Politica - 11 febbraio 2026, 18:39

Tariffe idriche 2026–2027: il comitato Dap "Un aggiornamento avviato tra irregolarità, rischi legali e diritti degli utenti ignorati"

Il Comitato Difesa Acqua Pubblica denuncia criticità giuridiche e regolatorie nel provvedimento provinciale: qualità tecnica carente, mancate restituzioni e tariffe inique

Tariffe idriche 2026–2027: il comitato Dap "Un aggiornamento avviato tra irregolarità, rischi legali e diritti degli utenti ignorati"

Il provvedimento con cui la Provincia di Imperia ha avviato il procedimento di aggiornamento delle tariffe del Servizio Idrico Integrato per il biennio 2026–2027, solleva serie e fondate preoccupazioni sotto il profilo della legittimità, della correttezza amministrativa e della tutela degli utenti. Secondo il Comitato Difesa Acqua Pubblica, l’atto "Pur presentandosi formalmente corretto risulta sostanzialmente viziato nei suoi presupposti e potenzialmente foriero di nuovi contenziosi, perché ignora o sottovaluta prescrizioni vincolanti dell’Autorità di regolazione e criticità strutturali già accertate".

Qualità tecnica carente: il nodo che blocca le tariffe

"Il primo punto, decisivo - sostiene il comitato - riguarda la qualità tecnica del servizio erogato dal gestore Rivieracqua S.p.A.. Con la Deliberazione ARERA n. 325/2025/R/IDR, l’Autorità ha accertato gravi carenze in relazione alla disponibilità e affidabilità dei dati sulle perdite idriche e al rispetto della normativa europea sul trattamento delle acque reflue. Emblematico è il caso dell’agglomerato di Andora, già oggetto di condanna da parte della Corte di Giustizia dell’Unione europea. Queste inadempienze non sono un dettaglio tecnico. Il Metodo Tariffario Idrico 2024–2029 stabilisce chiaramente che a partire dal 2026 i gestori che non abbiano superato i prerequisiti di qualità tecnica siano esclusi dall’aggiornamento tariffario. La stessa ARERA subordina ogni revisione futura delle tariffe a una verifica puntuale del superamento di tali carenze. Eppure, la Provincia ha avviato la procedura come se questo ostacolo non esistesse, senza che risulti una verifica formale e trasparente sul rispetto dei prerequisiti. Si dà per scontata un’ammissibilità che la regolazione nazionale mette seriamente in dubbio», osserva il Comitato, evidenziando come l’atto si fondi su un presupposto giuridicamente fragile".

Restituzioni agli utenti: un obbligo ignorato

"Il secondo profilo di criticità è forse ancora più grave. ARERA ha rilevato pratiche tariffarie illegittime e ha imposto all’ente di governo dell’ambito un obbligo preciso: dal 2026 dovranno essere restituiti agli utenti gli oneri tariffari applicati illegittimamente, definendo termini e modalità nel primo aggiornamento biennale utile. Questo significa che l’aggiornamento 2026–2027 non può limitarsi a ricalcolare i costi, ma deve includere un meccanismo concreto di restituzione. Tuttavia, il provvedimento provinciale, pur richiamando l’obbligo nelle premesse, non lo traduce in atti operativi. Nessuna indicazione su tempi, modalità o importi: un silenzio che, secondo il Comitato, equivale a una violazione diretta di un comando vincolante dell’Autorità. Riconoscere un obbligo senza attuarlo significa svuotarlo di contenuto" denuncia il Comitato, sottolineando la contraddizione tra dichiarazioni formali e scelte amministrative.

Struttura tariffaria illegittima e iniqua

"A completare il quadro, resta irrisolto il problema della struttura tariffaria, già dichiarata illegittima da ARERA per la mancata adozione di un sistema pro capite, capace di tener conto della reale composizione dei nuclei familiari. Anche su questo punto l’Autorità ha chiesto interventi correttivi espliciti, affinché la tariffa sia equa e conforme alla normativa. Nonostante ciò, la Provincia ha avviato l’aggiornamento tariffario senza porre come obiettivo prioritario la riforma della struttura. Un’impostazione che il Comitato giudica inaccettabile: l’ammontare della tariffa non può essere separato dalle regole con cui viene applicata, perché un sistema iniquo amplifica le disuguaglianze e penalizza le famiglie numerose. Nel loro insieme, questi elementi delineano uno scenario allarmante. Avviare un aggiornamento tariffario senza certezza del titolo del gestore, senza restituire quanto dovuto agli utenti e senza sanare le illegittimità strutturali significa esporre cittadini e istituzioni a nuovi ricorsi, oltre a compromettere ulteriormente la fiducia nel governo del servizio idrico. Così si scaricano ancora una volta sui cittadini i costi di inefficienze e inadempienze non imputabili a loro", afferma il Comitato, che chiede un cambio di rotta immediato.

Le richieste del Comitato

Il Comitato Difesa Acqua Pubblica chiede alla Provincia di Imperia ed a tutti i comuni di:
- sospendere la procedura di aggiornamento tariffario;
- verificare preventivamente il pieno rispetto delle prescrizioni ARERA, a partire dai prerequisiti di qualità tecnica;
- definire un piano chiaro di restituzione degli oneri illegittimamente applicati agli utenti;
- riformare la struttura tariffaria in modo equo, trasparente e conforme alla legge.

"In assenza di questi passaggi - termina il comitato - il Provvedimento Dirigenziale non appare come uno strumento di buona amministrazione, ma come un atto che rischia di consolidare pratiche illegittime. L’acqua è un bene essenziale e pubblico: la sua gestione deve tornare a fondarsi su legalità, trasparenza e reale tutela dell’interesse collettivo".

Redazione

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