Pressioni crescenti, precarietà, smart working mal gestito e incertezza economica rendono il contesto professionale un terreno complesso, in cui è facile sperimentare stress cronico, burnout, blocchi decisionali e profonda insoddisfazione.
In questo scenario, il Gestalt Counseling propone un approccio centrato sulla persona, capace di sostenere lavoratori, liberi professionisti, manager e imprenditori nei passaggi critici della vita lavorativa: crisi di motivazione, cambi di carriera, conflitti sul lavoro, riorganizzazioni aziendali, fino alle scelte di “cambio di rotta” più radicali.
Scenario: perché lavoro, salute psicologica e Gestalt Counseling sono oggi così intrecciati
Per comprendere il ruolo del Gestalt Counseling nel mondo del lavoro è utile partire dal contesto. Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i disturbi legati allo stress lavoro-correlato rappresentano una quota sempre più rilevante del disagio psicologico negli adulti in età lavorativa. In Europa, le indagini dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro indicano che una parte significativa dei lavoratori riferisce livelli elevati di stress legati al lavoro, spesso per carichi eccessivi, scadenze serrate, insicurezza del posto, conflitti interni.
In Italia, le ricerche condotte nell’ultimo decennio dall’INAIL e da istituti di ricerca privati mostrano un aumento costante delle segnalazioni di malessere legato al contesto professionale: burnout tra gli operatori sanitari, logoramento emotivo tra insegnanti, forte pressione tra manager e professionisti altamente qualificati, vissuti di impotenza in lavoratori precari e partite IVA.
A questo quadro si aggiunge il cambiamento accelerato del mercato del lavoro: trasformazione digitale, automazione, nuove competenze richieste, frammentazione delle carriere, passaggi frequenti da un’occupazione all’altra. La vecchia idea di “posto fisso” viene sostituita da percorsi non lineari, con fasi di rilancio, ridefinizione, talvolta di vera e propria reinvenzione professionale.
Il Gestalt Counseling nasce storicamente come approccio centrato sulla consapevolezza del qui-e-ora, del modo in cui la persona entra in relazione con se stessa, con gli altri e con il contesto. Trasportato nell’ambito lavorativo, diventa uno strumento particolarmente adatto a esplorare come il soggetto vive il proprio ruolo professionale, che significato attribuisce al lavoro e quali bisogni emergono nei momenti di crisi, stallo o decisione.
In quest’ottica, il lavoro non è solo fonte di reddito, ma luogo di identità, riconoscimento, espressione creativa o, al contrario, campo di frustrazione, conflitto e disconnessione da sé. Il Gestalt Counseling si colloca in questa tensione, sostenendo la persona nel recupero di contatto con i propri bisogni reali, i propri limiti e le proprie risorse.
Come il Gestalt Counseling interviene su stress, burnout e scelte di carriera
Quando si parla di percorsi di sostegno psicologico legati al lavoro, spesso si pensa immediatamente a psicoterapia o coaching. Il Gestalt Counseling si colloca in una posizione intermedia: non è un intervento clinico sul disturbo psichico, ma non è neppure un mero training sulle performance. Offre invece uno spazio strutturato in cui la persona può esplorare vissuti, emozioni, pensieri e modalità relazionali connesse al proprio ruolo lavorativo.
Un counselor gestaltico per la crescita personale lavora in particolare su tre dimensioni intrecciate: consapevolezza di sé, qualità delle relazioni e senso globale del proprio percorso di vita, includendo la sfera professionale non come ambito separato ma come parte integrante dell’identità.
Gestalt Counseling e stress lavoro-correlato
Lo stress lavoro-correlato si manifesta spesso come somma di piccoli sovraccarichi: richieste continue, reperibilità costante, difficoltà a definire confini tra lavoro e vita privata, comunicazione interna poco chiara, timore di perdere il posto. Dal punto di vista gestaltico, l’attenzione si concentra su come la persona “entra in contatto” con queste richieste: le subisce passivamente? Riesce a percepire i propri limiti? Si concede la possibilità di dire no, o di chiedere aiuto?
