Sono giorni sospesi, carichi di attesa e tensione, per Nessy Guerra, la cittadina sanremese coinvolta da mesi in una complessa e delicata vicenda giudiziaria in Egitto. Il procedimento penale per adulterio, tornato in aula dopo essere stato archiviato due volte in passato, si è formalmente concluso, ma il tribunale ha deciso di rinviare la decisione per un ulteriore esame della documentazione e delle memorie depositate. La nuova data fissata è il 18 febbraio 2026, quando è attesa la sentenza.
Nel corso dell’udienza sono stati prodotti tutti gli elementi difensivi ritenuti rilevanti per chiarire la posizione della donna. Tra questi, anche documentazione sanitaria che riguarda l’ex marito, indicato come soggetto affetto da gravi disturbi psichici e da problemi legati all’uso di sostanze, elementi che, secondo la linea difensiva, incidono in modo significativo sulla credibilità delle accuse. Durante il dibattimento non sono mancati momenti di tensione, con tentativi di spostare l’attenzione del giudice su profili estranei al merito del procedimento, arrivando anche a chiamare in causa il ruolo delle istituzioni italiane.
Il rinvio deciso dal tribunale non equivale a una riapertura dell’istruttoria, ma a un supplemento di valutazione degli atti già acquisiti. Una scelta che prolunga ulteriormente l’incertezza, ma che tiene ancora aperta la possibilità di una decisione favorevole per la donna sanremese.
Quella del 18 febbraio si inserisce in un mese cruciale per Nessy Guerra. Accanto al fronte penale, resta infatti aperta la partita civile: il 2 febbraio è in programma l’udienza sull’affidamento della figlia di tre anni, inizialmente disposto a favore della nonna paterna. Un passaggio estremamente delicato, perché in quel contesto la valutazione della condotta personale della madre rischia di incidere direttamente sulla sua idoneità genitoriale, secondo criteri molto diversi da quelli previsti dall’ordinamento italiano, dove l’adulterio non costituisce reato e l’interesse superiore del minore rappresenta il parametro centrale.
Il procedimento per adulterio, che espone la donna a una possibile condanna fino a quattro anni di carcere, si fonda su fatti già ritenuti in passato non procedibili e su ricostruzioni considerate contraddittorie rispetto alle precedenti versioni. Proprio una di queste dichiarazioni, in origine, aveva escluso l’esistenza dei rapporti contestati, portando all’archiviazione del caso.
Nel frattempo, la vita di Nessy Guerra resta segnata da una condizione di forte precarietà. La donna è sostenuta dalla famiglia, che da mesi affronta costi economici e personali molto pesanti per garantire protezione e assistenza a lei e alla bambina, arrivando anche a sacrifici importanti sul piano patrimoniale. Da Sanremo, i familiari continuano a chiedere che la vicenda non venga trattata come un semplice contenzioso privato, ma come un caso che coinvolge i diritti fondamentali di una cittadina italiana all’estero.
Sul piano istituzionale, i margini di intervento restano limitati dall’assenza di una convenzione di estradizione tra Italia ed Egitto, un vuoto giuridico che rende più complessa qualsiasi azione diretta e contribuisce ad alimentare una sensazione di isolamento. In questo contesto, cresce l’attesa per un segnale politico capace di riportare la vicenda su un piano più ampio, che tenga insieme giustizia, tutela dei minori e diritti umani.
Le prossime settimane saranno decisive. Non solo per l’esito dei procedimenti giudiziari, ma per il destino concreto di una madre e di una bambina, sospese tra tribunali, rinvii e un futuro ancora tutto da scrivere.





