È stata inaugurata nel pomeriggio, in piazza Nota, l’infiorata realizzata dagli artisti di Spello, uno degli appuntamenti più attesi del Festival dei Fiori 2026. Un’opera che ha preso forma fin dalle prime luci dell’alba, quando – alle 4 del mattino – i 40 infioratori umbri hanno iniziato a lavorare senza sosta, trasformando la piazza in un grande quadro floreale.
Un momento partecipato, che ha attirato fin dalle prime ore cittadini e turisti, incuriositi da un lavoro che, passo dopo passo, ha restituito alla città una delle espressioni più autentiche dell’arte effimera.
Un racconto floreale tra musica e televisione. L’infiorata, ideata dal bozzettista Gianni Donati, è costruita come un viaggio nella storia della musica e della televisione italiana, in linea con il tema del Corso Fiorito di quest’anno.
“È un’opera collegata al tema del Corso Fiorito di Sanremo – spiega Giuliano Torti, presidente degli infioratori di Spello –. Abbiamo rappresentato la storia della musica e della televisione e, nella parte finale, ci sono le icone come Vessicchio, Baudo e Mike Bongiorno”.
Il tappeto floreale si sviluppa come una pellicola che attraversa epoche e simboli: dal grammofono alle prime immagini televisive, fino al grande spettacolo contemporaneo. Al centro, il maestro Peppe Vessicchio dirige idealmente l’orchestra sopra il mare di Sanremo, mentre un delfino richiama il legame tra musica e natura. A completare la scena, la figura femminile con i fiori, simbolo della città.
Ore di lavoro, mesi di preparazione. Dietro l’opera inaugurata nel pomeriggio c’è un lungo lavoro iniziato molto prima dell’arrivo a Sanremo. “Il nostro bozzettista lavora per mesi – racconta Torti –. Poi ci sono incontri e riunioni per definire ogni dettaglio: dal disegno alla scelta dei fiori”. Una preparazione ancora più complessa quando si tratta di una trasferta: “Qui dobbiamo portarci tutto, dalle attrezzature ai macchinari per lavorare i fiori, fino agli strumenti per i dettagli più piccoli. Non possiamo permetterci imprevisti”.
Tradizione, territorio e collaborazione. L’opera si estende su circa 60 metri quadrati ed è realizzata con un mix di fiori secchi provenienti da Spello e fiori freschi del territorio sanremese. “Siamo circa 40 infioratori e utilizziamo sia fiori secchi nostri che fiori freschi messi a disposizione dal Comune di Sanremo e da Sanremo On – sottolinea Torti –. A loro va il nostro ringraziamento per l’ospitalità”.
Un legame che si rinnova- Quella del 2026 è una nuova tappa di un rapporto già consolidato tra Spello e Sanremo, unito dalla cultura del fiore. “Eravamo già stati qui quattro anni fa, davanti all’Ariston – ricorda Torti –. Tornare è un segno di continuità e di gemellaggio tra le due realtà”.
Un’opera che vive nel tempo (anche se per pochi giorni). Sono servite tra le 8 e le 10 ore di lavoro per completare l’infiorata, svelata ufficialmente nel pomeriggio tra curiosità e applausi. Un’opera destinata a rimanere visibile per tutto il fine settimana, prima di lasciare spazio, come ogni infiorata, al suo naturale dissolversi. Ma il segno resta. Perché dietro ogni petalo c’è una storia fatta di mani, esperienza e passione. E anche quest’anno Sanremo, città dei fiori, lo ha dimostrato ancora una volta.
