Nei colloqui di counseling, il soggetto viene accompagnato ad osservare segnali corporei (tensione, affaticamento, insonnia), emozioni (ansia, irritabilità, apatia) e pensieri ricorrenti (“devo farcela sempre”, “non posso permettermi di sbagliare”). Questo lavoro di consapevolezza non è fine a se stesso: porta a sperimentare nuove modalità di risposta, più sostenibili, più in linea con i propri bisogni e valori.
Burnout e logoramento emotivo
Il burnout, descritto in modo esteso nei documenti dell’OMS e riconosciuto come fenomeno legato al contesto lavorativo, è caratterizzato da esaurimento emotivo, cinismo e ridotta efficacia personale. Colpisce in particolare professioni ad alta esposizione relazionale (sanità, istruzione, servizi sociali), ma non solo.
Nel modello gestaltico, il burnout non viene visto solo come “troppo lavoro”, ma come progressiva perdita di contatto con ciò che dà significato all’agire professionale. L’operatore non sente più il senso di ciò che fa, smette di sentire il proprio coinvolgimento emotivo, si protegge con il distacco o il cinismo. In counseling, questo si affronta esplorando:
● come la persona si è progressivamente adattata a richieste percepite come eccessive o incoerenti;
● quali parti di sé ha dovuto “mettere a tacere” per continuare a funzionare (sensibilità, dubbio, bisogno di riposo);
● quali risorse rimangono ancora disponibili e possono essere riattivate.
Non si tratta solo di “recuperare energie”, ma di riaprire uno spazio di scelta: cosa è ancora negoziabile nel proprio assetto lavorativo, cosa non lo è più, quali confini è necessario ridisegnare per non continuare a sacrificare la propria salute psichica e fisica.
Scelte di carriera e cambi di rotta professionale
Le transizioni di carriera sono spesso vissute come momenti di forte incertezza: cambiare lavoro, cambiare settore, lasciare un impiego stabile per un progetto in proprio, rientrare dopo una pausa (malattia, cura di familiari, genitorialità), riposizionarsi dopo una ristrutturazione aziendale. In questi passaggi emergono domande profonde: “chi sono professionalmente?”, “cosa voglio davvero fare?”, “cosa è realistico, cosa è desiderabile?”.
Il Gestalt Counseling non fornisce “ricette” o indicazioni direttive sul percorso da intraprendere, ma sostiene la persona nell’esplorare le proprie opzioni in modo più lucido. L’attenzione si sposta dalla ricerca ossessiva della scelta “giusta” alla consapevolezza dei criteri con cui si decide: sicurezza economica, riconoscimento sociale, senso di utilità, libertà di tempo, possibilità di esprimere creatività, coerenza con i propri valori.
Dal punto di vista operativo, nei percorsi di counseling legati alla carriera si lavora spesso su:
● riconoscimento delle competenze effettivamente possedute, al di là delle etichette formali;
● analisi delle esperienze pregresse e del filo conduttore che le collega;
● esplorazione di scenari alternativi, valutando non solo vantaggi e svantaggi oggettivi, ma anche le reazioni emotive che suscitano;
● individuazione di piccoli passi sperimentali, piuttosto che decisioni drastiche immediate.
Dati e tendenze: quanto pesano stress, burnout e cambi di carriera oggi
Per comprendere l’impatto di stress e burnout sul lavoro, è utile considerare alcune evidenze disponibili a livello italiano e internazionale. Organismi come l’OMS stimano che i disturbi depressivi e d’ansia legati anche a condizioni lavorative inadeguate pesino sull’economia mondiale per centinaia di miliardi di dollari l’anno in termini di minore produttività, assenze e turnover.
In Europa, le indagini dell’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro evidenziano da anni che una quota consistente di lavoratori dichiara di subire stress legato al lavoro per la maggior parte del tempo. I principali fattori di rischio segnalati sono carichi di lavoro eccessivi, scarsa autonomia decisionale, incertezza organizzativa, scarsa chiarezza dei ruoli e assenza di supporto da parte dei superiori.
