Lo schermo nero, il silenzio in teatro e i nomi delle oltre trecento vittime di femminicidio dal 2023 a oggi.
Non sono solo nomi, sono storie, volti, speranze interrotte da chi diceva di amarle.
Numeri che, nella loro freddezza, raccontano un fenomeno troppo diffuso e che, come ha ricordato Giorgia Cardinaletti, “impone una riflessione seria da fare in silenzio”.
Una battaglia che si combatte sul fronte civile e culturale e che vede impegnato in prima linea Gino Cecchettin, il padre di Giulia, ucciso dall’ex fidanzato nel novembre del 2023, a 22 anni.
“Un dolore così grande - ha raccontato - si affronta nell’intimità, sarà con te ogni giorno. Hai due strade: o ti annichilisci o lo trasformi. Prendendo spunto da Giulia, ho creato la fondazione”.
Cecchettin ha poi proseguito: “Se anche una famiglia può risparmiare il dolore che ho vissuto, allora vale la pena di provarci”.
La violenza avviene prima, ha ribadito, quando si scambia il controllo con l’amore, quando si pensa che la gelosia sia necessaria, quando si accettano battute sessiste e quando si accetta la violenza nelle parole: “La cultura per tanto tempo ha ignorato il problema. Se non la cambiamo, cambieremo solo il nome delle vittime. Serve educazione: accettare il rifiuto, parlare di emozioni. Un no è un no ma è un si che è vera libertà”.
“Vorrei dire alle donne che non sono sole, che la libertà non è negoziabile, che chiedere rispetto è il minimo. Agli uomini, non è guerra agli uomini ma a un maschilismo tossico, L’amore lascia libera la vita”.








