La vicenda di Nessy Guerra torna al centro dell’attenzione nazionale. La giornalista de Le Iene, Roberta Rei, ha infatti attivato una petizione online per chiedere il rientro in Italia di Nessy e della figlia Aisha. In poche ore sono già state raccolte oltre 6mila firme, un numero destinato a crescere rapidamente.
Al centro dell’appello c’è una situazione che dura ormai da tre anni. Nessy e la bambina, entrambe cittadine italiane, vivono nascoste in una casa in Egitto, costrette a una quotidianità fatta di isolamento e paura. Aisha non può uscire, non può giocare con altri bambini, non può vivere un’infanzia normale. Una condizione che, secondo quanto denunciato, sarebbe conseguenza diretta del blocco all’espatrio imposto dal padre, un italiano di origine egiziana che non accetta la fine della relazione con Nessy.
Secondo quanto riportato nell’appello, la donna avrebbe deciso di fuggire da una relazione segnata dalla violenza. Da quel momento, l’uomo avrebbe avviato una serie di azioni giudiziarie nei suoi confronti, arrivando a denunciarla per adulterio, accusa che Nessy respinge e che viene definita infondata. Un procedimento che, però, espone la donna al rischio di una condanna fino a due anni di carcere.
Uno scenario che avrebbe conseguenze dirette anche sulla bambina. In caso di detenzione della madre, Aisha verrebbe affidata al padre e alla nonna paterna, anch’essa cittadina italiana. Una prospettiva che la famiglia e chi sostiene la petizione definiscono allarmante, anche alla luce dei contenuti diffusi sui social, dove — viene denunciato — compaiono messaggi violenti, minacce e invocazioni di vendetta rivolte a Nessy e alla figlia.
La petizione invita a far circolare l’appello per sollecitare un intervento rapido delle istituzioni italiane. “Se aspettiamo ancora, potrebbe essere troppo tardi”, si legge nel testo.
Accanto all’iniziativa, arrivano anche le testimonianze di cittadini che hanno deciso di firmare. “Mi sembra assurdo che questa mamma viva questo calvario senza una risposta dal governo italiano — scrive Youssef —. Servono pressioni sul governo egiziano per risolvere questo cavillo burocratico”.
Giuseppe sottolinea invece il ruolo della bambina: “Non si può usare un figlio per colpire l’altro genitore. Il ministro degli Esteri e il presidente del Consiglio devono tutelare una cittadina italiana all’estero”. Elena conclude con un auspicio: “Spero che questo piccolo gesto possa velocizzare le cose. Questa madre e questa bambina hanno diritto a una vita normale, alla libertà”.
La mobilitazione cresce e il caso Nessy Guerra assume sempre più i contorni di una questione umanitaria, che chiama in causa la tutela dei diritti fondamentali di una donna e di una minore italiane, bloccate da anni lontano da casa.