In Italia, le analisi condotte dall’INAIL e da istituti di ricerca del lavoro indicano che:
● lo stress lavoro-correlato è tra i rischi psicosociali più frequentemente segnalati dalle aziende;
● i settori più esposti comprendono sanità, istruzione, pubblica amministrazione, servizi alla persona, ma anche ambiti ad alta competizione come finanza e consulenza;
● i giovani lavoratori riportano con sempre maggiore frequenza sintomi di ansia e insoddisfazione legati all’instabilità e alla difficoltà di costruire prospettive a medio-lungo termine.
A tutto ciò si aggiunge il fenomeno dei cambi di carriera. Alcune indagini internazionali su lavoratori qualificati mostrano che una quota crescente di persone prende in considerazione un cambio radicale di lavoro nel corso della vita, spesso intorno a metà carriera. Anche in Italia si registra una crescita di percorsi di riqualificazione, rientro formativo e avvio di attività autonome dopo anni di impiego dipendente.
Questi dati, pur variabili a seconda delle fonti, convergono su un punto: la dimensione psicologica del lavoro non è più un aspetto marginale o individuale, ma un elemento strutturale della qualità del sistema produttivo. Il ricorso a forme di sostegno non clinico, come il counseling, si colloca proprio in questo punto di intersezione tra salute della persona e sostenibilità del lavoro.
Rischi e criticità se non si interviene sul malessere lavorativo
Ignorare segnali di stress prolungato, logoramento emotivo o conflitto interiore legato al lavoro comporta conseguenze che vanno oltre il disagio individuale. Per la persona, il rischio è quello di una progressiva cronicizzazione del malessere: l’irritabilità diventa cinismo, la stanchezza si trasforma in esaurimento, la frustrazione in rassegnazione. Si attivano strategie di sopravvivenza che spesso peggiorano la situazione: isolamento, autosvalutazione, fuga in comportamenti compensatori.
Dal punto di vista organizzativo, il mancato intervento si traduce in aumento di assenze, calo della qualità del lavoro, errori, tensioni nei team, dimissioni e turnover non pianificato. Le aziende che sottovalutano questi aspetti si trovano a dover gestire emergenze continue, con costi umani ed economici elevati.
Un ulteriore rischio riguarda le scelte di carriera prese sotto la spinta esclusiva del malessere, senza un’adeguata elaborazione. Chi lascia un lavoro perché “non ce la fa più” senza aver chiarito i propri bisogni, rischia di riprodurre dinamiche simili nel contesto successivo. Un cambio di rotta professionale può trasformarsi da opportunità di crescita in mero spostamento del problema.
Infine, vi è il rischio di ridurre il tema a una questione individuale di “resilienza” o “fragilità”, trascurando il fatto che molte forme di malessere nascono da un’interazione complessa tra fattori personali e fattori organizzativi. In questa prospettiva, interventi di sostegno che aiutano la persona a chiarire ciò che è interno (le proprie modalità, i propri bisogni) e ciò che è esterno (condizioni strutturali, cultura aziendale) diventano fondamentali anche per evitare colpevolizzazioni o semplificazioni.
Opportunità e vantaggi di un approccio gestaltico al lavoro
Introdurre il Gestalt Counseling nella riflessione sul lavoro offre alcune opportunità specifiche, sia per singoli professionisti sia per le organizzazioni.
Per la persona: maggiore contatto con sé e scelte più coerenti
L’approccio gestaltico aiuta a spostare il focus dal “devo funzionare meglio” al “come sto funzionando, cosa mi succede mentre lavoro, cosa mi serve davvero”. Questa prospettiva consente di:
● riconoscere precocemente segnali di stress e sovraccarico prima che diventino burnout;
● distinguere tra ciò che è realmente richiesto dal ruolo professionale e ciò che viene aggiunto da aspettative interne irrealistiche;
● riappropriarsi della possibilità di scegliere, entro i limiti del contesto, come stare nel proprio lavoro, quando e come modificarlo.
