“Non sogno di vincere, nemmeno a pensarci, non mi interessa piazzarmi bene”.
Patty Pravo, sessant’anni di carriera e centotrenta milioni di dischi venduti in tutto il mondo, arriva a Sanremo con la stessa certa capacità di rimanere fedele a se stessa, pur testimone delle epoche che cambiano e delle mode che si trasformano.
All'Ariston torna con un brano scritto da Giovanni Caccamo, ‘Opera’, nato da un sogno che lei stessa definisce “un ricordo di un’armonia, qualcosa che viene dall’animo e non certo contro la ‘musichetta’ di adesso”.
L'attesa è tutta per la serata delle cover, dove Patty omaggerà l'amica di una vita, Ornella Vanoni, con "Ti lascio una canzone”, brano scritto da Gino Paoli, in cui emerge tutto l’amore che c’è stato tra i due. “Ci conosciamo da quando eravamo ragazze, lei mi chiamava Nico Pet e io facevo lo stesso con lei”, racconta Patty.
Un omaggio sottile, “fragile, spero arrivi come un saluto. Lo canterò da sola, con la mia voce, accompagnata dal primo ballerino della Scala: saremo in due a omaggiarla”.
Ad accompagnarla sul palco, domani sera, ci sarà il primo ballerino della Scala Timofej Andrijashenko.
Sfogliando l’album dei ricordi, Pravo svela un aneddoto inedito e macabro dei tempi dei festival a Viareggio: “Eravamo nello stesso albergo e ci fecero uno scherzo terribile. Nel mio letto misero delle spine, ma a lei misero la testa di un maiale sotto le lenzuola. Pensate che cosa terribile! Abbiamo urlato come matte entrambe. Chi è stato? Non posso dirlo”.
Il nuovo progetto discografico, in uscita il 6 marzo, avrà una distribuzione del tutto particolare. Patty Pravo ha infatti scelto i musei italiani come palcoscenico per incontrare i fan e presentare il lavoro: “Andare in un museo invece di limitarsi a comprare un disco fa bene ai giovani. Vedere belle cose e intanto ascoltare musica è un connubio naturale". Un'idea di arte totale che la porta a dichiarare che, se potesse donare il suo corpo a un artista del passato, sceglierebbe “Tintoretto o Mario Schifano”. Dopo i musei, dall’8 aprile, sarà la volta dei teatri.
Interpellata sulla scarsa presenza femminile al Festival e nella società, la Ragazza del Piper non usa giri di parole: “Io sono nata così, non ho mai avuto restrizioni e ho fatto ciò che mi pareva, nel bene e nel male. Spero che le altre donne facciano lo stesso. Dobbiamo prendercelo noi il potere”. E sulla trasgressione, etichetta che la accompagna da sempre, sorvola: “È solo essere se stessi quando ci pare. Se questa è trasgressione, allora lo sono”. Rifiuta però categoricamente l'idea di una Patty Pravo direttrice artistica: “Per carità, sono negata!”.
Il ricordo del Piper, il locale che la rese celebre, è amaro: “Per me doveva chiudere prima, anzi non avrebbe dovuto chiudere mai come i club in Inghilterra o America. Invece lo hanno distrutto, il Piper di una volta non esiste più da tempo”.
Patty confessa di non conoscere nessuno dei nuovi artisti in gara e ha un consiglio spiazzante per chi inizia oggi nell'era dello streaming: “Facessero quello che vogliono. Studiare? Amore, studiare non serve, bisogna vivere, bisogna nascere. Nonna mi ha messo al piano a 3 anni, al conservatorio è stato naturale. La voce è un dono del cielo, oggi faccio qualche esercizio, prima mai”.
Nonostante i decenni, la sua voce resta un marchio di fabbrica: “È un dono che si ha, ringrazio il cielo di averla. Adesso faccio qualche esercizio prima di cantare, ma prima non l'ho mai fatto. Mi piace stare sul palco, Sanremo tutto sommato mi diverte, anche se non so cosa togliere o tenere: chiedetemelo tra qualche anno, io sono solo una povera cantante”. Chiude con un pensiero sulla vita dura di oggi: “Speriamo che i giovani ce la facciano a capire e a essere contro certe cose tragiche che viviamo. Io chiedo solo di poter cantare ancora, e di poter cantare bene”.









