Eventi - 07 febbraio 2026, 11:32

Festival di Sanremo 2026, Riccardo Bocchini firma una scenografia asimmetrica e tecnologica che annulla i confini del palco

Linee sbilanciate, volumi dinamici e ledwall motorizzati per una scena che trasforma l’Ariston in un tempio della percezione

Festival di Sanremo 2026, Riccardo Bocchini firma una scenografia asimmetrica e tecnologica che annulla i confini del palco

Per il 76° Festival della Canzone Italiana l’architetto Riccardo Bocchini torna a disegnare la scenografia dell’Ariston con un progetto che rompe i canoni tradizionali e mette al centro asimmetria, tecnologia ed emozione. Una scena pensata non solo come struttura, ma come linguaggio espressivo capace di raccontare la musica contemporanea.

“La scenografia di quest’anno è tesa a sottolineare non solo la forma della struttura, ma un’audace rottura degli schemi geometrici tradizionali, un connubio tra Asimmetria e Magia Musicale. Una scenografia dove l'asimmetria delle linee, diventa il linguaggio privilegiato per raccontare l'espansione dello spazio.
Lontana dalla rigidità dei canoni classici, la scena giocherà su volumi sbilanciati e linee che fuggiranno verso direzioni inaspettate mantenendo un’armonia di linguaggio. Questa scelta non è puramente estetica, ma profondamente simbolica: l'asimmetria riflette la natura stessa della musica contemporanea, imprevedibile, fluida e mai statica”, spiega Bocchini, descrivendo un impianto visivo dove linee irregolari e volumi sbilanciati diventano metafora di una musica “imprevedibile, fluida e mai statica”.

La scena si estende verso la platea e cresce in altezza fino alla galleria e ai tre livelli dell’orchestra, annullando la distanza tra artista e pubblico. Grazie a configurazioni tecnologiche mobili, capaci di allungarsi o comprimersi, ogni brano potrà contare su prospettive visive sempre diverse. Elemento centrale del progetto è un boccascena architettonico e asimmetrico, articolato in tre grandi fasce che avvolgono palco e platea. Questo segno scenico si ricompone simbolicamente con l’ingresso della scala motorizzata, svelata da un imponente sipario di ledwall a scorrimento orizzontale, in un omaggio spettacolare alla tradizione teatrale. “Proprio come una melodia che non è mai una linea retta, così lo spazio scenico si piegherà e si estenderà”, sottolinea Bocchini, definendo una scena al servizio dell’emozione, dove l’architettura diventa strumento dell’immateriale.

Fondamentale la sinergia con il direttore della fotografia Mario Catapano, che attraverso luci e materiali potrà trasformare la scena “da tutta nera a tutta bianca”, e con il regista Maurizio Pagnussat, che sfrutterà telecamere integrate nella scenografia per restituire una visione del palco a 360 gradi. L’obiettivo finale è ambizioso: trasformare il contenitore televisivo in un’esperienza percettiva totale, dove immagine, suono e spazio si fondono in un’unica, potente narrazione visiva.

Carlo Alessi

TI RICORDI COSA È SUCCESSO L’ANNO SCORSO A FEBBRAIO?
Ascolta il podcast con le notizie da non dimenticare

Ascolta "Un anno di notizie da non dimenticare 2025" su Spreaker.
SU