Politica - 24 marzo 2026, 13:23

Referendum e identità locale, Imperiese in controtendenza: doppio Sì a Vallecrosia e spinta al centrodestra

Tra riforma Nordio e cambio di nome, risultati allineati solo nella “città della famiglia”. Negli altri centri prevalgono dinamiche diverse

Referendum e identità locale, Imperiese in controtendenza: doppio Sì a Vallecrosia e spinta al centrodestra

Un per cambiare il governo della giustizia e un altro per cambiare nome a una città: la provincia di Imperia si distingue rispetto al resto della Liguria, dove ha prevalso il No alla riforma Nordio, nel solco della bocciatura nazionale. Già, perché di referendum ce n'erano due, ma soltanto a Vallecrosia, per l'aggiunta della locuzione “al Mare”, voluta dall'eterogenea amministrazione in carica dal giugno scorso. E, curiosamente, i due risultati di fatto combaciano, pur trattandosi di quesiti e piani totalmente diversi: 55% a favore della nuova denominazione del Comune, 54,31% per la separazione delle carriere dei magistrati. Soltanto una constatazione, un rilievo statistico in una data storica per la “città della famiglia”, guidata da una maggioranza nella quale destra e sinistra s'incontrano in nome del civismo, dal sindaco Fabio Perri (ed dirigente provinciale di FdI) al vice Cristian Quesada (ex segretario provinciale del Pd).

Quanto al risultato referendario (i Sì hanno raggiunto quota 52,76%) in controtendenza rispetto all'esito nazionale e alle altre province liguri, va letto come la conferma della vocazione politica dell'Imperiese, fortemente orientata sul versante del centrodestra. In una consultazione popolare che aveva la pretesa di restare nell'alveo tecnico, ma ha finito per diventare una prova di forza a livello politico, anche per le difficoltà di comprendere a fondo contenuti e obiettivi della riforma giudiziaria proposta. Semmai, sorprende la netta affermazione dei No a Imperia (55,15%), dove il sindaco Claudio Scajola (è pure presidente della Provincia), da poco tornato in Forza Italia, che negli anni '90 aveva strutturato su mandato di Silvio Berlusconi (al quale gli "azzurri" speravano di poter dedicare la vittoria), si è speso per il cambiamento fino a entrare in polemica con il procuratore Alberto Lari.

Di segno opposto l'esito a Sanremo (54,94% per il Sì), dove la campagna referendaria aveva registrato il passaggio di diversi ministri e tra gli avvocati in amministrazione il sindaco Alessandro Mager non aveva nascosto di essere favorevole alla riforma. E negli altri centri più importanti spiccano i consensi raccolti a Ventimiglia (57,97%), Diano Marina (58,48%), Bordighera (55,06%), mentre a Taggia il No ha ridotto sensibilmente il gap (48,46%). Archiviato il referendum, si torna a pieno ritmo alla vita amministrativa, ma con l'attenzione già rivolta alle prossime chiamate alle urne, a cominciare dalle elezioni anticipate nella città delle palme, dove cresce il fermento per la composizione delle liste.

Gianni Micaletto

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