"Chissà perché, a 33 anni dall’entrata in vigore del Codice della Strada, nessuno aveva mai pensato di risolvere la questione degli autovelox con un decreto ministeriale di pochi articoli". È da questa considerazione che prende le mosse il duro commento dell’avvocato ventimigliese Marzo Mazzola, intervenuto nel dibattito riacceso dalle recenti inchieste giornalistiche sugli autovelox non omologati. Secondo Mazzola, dai verbali impugnati dall’estate 2023 ad oggi emerge che nel rettilineo dopo l’abitato di Porra sono stati utilizzati diversi dispositivi – EnVes Evo 1507, EnVes Evo 1605 e, più recentemente, Celeritas Mvd 2022 – a conferma di una situazione di incertezza normativa e tecnica.
L’avvocato contesta anche i numeri circolati: «Sentiamo dire che circa 3.800 autovelox sono censiti rispetto agli 11.000 funzionanti e che solo 1.000 sarebbero omologati». Un dato che, a suo avviso, non è corretto, perché «non esiste ancora un decreto sull’omologazione». Più appropriato, semmai, affermare che solo circa 1.000 dispositivi sarebbero conformi alla bozza di decreto di cui ha parlato Report, compreso quello recentemente installato a Porra. Nel mirino di Mazzola c’è soprattutto la bozza di decreto trasmessa alla Commissione Europea il 3 febbraio 2026, che – sostiene – «difetta delle prove e dei protocolli metrologici previsti dalla direttiva Measuring Instruments Directive», recepita in Italia con il decreto legislativo n. 22/2007. Una disciplina che regola fabbricazione, commercializzazione e messa in servizio degli strumenti di misura legali.
Per il legale, «non pare che un decreto ministeriale possa eliminare i test di laboratorio previsti dalla normativa europea», né tantomeno abrogare l’articolo 142, comma 6, del Codice della Strada, che impone che gli strumenti di rilevazione della velocità siano “debitamente omologati” per poter irrogare sanzioni. Particolarmente critica anche l’ipotesi di equiparare l’omologazione alla semplice approvazione amministrativa: «Scrivere che l’espressione equivale ad ‘approvati dopo il 2017’ significa affermare il contrario di quanto previsto da norme primarie e ribadito dalla Cassazione», anche nei ricorsi promossi dal Comune di Ventimiglia. Tentativi analoghi, ricorda Mazzola, erano già stati fatti in passato tramite circolari amministrative, senza esito.
Ora l’attenzione è rivolta ai prossimi mesi: «Vedremo cosa succederà tra 90 giorni e ovviamente rispetteremo quanto verrà statuito dalla prima sentenza della seconda sezione della Cassazione». Un passaggio che, conclude l’avvocato, «chiunque sarebbe tenuto a rispettare in uno Stato di Diritto, diversamente da quanto avvenuto a Ventimiglia dall’estate 2023 ad oggi».





