Un nostro lettore, G.Z., ci ha scritto in riferimento all’articolo sulla condizione del manto stradale di via Padre Semeria:
"Se si interpellasse un agronomo, si scoprirebbe facilmente che le radici delle piante si sviluppano in modo vigoroso verso le zone del substrato più ricche di acqua. In via Padre Semeria, tuttavia, non esistono sul lato a mare vie naturali o artificiali di espansione radicale, né sistemi efficaci che consentano un’infiltrazione controllata dell’acqua. Le piante, per sopravvivere, sono dunque costrette a espandersi in modo 'ribelle' verso le zone più umide. E allora viene spontanea una domanda: quali sono le 'sorgenti' d’acqua che le radici percepiscono e verso cui convergono? Le infiltrazioni sono infatti il risultato di tre fattori evidenti: fragilità dell’asfalto, inefficienza del sistema idrico e cattiva progettazione della raccolta delle acque piovane. Primo punto: l’asfalto. Chiunque, armato di un semplice piccone, potrebbe verificarne lo spessore e la resistenza, constatando quanto siano ridicoli se confrontati con quelli adottati in altre realtà, come nelle strade alberate francesi. Lì si realizzano interventi strutturali completi, con strati consistenti, sottoservizi organizzati e sistemi di irrigazione sotterranei integrati. A Sanremo, invece, assistiamo spesso a una scena paradossale: il giorno dopo una riasfaltatura, nuove rotture per lavori non urgenti compromettono quanto appena realizzato. Uno strato superficiale sottile, privo di una base adeguata, rende inevitabili crepe, deformazioni e cedimenti, aggravati dal passaggio di mezzi pesanti. Le infiltrazioni che ne derivano diventano, inevitabilmente, un richiamo per le radici dei pini marittimi. Secondo punto: il sistema idrico. Le continue rotture delle condotte, sia fognarie che potabili, causano interventi frequenti e rattoppi stradali eseguiti, nella maggior parte dei casi, senza criteri adeguati. Viene da chiedersi se esistano controlli reali o standard qualitativi richiesti dal Comune, osservando i risultati che si deteriorano nel giro di poco tempo. Terzo punto: la raccolta delle acque bianche. Durante gli eventi piovosi, via Padre Semeria si trasforma spesso in un percorso da rafting, con tombini sollevati, flussi incontrollati e situazioni di pericolo per chi transita. L’attuale sistema appare chiaramente inadeguato, probabilmente anche per la scelta discutibile di convogliare acque meteoriche nel sistema fognario. Tutto ciò porta a una conclusione semplice: i pini non hanno alcuna colpa. Fanno ciò che la natura impone loro per sopravvivere".
"Le lamentele dei cittadini sono comprensibili - prosegue il lettore - ma vanno distinte da chi propone soluzioni drastiche come l’abbattimento degli alberi, spesso per motivi legati a interessi estetici o economici. Quegli stessi pini, invece, rappresentano un valore paesaggistico e ambientale unico, contribuendo a creare un autentico ambiente mediterraneo. È necessario affrontare il problema alla radice — in senso tecnico, non botanico — attraverso una progettazione seria e integrata: rifacimento strutturale del manto stradale, revisione del sistema idrico e adeguamento della rete di raccolta delle acque. Solo così si potrà salvaguardare il patrimonio arboreo e, al tempo stesso, ridurre nel lungo periodo i costi di manutenzione. Aggiustiamo in maniera intelligente questa strada: ne guadagneranno la sicurezza, l’ambiente e le casse pubbliche.”





