Il presidente della Regione, Marco Bucci, ha lasciato i consiglieri liberi di votare sulla pratica relativa all’indizione di un referendum per cambiare il nome di Vallecrosia in Vallecrosia al Mare. La proposta è passata con 21 voti favorevoli, provenienti sia dalla maggioranza sia dall’opposizione. Contrario Armando Biasi, ex sindaco di Vallecrosia; astenuti i due consiglieri di Noi Moderati, Bozzano e Boitano.
Il dibattito sul cambiamento del nome della cittadina è aperto da alcuni mesi. La proposta rappresenterebbe per l’amministrazione Perri un passo importante nella strategia di rilancio turistico di Vallecrosia. È già stata approvata in commissione e in consiglio comunale e dovrà ora essere votata dalla cittadinanza tramite referendum. La pratica è stata portata oggi in consiglio regionale, dove il presidente Bucci non ha dato indicazioni di voto. «I consiglieri possono votare come preferiscono – ha detto Bucci – non c’è indicazione da parte nostra».
Contrario, invece, l’ex sindaco della cittadina Armando Biasi: «In coerenza con il doppio ruolo che ricopro, su questa iniziativa portata avanti dall’attuale amministrazione mi sono già espresso, nelle fasi dibattimentali delle sedi comunali, con una contrarietà a questa scelta. Per un semplice motivo: non condivido le motivazioni che sono state portate. Ritengo che, già da sindaco, una città possa crescere attraverso la programmazione, lo sviluppo di opere pubbliche, la predisposizione di strumenti urbanistici, il finanziamento pubblico-privato e la ricerca di finanziamenti che avvengono all’interno di un ente. Negli anni in cui sono stato sindaco abbiamo portato a compimento 90 bandi».
«Nelle motivazioni – prosegue Biasi – c’è l'idea che i turisti non vengano perché c’è scritto solo Vallecrosia e si pensi che non ci sia il mare. Ho suggerito che, se si vuole sviluppare il turismo, abbiamo una bellissima passeggiata a mare in fase di sviluppo e quella che poteva essere la Marina di Vallecrosia: promuovendole sui social si eviterebbe un referendum e i relativi costi. Stiamo chiedendo che il ministero lo accorpi a quello sulla giustizia, altrimenti la Regione dovrà pagare i costi di un referendum che, dal mio punto di vista, è superfluo, perché la promozione turistica non può avvenire semplicemente cambiando nome».