In momenti di transizione, il Gestalt Counseling offre uno spazio protetto per esplorare desideri, paure, risorse, scenari possibili, senza la pressione di dover prendere decisioni immediate. Il risultato non è una “formula di successo”, ma una maggiore congruenza tra decisioni lavorative e identità personale, con benefici sul lungo periodo in termini di motivazione e benessere.
Per le organizzazioni: clima migliore e minori costi nascosti
Dal punto di vista delle aziende, la presenza di lavoratori che hanno maggior consapevolezza di sé e dei propri limiti non rappresenta una minaccia alla produttività, ma un fattore di stabilità. Persone capaci di riconoscere il proprio stato interno e di comunicarlo in modo appropriato riducono le probabilità di conflitti irrisolti, comportamenti passivo-aggressivi, assenze improvvise.
Alcune realtà organizzative hanno iniziato a integrare percorsi di counseling, anche in chiave gestaltica, in programmi di welfare aziendale o di prevenzione dei rischi psicosociali. Senza trasformare il luogo di lavoro in uno spazio terapeutico, è possibile prevedere momenti individuali o di gruppo per elaborare vissuti legati a cambiamenti organizzativi, crisi di reparto, carichi eccezionali, come è accaduto in particolare nei settori più esposti durante emergenze sanitarie e sociali.
In termini di ritorno, ciò si traduce spesso in una riduzione dei costi “invisibili” legati al malessere: minor turnover spontaneo, meno errori dovuti a stanchezza o demotivazione, migliore collaborazione nei team. Non si tratta di “psicologizzare” ogni problema, ma di riconoscere che le dimensioni emotive e relazionali sono parte integrante del funzionamento aziendale.
Aspetti normativi e contesto regolatorio: dove si colloca il Gestalt Counseling
In Italia, la professione di counselor non è regolamentata da un Albo di Stato analogo a quello degli psicologi. Esistono tuttavia associazioni professionali che definiscono standard di formazione, aggiornamento e supervisione, in linea con il quadro della legge sulle professioni non organizzate in ordini o collegi. Questo significa che chi si rivolge a un counselor deve prestare attenzione al percorso formativo dichiarato e all’eventuale appartenenza a realtà che stabiliscono criteri di qualità.
Per quanto riguarda lo stress lavoro-correlato, la normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro prevede l’obbligo per i datori di lavoro di valutare anche i rischi di natura psicosociale. Questo non implica l’obbligo di attivare percorsi di counseling, ma apre lo spazio per considerare interventi di supporto, anche non clinico, come parte delle misure di prevenzione e promozione del benessere organizzativo.
È importante distinguere il piano clinico da quello di counseling. Situazioni di disagio grave, con quadro depressivo marcato, ansia invalidante o altri sintomi rilevanti, richiedono l’intervento di figure sanitarie abilitate (psicologi, psicoterapeuti, psichiatri). Il supporto di un counselor si colloca invece su un piano di sostegno alla persona nella gestione di difficoltà non patologiche, come stress moderato, scelte di vita, riorganizzazione di priorità, conflitti relazionali gestibili.
Nel contesto lavorativo, questa distinzione è cruciale: il Gestalt Counseling non sostituisce interventi clinici laddove necessari, ma può rappresentare uno spazio intermedio di prevenzione, chiarificazione e sostegno, riducendo il rischio che tensioni e difficoltà si cronicizzino o si aggravino.
Indicazioni operative: come integrare il Gestalt Counseling nel proprio percorso lavorativo
Per chi vive un momento di stress, confusione o cambiamento rispetto al lavoro, il primo passo non è “trovare subito la soluzione”, ma riconoscere la legittimità del proprio malessere. Spesso si minimizza, attribuendo tutto a “periodi intensi” o a una presunta fragilità personale. Un approccio più funzionale prevede alcune tappe essenziali.
1. Riconoscere e nominare ciò che sta accadendo
Prima ancora di cercare strumenti, è utile fermarsi e descrivere con precisione la situazione: da quanto tempo si avverte stress o insoddisfazione? In quali momenti è più forte? Quali sono stati i cambiamenti più recenti nel contesto di lavoro? Ci sono sintomi fisici collegati (insonnia, mal di testa, tensioni muscolari)? Dare un nome alle proprie esperienze è già un primo atto di consapevolezza in senso gestaltico.
