Eleganza vintage, sorriso smagliante, anche se c’è chi dice che non ride mai, e una bacheca di riconoscimenti che si arricchisce.
Fulminacci, in gara al Festival di Sanremo con ‘Stupida Sfortuna’ ha ricevuto il Premio Assomusica per la miglior esibizione live di questo settantaseiesimo festival.
Un festival che, per Filippo, è un connubio di “Mi sento molto fortunato, è stata una settimana stupenda”, esordisce il cantautore. “Mi sono divertito ogni giorno; giornate piene, ma sempre col sorriso. Ogni serata è andata meglio della precedente”.
Un piccolo manifesto generazionale: “Il pezzo piace, le persone che incontro mi dicono che ne sono innamorate e non potrei essere più soddisfatto”, spiega l'artista, che rivela di non avere alcun rito pre-show: “Nessun rito, anzi, faccio anti-scaramanzia. I rituali non funzionano, lo dico per esperienza personale”.
Ma se la musica è orecchiabile e il ritornello diventa un motivetto martellante, il testo nasconde una profondità diversa: “In ‘Stupida sfortuna’ - spiega - c’è un senso di disillusione, ma vissuto con leggerezza, Mi sento davvero fortunato a potermi preoccupare di scrivere canzoni mentre tutto attorno a noi nel mondo succedono cose terribili. Con quel balletto accennato che faccio sul palco faccio quello che fanno tutti, surfare sulle cose”.
Per la serata Cover, Fulminacci ha scelto di farsi accompagnare da una sorprendete Francesca Fagnani, un omaggio alla canzone di Mina e Alberto Lupo: “Volevo tantissimo fare esibizione in bianco e nero in televisione, accanto a una persona che stimo a cui voglio bene, Francesca Fagnani, è simpatica e ieri sera è uscito fuori questo suo lato. Siamo qui per giocare bene, sta già succedendo, sono felice di come sta andando”.
Un’estetica, la sua, che ammicca al passato: “Mi piace l’idea di essere elegante e un po’ vintage, è un codice che associo a Sanremo ed è coerente con il brano. Oggi c'è un grande recupero della materia, delle foto di carta. Guardarsi alle spalle in modo sano è bello”.
Quando si parla della finale di stasera, Fulminacci non rinuncia alla sua vena goliardica. “Alla vittoria ci penso, io vincerò il Festival stasera”, dichiara ridendo. Poi lancia il guanto di sfida (ironico) alla collega e amica Ditonellapiaga: “Chi vorrei nella cinquina? Io, Chiello, Tredici Pietro, Arisa e Serena Brancale. Ma sia chiaro: se vince Dito e io arrivo secondo, piango e batto i pugni a terra disperato! Ci vogliamo bene, voglio fare questa gag”. E sul premio della Critica, che Fulminacci non ha mai pensato di vincere: “Rinnego tutto: voglio il Premio della Critica”.
Dopo il Festival, l'agenda è già fitta. È in arrivo il quarto disco, "Calcinacci", a cui seguirà il tour nei palazzetti, ribattezzato - con la solita ironia sulle rime - "Palazzacci". “Poi ho finito con le rime”, scherza l'artista, confermando però che la sua estate sarà interamente dedicata ai live, la dimensione che oggi Assomusica ha voluto premiare come la migliore di questo Sanremo.







