“Essere qui è un’enorme opportunità per portare avanti la mia musica, andiamo avanti e spingiamo”. Così Welo, l’artista leccese classe ’99 autore di “Emigrato (Italiano)”, il jingle ufficiale del Festival di Sanremo 2026. Il brano è una rielaborazione del singolo presentato a Sanremo Giovani 2025, con l’aggiunta di (italiano) tra parentesi.
“La musica è sempre uno strumento per mandare messaggi positivi e inclusivi: racconto quello vivo e se questo può influenzare le persone sono contento” ha raccontato l’artista in conferenza stampa. Il suo brano arriva dopo Tutta l’Italia di Gabry Ponte: “Vengo dopo di lui, ma non voglio che si facciano paragoni. Lui artista enorme mondiale, io ho ancora molta strada da fare e tutto quello che arriva è importante”. Come per la passata edizione, il jingle sarà parte integrante del Festival. La presentazione è avvenuta in modo molto particolare: una videochiamata di Carlo Conti durante un’esibizione live a Lecce. “Nel mio piccolo il mio sogno è sempre stato quello di fare qualcosa per la mia città, per Lecce, è orgoglio, motivazione: so di non poter cambiare il mondo con la musica ma sono contento se posso comunque fare qualcosa. Non cambierei città nemmeno per milioni di euro, fama e denaro sono superficiali, l’importante è stare con chi ti rispetta e con chi ti vuole bene e queste persone sono là”.
“Nel 2025 non sono arrivato alla vittoria - racconta ancora -, ma quello che è arrivato dopo è comunque bello, ci prendiamo quello che è arrivato. Se non avessi avuto la musica non so nemmeno dove sarei oggi, grazie a Dio che esiste la musica”.
“Se potessi scegliere un artista con cui fare un duetto? Mi piacerebbe Sal Da Vinci, è fortissimo” spiega ancora. E se, come accaduto a Ponte, dovessero chiamarlo a San Marino? “No, ho tanti passi da fare prima di pensare a una cosa del genere, non mi è nemmeno venuta in testa” confessa. “Anche Sanremo, fino a due anni fa era un sogno, non pensavo che potesse succedere: avevo come obiettivo questo palco anche quando facevo musica completamente diversa”. A renderlo unico è il suo modo di scrivere i pezzi, molto personale e naturale: “Sono molto viscerale, vado in studio e scrivo quello che mi viene, non programmo nulla, non ho un metodo ma se piace sono contento, seguo i miei pensieri”.














