Storia, archeologia e antropologia. "La regalità sacra presso gli antichi liguri" è stato il tema al centro dell'incontro, a ingresso gratuito, con il dottor Alessio Bellini svoltosi, ieri pomeriggio, nella biblioteca civica internazionale di Bordighera.
Un numeroso pubblico ha partecipato con interesse e attenzione all'evento, che rientrava nella rassegna 'Sguardi dentro e fuori di noi', presentato e moderato da Alberto Guglielmi Manzoni dell’associazione L'Uomo e il Pellicano, che ha cercato di far luce su una delle civiltà più enigmatiche del Mediterraneo. Bellini ha, infatti, guidato i presenti in una panoramica su chi erano i liguri e sulla loro diffusione storica. "Con il termine liguri vengono indicati gruppi di tribù autonome che non avevano unità politica centrale ma erano accumunati dalla lingua, da alcuni aspetti sociali e nel modo di combattere" - dice Alessio Bellini - "Il popolo, che dovrebbe essere nato intorno al cinque mila avanti Cristo, aveva un culto legato alla montagna, in particolare alla pastorizia, alla raccolta, alla caccia e alla lotta. Erano molto valorosi, resistettero alla conquista dei Romani per una decina di anni riuscirono addirittura a strappare ai Romani dei territori".
Un'analisi che ha intrecciato storia e spiritualità. "Il termine liguri, tra le varie ipotesi, può derivare da 'Liguro', pianura alluvionale del Rodano, secondo i Greci, o da 'Liviére', pianura francese. L'etimologia si riferisce, dunque, al territorio paludoso" - afferma Alessio Bellini - "Non abbiamo prove letterarie scritte da loro ma abbiamo prove archeologiche. Veniamo a conoscenza di informazioni sui liguri, per esempio, dalle loro sepolture. I nobili liguri non avevano castelli o palazzi ma la nobiltà riceveva una sepoltura più notevole rispetto alle persone comuni. La sepoltura è un elemento di differenziazione sociale, perché veniva riservata alle persone con particolarità: persone con scheletro di grandi dimensioni, con deformazioni del cranio o morte prematuramente. Tutte le persone sono state trovate in una posizione fetale e piegate verso sinistra o verso il sud, che rappresentava la direzione in cui bisognava camminare per poter raggiungere i morti. E' un'usanza che si inserisce nel panorama indoeuropeo. A livello biologico i Liguri si differenziavano dagli altri popoli, la loro struttura anatomica era diversa, avevano caratteristiche fisiche diverse evidenti".
Bellini si è soffermato sulla regalità sacra dei liguri. "Secondo Robert Murphy, la liminalità descrive la condizione esistenziale e sociale di persone a cavallo tra diverse categorie, come umano-inumano, materiale-spirituale, terreno-ultraterreno, un punto di contatto tra naturale e sovrannaturale" - sottolinea Bellini - "Il potere è sacro? Ciò che in una società è separato e interdetto diceva Durkheim. Se prendiamo per buona la definizione di Durkheim, la risposta è sì. Il potere è regale? Sistema monarchico autonomo, continuo e slegato dal singolo re diceva Graeber. Se prendiamo per buona la definizione di Graeber, la risposta è no. Sappiamo qualcosa su chi fossero i liguri da alcune opere che li citano e descrivono come le Argonautiche di Apollo Rodio, le Metamorfosi di Ovidio, l'Eneide di Virgilio e le Filippiche di Giustino (Costituzione dei Massalioti di Aristotele). Si parlava di un re dei liguri ma in realtà loro non lo avevano, perciò, presumo che abbiano confuso il termine rix con 're' che in latino ha una radice simile. Un ruolo di 'capo' appare nel terzo-quarto secolo avanti Cristo nel periodo precedente alla guerra contro i Romani, nel momento in cui vengono influenzati dai celti ma è un'ipotesi personale. La comparsa della regalità sacra avviene quando la struttura sociale duale ingloba l'individuo straniero associato al metaumano, una domesticazione dell'individuo attraverso tabù e un rituale autoctono. I liguri alla fine, dopo anni di resistenza ai Romani, vengono deportati verso Livorno e Perugia dove vennero sterminati. Fu un vero e proprio genocidio".
Alessio Bellini, nato a Sanremo nel 1998, è antropologo ed etnologo specializzato presso l’Università degli Studi di Torino, con formazione internazionale e specializzazioni in Geopolitica delle Religioni presso l’ISPI. Autore del saggio "C’era una volta... Sanremo" e membro dell'Istituto Internazionale di Metapolitica “Joseph de Maistre”, attualmente è vicepresidente dell’Accademia della Pigna.




























