Politica - 22 febbraio 2026, 07:10

Bordighera, il caso Villa Loreto riaccende il dibattito sul patrimonio storico del primo Novecento

Italia Nostra lancia l’allarme: “Demolizioni e ricostruzioni stanno cancellando un’identità. Serve una riflessione pubblica su quale città vogliamo diventare”.

Villa Loreto

Villa Loreto

La discussione sul futuro urbanistico di Bordighera torna al centro dell’attenzione dopo l’annuncio della demolizione di Villa Loreto, uno degli edifici storici sorti nella stagione in cui la città divenne rifugio privilegiato per collegi e istituti francesi. Una scelta che, pur nel pieno rispetto delle autorizzazioni rilasciate, solleva interrogativi più ampi sul destino del patrimonio architettonico del primo Novecento. A intervenire è Italia Nostra Ponente Ligure, che invita a una riflessione collettiva sul valore della memoria urbana e sull’identità futura della città.

Nel 1904, in Francia, la promulgazione della Legge Combes vietò agli ordini religiosi di gestire scuole e istituti di insegnamento. Molti collegi attivi tra Nizza e la Costa Azzurra furono così costretti a trasferirsi oltre confine, e Bordighera — per la sua vicinanza alla Francia — divenne una delle mete privilegiate.

È in questo contesto che, nel 1914, nacque Villa Loreto, costruita dalle suore della Congregazione della Presentazione di Maria: un edificio di quattro piani pensato come collegio, poi scuola, luogo di formazione e scambio internazionale. Non un semplice immobile, ma un tassello della storia europea della città. Grazie alla presenza di questi istituti, Bordighera visse una stagione di turismo colto e di alto livello, legato non solo al clima ma anche a educazione, cultura, sport e benessere. Un periodo che contribuì a definire l’identità cosmopolita della città.

Oggi Villa Loreto è destinata alla demolizione per lasciare spazio a nuove costruzioni residenziali. Non si tratta di un caso isolato: anche altri edifici storici, come Villa Rachele, sono stati o potrebbero essere interessati da progetti di demolizione e ricostruzione. Segnali che interrogano sul destino del patrimonio architettonico del primo Novecento bordigotto.

Italia Nostra non entra nel merito della legittimità degli atti amministrativi, ma invita a una riflessione più ampia: “Che città vogliamo diventare?” Non tutto ciò che non è formalmente vincolato è privo di valore. Esiste un patrimonio diffuso che non compare negli elenchi ministeriali ma che racconta chi siamo stati. Sostituire un edificio con memoria con volumi contemporanei non è automaticamente un errore, ma è una scelta. E ogni scelta urbana lascia un segno irreversibile.

Da qui una serie di domande: quale qualità architettonica chiediamo ai nuovi interventi? Quale equilibrio tra rendita immobiliare e identità urbana? Quale eredità vogliamo lasciare?

“Demolire significa interrompere un racconto. E una città senza racconto diventa intercambiabile”, osserva l’associazione. La questione, sottolinea Italia Nostra, non è essere pro o contro lo sviluppo, ma chiedersi se lo sviluppo possa dialogare con la memoria invece di cancellarla. Le città evolvono, ed è giusto che lo facciano. Ma evolvere non dovrebbe significare dimenticare.

Redazione

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