Politica - 04 febbraio 2026, 08:09

Malattie sessualmente trasmissibili in aumento a Imperia: +188% in cinque anni, Ioculano chiede più prevenzione

Dati ATS Liguria mostrano un trend non uniforme sul territorio: forte crescita in Area 1, stabile o sottostimata nelle altre

Malattie sessualmente trasmissibili in aumento a Imperia: +188% in cinque anni, Ioculano chiede più prevenzione

L’aumento dei casi di malattie sessualmente trasmissibili (MST) in Liguria, e in particolare nella provincia di Imperia, «non può essere ridotto solo a un semplice effetto di una migliore capacità diagnostica». A sostenerlo è il consigliere regionale Enrico Ioculano, che ha portato il tema in Consiglio regionale con un’interrogazione a risposta immediata, sulla base dei dati ufficiali di ATS Liguria.

Nell’Area 1 (Imperia), tra il 2020 e il 2025, i casi sono passati da 58 a 167, con un incremento del 188% e un aumento dell’incidenza da 27,1 a 78 casi ogni 100 mila abitanti. Particolarmente rilevanti gli incrementi di sifilide (+320%), clamidia (+179%) e gonorrea (+71%), infezioni che colpiscono in modo significativo le fasce più giovani della popolazione. Secondo Ioculano, «la risposta dell’assessore regionale alla Sanità riconosce l’aumento dei casi e richiama correttamente il ruolo della maggiore sensibilità diagnostica e dell’intensificazione delle attività di screening. Tuttavia, i dati territoriali mostrano un quadro che non può essere spiegato solo in questi termini».

Dalla nota di ATS emerge infatti un andamento non omogeneo sul territorio regionale. In Area 2 il trend è indicato come stabile, pur con una possibile sottostima legata ai meccanismi di notifica. In Area 3, tra il 2023 e il 2025, i casi segnalati sono stati 115 nel 2023, 125 nel 2024 e 59 nel 2025, con prevalenza di gonorrea e sifilide. In Area 5 le segnalazioni risultano molto basse, mentre in Area 4 i dati disponibili, limitati ai reparti specialistici ospedalieri, rappresenterebbero una sottostima significativa dell’incidenza reale. «Se l’aumento fosse dovuto principalmente a una migliore diagnosi e a più screening – sottolinea il vicepresidente della Commissione salute – ci aspetteremmo un andamento più uniforme nelle diverse Aree della Liguria. Così non è».

Da qui la conclusione: «O nelle altre Aree non siamo in grado di far emergere adeguatamente la patologia, oppure nell’Area 1 esiste un fattore sociale e sanitario specifico che sta amplificando il fenomeno. In entrambi i casi serve un salto di qualità nelle politiche regionali di prevenzione, rafforzando educazione alla salute sessuale e interventi informativi, soprattutto tra i giovani. La sanità pubblica deve anticipare i problemi, non rincorrerli».

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