emerge dalle parole istituzionali e dal percorso intrapreso, la questione non è più se il Pride appartenga a Sanremo, ma che ruolo Sanremo voglia avere dentro il Pride e, più in generale, nel dibattito sui diritti in Italia.





