Un'ordinanza del Tribunale di Imperia sospende l'efficacia del decreto emesso dal sindaco di Ventimiglia Flavio Di Muro, il 26 novembre scorso, con cui aveva revocato Nico Martinetto dall'incarico di componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Ernesto Chiappori; condanna, inoltre, il Comune al pagamento in favore di Martinetto delle spese della procedura che si liquidano in 3.503,00 euro per compensi professionali oltre alle spese generali, Iva e Cpa come per legge; e infine, compensa integralmente le spese della procedura tra Martinetto e la fondazione Ernesto Chiappori.
"Sarò riammesso nel consiglio di amministrazione della Fondazione Chiappori fino al 6 marzo, data della fine del mandato. Politicamente continuerò a fare un'opposizione costruttiva" - fa sapere il consigliere comunale di minoranza a Ventimiglia Nico Martinetto - "Io sono la voce di chi non ha voce. Rappresento una parte di elettorato e porto avanti le sue problematiche. In tutta questa vicenda alla fine ci rimette la città di Ventimiglia. Con tutti i problemi che ha la città l'amministrazione spende 10mila euro per difendersi di fronte al giudice per le accuse di Martinetto. Non c'è niente di male a dire 'ho sbagliato', io l'ho fatto diverse volte. Avevo chiesto al giudice, se in caso avessimo avuto ragione, di non far ricadere sulla fondazione Chiappori le spese legali e il giudice lo ha messo nel dispositivo. Non ho fatto spendere un soldo alla fondazione Chiappori. Per il buon nome della fondazione, in cui ho sempre operato bene, ho dato le dimissioni. A me interessa la città e non la politica, faccio volontariato da trent'anni. Spero che da qui in poi si cambi marcia. Non è stata una rivalsa nei confronti dell'amministrazione del sindaco ma il sindaco deve capire che non è più forte o al di sopra della legge. Il sindaco rappresenta la città e questa parentesi, che abbiamo vissuto, non è stata bella per Ventimiglia. Mi dispiace che le casse comunali dovranno sborsare questi soldi che potevano essere spesi diversamente".
"Vogliamo fare chiarezza su quello che è successo a Nico Martinetto che ha comportato la necessità di agire in via giudiziaria per tutelare un diritto di un cittadino comune leso da un atto del sindaco. Abbiamo agito contro il decreto del sindaco che aveva revocato Nico Martinetto dal consiglio di amministrazione della Fondazione Chiappori. Lo abbiamo impugnato ritenendolo un atto illegittimo perché il sindaco non avrebbe potuto e dovuto procedere con la revoca" - dice l'avvocato Tiziana Panetta - "Dobbiamo chiarire pubblicamente le nostre azioni perché è emerso un fatto che non corrisponde alla realtà e cioè che Nico Martinetto fosse ancorato alla poltrona e che, quindi, non avrebbe dovuto comunque agire per far valere i suoi diritti. In realtà, quello che noi abbiamo voluto fortemente, non è tanto e solo dimostrare, come è stato dimostrato, che l'atto del sindaco era un atto abnorme ma che era illegittimo, fatto con un abuso di potere, fatto di imperio, come se il sindaco fosse legittimato, in qualche modo, ad adottare un atto come persona fisica quando in realtà rappresenta l'amministrazione e, quindi, è il primo che dovrebbe governare secondo i principi del 'buon padre di famiglia'".
"Vogliamo mettere un po' in luce quello che sta emergendo nell'amministrazione di questa città perché, purtroppo, dover tutelare i diritti di un singolo cittadino in una sede giudiziaria, invece che nelle opportune sedi istituzionali, ci lascia con l'amaro in bocca ma siamo stati costretti a farlo" - sottolinea Panetta - "Un consigliere comunale di maggioranza ha sostenuto che la costituzione in questo giudizio fosse un atto dovuto e, quindi, di conferire il mandato a un difensore comune e sborsare le somme per sostenere la difesa del Comune ma oggi sostenere anche i costi liquidati a favore di Nico Martinetto sicuramente comporta un danno grave che si riverbera poi su tutti i cittadini. Un singolo cittadino si deve sentire legittimato e, nella fattispecie, il consigliere comunale Nico Martinetto, nella sua veste istituzionale, ha rappresentato nei confronti del sindaco le proprie obiezioni su atti che riteneva non corretti ma si è visto rispondere con un comportamento autoritario, in consiglio comunale, da parte del sindaco che si è rivolto alla segretaria comunale per dire 'predisponi gli atti di revoca di Nico Martinetto', consigliere legittimo della fondazione Chiappori e già presidente, nominato nel 2021. Quando è diventato consigliere comunale, per una forzatura voluta da parte del sindaco, per evitare problematiche, si era dimesso pur consapevole che, in realtà, non avrebbe dovuto farlo ma quando gli è stato suggerito o imposto di dimettersi anche dalla carica di consigliere e ha dimostrato le sue ragioni anche con un parere pro verità di un legale che diceva che non c'era nessuna incompatibilità, il sindaco ha pensato bene di fare un atto di revoca pensando che la fondazione sia o fosse una cosa propria del Comune ma in realtà è stato sostenuto fortemente ed è stato puntualmente ribadito dal giudice che la fondazione è un ente di diritto privato e che, quindi, il nominato non deve avere il rapporto fiduciario del sindaco ma deve portare avanti gli interessi della fondazione senza alcun riferimento con il comune di appartenenza e senza dover rendere conto al Comune, pena la responsabilità della fondazione stessa, ma il sindaco non l'ha capito, né quando ha fatto l'atto né quando si è costituito in giudizio. Avrebbe dovuto fare un atto di coscienza, prendere atto di aver sbagliato e dire 'non costituiamo il giudizio, revoco il provvedimento e andiamo avanti'. Non è stato fatto valere il diritto alla poltrona ma il diritto che chi amministra lo faccia con coscienza, nel rispetto della legge e conoscendo la legge e se la legge non la conosce quelli che devono verificare gli atti sono i dirigenti e il segretario comunale. Dobbiamo riportare nella norma e nella normalità quella che è l'amministrazione di una città".
"E' tranciante quello che il giudice ha sostenuto in un'ordinanza molto bene motivata in cui sottolinea l'assoluta abnormità del provvedimento che oltre a non risultare effettivamente ancorato ad alcuna norma attributiva del potere del sindaco, che non aveva e non ha nessun potere di revoca, senza che ne sussistessero i presupposti" - mette in evidenza l'avvocato Panetta - "E' un'illegittima intromissione nella vita dell'ente. Il sindaco ha fatto questo atto di imperio per fare un dispetto alla persona di Nico Martinetto dimenticandosi che è un amministratore della città e che deve essere il primo a rispettare le norme. Oggi, con il provvedimento del giudice, abbiamo la conferma che quello che avevamo sostenuto era corretto. Il principio che vogliamo fortemente che venga adottato da questa amministrazione e dal sindaco, in modo particolare, è quello di scendere dal piedistallo, di amministrare con le regole di un buon padre di famiglia, di ascoltare chi, dal punto di vista dell'amministrazione, è il soggetto deputato a dire se gli atti sono corretti o no e, quindi, seguire quelle direttive. Se questo non si fa, rimane tutto a pregiudizio della cittadinanza. Lo abbiamo fatto perché oggi è capitato a Nico Martinetto ma domani potrebbe capitare a qualsiasi altro cittadino. Lo abbiamo fatto per far vedere che, in realtà, gli atti illegittimi non vanno bene e che nessuno è al di sopra della legge".








