È uscito in questi giorni L’ascesa di Hamas – cronaca di un’occupazione che ha divorato la pace, il nuovo libro dello scrittore bordigotto Renato Frezza, un’opera che intreccia narrazione letteraria e analisi storica per raccontare una delle fratture più profonde del nostro tempo. Questo non è un libro sull’odio, ma su come l’odio viene costruito, alimentato e reso inevitabile. Attraverso lo sguardo di Selima, giornalista palestinese con cittadinanza israeliana, e di Sami, reporter e attivista cresciuto tra villaggi espropriati e promesse tradite, L’ascesa di Hamas - cronaca di un’occupazione che ha divorato la pace ricostruisce vent’anni di storia vissuta sulla pelle delle persone.
Il romanzo attraversa eventi cruciali come la Seconda Intifada, l’espansione delle colonie in Cisgiordania, la frammentazione palestinese e l’erosione della sinistra israeliana, fino al silenzio strategico di Gaza e all’esplosione del 7 ottobre. Al centro del racconto, una verità scomoda: Hamas non nasce nel vuoto, ma dove la politica fallisce, la giustizia non arriva e l’occupazione diventa sistema. Scritto con il ritmo della cronaca e la profondità della letteratura, il libro non assolve e non giustifica, ma obbliga a guardare. Perché, come suggerisce Frezza, capire non significa perdonare, ma smettere di mentire e forse tentare di salvare ciò che resta della pace.
Nato a Bordighera nel 1960, Renato Frezza ha esordito nel 2010 con Istanbul e ha ottenuto numerosi riconoscimenti con Il nettare dei colli, vincitore del Premio Letterario Nazionale di Santa Margherita Ligure e premiato anche a livello internazionale. Con L’ascesa di Hamas, l’autore conferma la sua vocazione a dare voce alle storie che spesso vengono rimosse, trasformando la memoria in uno strumento civile.






