“Nel Comune di Ventimiglia si è deciso che anche i consiglieri comunali devono entrare con il badge. Una scelta che va ben oltre la semplice organizzazione interna e che apre un problema politico serio: la trasformazione degli eletti in soggetti sottoposti a controllo amministrativo’. A dirlo è l’associazione Ventimiglia futura che spiega: “Chi è stato eletto dai cittadini non è un dipendente da gestire, né tantomeno da ‘filtrare’. È un rappresentante pubblico che deve poter accedere liberamente agli uffici, agli atti e alla macchina comunale per svolgere il proprio mandato. Introdurre un badge significa inserire un principio opposto: l’accesso non è più libero, ma subordinato a un sistema di autorizzazione.
Si dirà: è solo una misura tecnica. Ma è proprio dietro le misure ‘tecniche’ che spesso si nascondono le peggiori compressioni dei diritti. Perché oggi è il badge, domani possono essere gli orari, dopodomani le autorizzazioni. È un precedente pericoloso.
Ancora più grave è il contesto politico. Se il malumore riguarda anche consiglieri di maggioranza, è evidente che il problema non è ideologico, ma concreto. Quando persino chi sostiene l’amministrazione percepisce un ostacolo, significa che si è superato il limite della normale organizzazione.
Qui non si tratta di sicurezza, ma di un’impostazione che rischia di mettere sotto tutela il lavoro dei consiglieri. Un’impostazione che ribalta il principio democratico: invece di garantire piena agibilità agli eletti, si introducono strumenti che possono limitarla, controllarla, condizionarla.
La verità è semplice: la democrazia non si gestisce con i badge. Non si timbra l’ingresso per esercitare un mandato elettivo. E ogni tentativo di normalizzare questo approccio è un passo nella direzione sbagliata. Perché il punto non è quanto sia comodo o moderno il sistema. Il punto è che un consigliere comunale deve poter lavorare senza ostacoli. Sempre. E senza dover chiedere il permesso a nessuno” conclude l’associazione intemelia.