2. Distinguere tra ciò che è modificabile e ciò che non lo è
Molto del senso di impotenza deriva dal percepire il lavoro come un blocco monolitico. In realtà, anche nei contesti più rigidi esistono margini, seppur limitati, di scelta: gestione del tempo, modalità di comunicazione, confini tra lavoro e vita privata, definizione di priorità. Un percorso di counseling aiuta a differenziare: quali aspetti del lavoro sono strutturali e non negoziabili? Quali sono frutto di abitudini, paure, automatismi personali che potrebbero essere rivisti?
3. Valutare la propria rete di supporto
Un altro elemento chiave è la rete di sostegno: colleghi con cui confrontarsi, superiori disponibili all’ascolto, familiari, amici. Spesso chi è sotto stress tende a isolarsi, alimentando la sensazione di essere solo di fronte al problema. Il counseling offre uno spazio aggiuntivo, neutrale e non giudicante, in cui portare la propria esperienza senza il timore di ripercussioni o fraintendimenti interni all’organizzazione.
4. Esplorare le alternative in modo progressivo
Nei cambi di rotta professionale il rischio è passare da una paralisi a una decisione impulsiva. In ottica gestaltica, è spesso più efficace procedere per gradi: chiarire meglio i propri bisogni, esplorare ipotesi, fare piccole sperimentazioni (formazione mirata, colloqui informativi, progetti pilota) prima di un cambio radicale. Questo consente di raccogliere feedback reali, riducendo l’ansia e aumentando il senso di padronanza.
FAQ: domande frequenti su Gestalt Counseling e lavoro
Il Gestalt Counseling può sostituire la psicoterapia per problemi legati al lavoro?
No. Il Gestalt Counseling interviene su difficoltà e momenti di crisi che non configurano un disturbo psicologico grave. In presenza di sintomi importanti (depressione marcata, ansia invalidante, ideazione suicidaria), è necessario rivolgersi a professionisti sanitari abilitati. Il counseling può eventualmente affiancare altri percorsi, in accordo con le indicazioni cliniche.
Quanto dura in genere un percorso di Gestalt Counseling legato al lavoro?
La durata varia in base agli obiettivi e alla complessità della situazione. Spesso i percorsi sono a tempo definito, con un numero di incontri concordato e focalizzato su specifici temi (gestione dello stress, decisione di carriera, elaborazione di un cambiamento). La logica non è quella di un intervento indefinito, ma di un accompagnamento mirato in una fase critica.
Ha senso intraprendere un percorso di counseling anche se il problema sembra “solo lavorativo”?
Sì. Proprio perché il lavoro è strettamente intrecciato con identità, valori, relazioni, ciò che accade sul piano professionale ha forti ricadute sul piano personale. Un percorso di counseling permette di esplorare questo intreccio, evitando di ridurre il problema a una mera questione organizzativa o, al contrario, di attribuire tutto a una presunta inadeguatezza individuale.
Conclusione: verso un rapporto più sostenibile e consapevole con il lavoro
Il mondo del lavoro contemporaneo tende a richiedere velocità, adattabilità e disponibilità quasi illimitate. In questo contesto, non sorprende che sempre più persone sperimentino stress, esaurimento, smarrimento rispetto alla propria identità professionale. Il Gestalt Counseling offre uno spazio e un metodo per rallentare, osservare, dare significato, scegliere in modo più consapevole.
Per lavoratori, professionisti, dirigenti e imprenditori, riconoscere il proprio bisogno di sostegno non è segno di debolezza, ma di responsabilità verso se stessi e verso il proprio contesto di vita e di lavoro. Intervenire quando emergono segnali di malessere o di crisi di senso significa investire in un equilibrio più duraturo, in cui il lavoro non sia solo fonte di reddito o di fatica, ma ambito possibile di crescita personale e relazione autentica con se stessi e con gli altri.
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