Era la serata del 2 novembre 2016 quando l’Intercity 690 (Milano Centrale–Ventimiglia) transitava per l’ultima volta nella storica tratta ferroviaria Genova–Ventimiglia, attraversando le stazioni di Oneglia e Porto Maurizio. La storica locomotiva “Tartaruga” (E444.005) fu accolta da una folla di cittadini nelle stazioni di Diano Marina e Oneglia, per un saluto affettuoso.
Dopo 144 anni, uno dei percorsi ferroviari più belli – e utili – d’Europa veniva abbandonato.
Una scelta, in parte, comprensibile: un transito internazionale come quello Genova–Ventimiglia–Nizza (e quindi Marsiglia–Parigi) non poteva più sottostare alle strettoie fisiche e organizzative del binario unico e, come previsto da decenni, sarebbe stato trasferito a monte.
Ad oggi, tuttavia, la tratta Finale–Laigueglia (25 km) e la tratta Ospedaletti–Ventimiglia restano a binario unico, compromettendo pesantemente la funzionalità dell’intero percorso.
Due anni dopo, durante la campagna elettorale per le elezioni amministrative 2018 del Comune di Imperia, Rifondazione Comunista e Potere al Popolo indicarono nel loro programma l’utilizzo del tratto tra Sant’Anna (Diano Marina) e il Prino (Porto Maurizio) per una metropolitana leggera gomma–rotaia a basso impatto, a capacità di trasporto limitata: la “MetroImperia”.
Una scelta strategica, asse portante di un articolato progetto di mobilità urbana che prevedeva:
La realizzazione di parcheggi periferici (Sant’Anna, casello A10 Imperia Est, Argine Destro, Artallo, Caramagna), connessi verticalmente tramite navette e piste ciclabili alla nuova ferrovia, alla MetroImperia e alla ciclabile costiera.
La continuazione della ciclabile costiera che, dal Prino, avrebbe dovuto utilizzare una corsia dedicata dell’Aurelia fino alla Marina di Porto Maurizio, proseguendo verso il porto turistico, la Galeazza e Diano Marina lungo il mare. La tratta Prino–porto turistico avrebbe potuto essere bypassata, per turisti e cittadini infastiditi dalla breve salita Igiene–incrocio via Cascione, grazie al trasporto bici previsto nella MetroImperia, riprendendo poi il percorso lungomare dalla fermata dell’ex stazione di Porto Maurizio.
L’utilizzo di tutto l’ex sedime ferroviario dal Prino a Sant’Anna di Diano Marina per la MetroImperia: un’infrastruttura già esistente e funzionante, ideale per studenti, pendolari e turisti, capace di attraversare l’intera città in 25 minuti, con 18 fermate strategiche (Galeazza, Spianata, scuole, centro storico, Sant’Anna/Ospedale, Catasto, Comune, porto turistico, piazzale Roma con ascensore dall’ex stazione di Porto Maurizio, Palasalute, Giuseppini, Igiene/Università, Prino).
Questo progetto avrebbe potuto rivoluzionare Imperia, offrendo un servizio di grande valore alla cittadinanza e al turismo, eliminando gran parte del traffico locale, come avviene in tutte le città che investono seriamente sulla mobilità sostenibile.
L’utilizzo che è stato fatto dell’ex sedime ferroviario presenta invece, secondo i proponenti, le caratteristiche di uno spreco di un’infrastruttura funzionante, già idonea a una nuova funzione e realizzabile con costi contenuti. Va inoltre ricordato che l’attuale ciclabile si sviluppa per circa un terzo in gallerie e, per il resto, tra palazzi di una periferia urbana di scarso valore turistico: aree che la MetroImperia avrebbe invece potuto trasformare e rivalutare.
Non esisteva ancora il PNRR, ma un progetto così strategico avrebbe potuto trovare attuazione attraverso fondi europei o altre opportunità comunitarie, invece di disperdere risorse in interventi puntuali, privi di visione complessiva e spesso inefficaci, come i grandi contenitori per i rifiuti di Diano Marina, diventati – secondo una critica diffusa – veri e propri attrattori per roditori.
Oggi si propone, come grande innovazione, l’utilizzo della galleria ferroviaria del Berta: meglio che niente, ma si tratta di un progetto giudicato parziale e privo di una visione strategica complessiva.
Rifondazione Comunista e Potere al Popolo, con la candidata sindaca Maria Sepe, avevano avanzato una proposta coraggiosa e innovativa, di forte impatto turistico e urbanistico. Gli elettori hanno però scelto un’altra strada, preferendo – per citare Fabrizio De André – “la sicurezza, la disciplina” di una politica ritenuta vecchia e miope.
Oggi, nel proporre una navetta tra Diano Marina e la Spianata, secondo gli estensori di questa analisi, umiltà e decoro suggerirebbero almeno il riconoscimento di quella visione strategica formulata otto anni fa: un progetto definito “comunista” non per ideologia astratta, ma perché pensato per costruire città a misura di cittadini, e non per la speculazione.





